FIAT NEL MONDO: bene negli Usa e in India

MONDO

 

di Raffaella Vitulano

Fiat India Automobiles Limited (Fial), joint venture che la casa torinese ha costituito in India con il gruppo Tata, ha annunciato un incremento del 14,7% delle sue vendite nel primo quadrimestre (aprile-luglio) dell'anno fiscale 2010-2011. Fiat India si appresta ora a lanciare sul mercato indiano una nuova utilitaria. La conferma arriva direttamente dal presidente di Fiat India, Rajeev Kapoor, secondo il quale la vettura, il cui lancio sarebbe previsto per il 2012, verrebbe sviluppata tra Torino e l'India.

Gli sforzi e i sacrifici del governo e del sindacato stanno intanto dando i loro frutti in America, dove l'industria automobilistica sta rinascendo. Il presidente americano Barack Obama è tornato ad elogiare i progressi ottenuti nell'industria automobilistica americana dopo la bancarotta e dopo lo spettro della liquidazione. Brinda ai passi in avanti della più piccola delle sorelle di Detroit anche il sindacato dei metalmeccanici, il United Auto Worker (Uaw), che ritiene la decisione di Sergio Marchionne di mantenere aperto l'impianto di Sterling Heights "un traguardo anche frutto dei tremendi sacrifici e sforzi dei membri del Uaw per aiutare la produttività dell'impianto. Questo è un'ulteriore prova che il sindacato e l'area di Detroit possono competere sul mercato globale", afferma il presidente del Uaw, Bob King.

Marchionne e Obama nell'impianto di Jefferson North

"Abbiamo sentito delle proteste in Italia contro Fiat e Marchionne. Certo è strano, per noi è un salvatore. Nulla a che vedere con i tempi in cui a guidare era Cerberus che, per noi, non faceva assolutamente nulla". Lo affermano Tj Zpaechir e Steve Burmiarsh, due dipendenti di Chrysler aderenti al United Auto Worker (Uaw) da 16 anni. "Qui noi abbiamo rinunciato a moltissimo, bonus, aiuti. Ci sono stati licenziamenti. Ma ora le cose iniziano ad andare meglio: Chrysler sta riassumendo e a Jefferson North si vocifera addirittura di una terza linea di produzione", aggiungono, precisando che i nuovi prodotti sono decisamente migliori dei precedenti e i lavoratori sono più soddisfatti. "Fiat e Marchionne ci hanno offerto una seconda chance", e ora le cose "iniziano a girare". Prova ne è anche che l'impianto di Sterling Heights, in Michigan, non chiuderà nel 2012 come precedentemente previsto, ma resterà aperto oltre quella data. Lo ha annunciato Chrysler, sottolineando che la società introdurrà una seconda linea produttiva nello stabilimento, con la creazione di 900 nuovi posti di lavoro.

Sono stati circa 1.500 dipendenti Chrysler a dare il benvenuto al presidente americano Barack Obama all'impianto di Jefferson North. Molti dei dipendenti, tutti aderenti al sindacato Uaw (United Auto Workers) hanno indossato magliette celebrative di Obama, altri t-shirt dedicate al 'World Class Manufacturing', il programma introdotto dalla Fiat contro gli sprechi. Altri ancora indossavano t-shirt con la scritta 'From out of many 1' e in basso il simbolo Noch a significare dedizione in qualsiasi ambito, come la famiglia. In questo caso - spiegano coloro che le indossano - sta a significare dedizione al lavoro. Chrysler sta tornando, l'industria americana dell'auto sta tornando: si è respirata aria di ottimismo fra i dipendenti Chrysler dello stabilimento Jefferson North, dove il presidente americano Barack Obama arriverà a breve. A riceverlo ci sarà l'amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne. E proprio la nuova gestione Fiat della più piccola delle tre sorelle di Detroit sembra piacere ai dipendenti. "Mi piace la gestione: sono qui dal 1994 e sono passato sotto Chrysler sola, DailmerChrysler, Cerberus e ora Fiat", spiega Kenneth Richardson, addetto ai materiali dello stabilimento. Con il Lingotto "è cambiato l'umore, la gente sembra avere voglia e essere contenta di venire a lavorare". Richardson non ha mai incontrato Marchionne, "l'ho solo visto da lontano. Era qui lo scorso mese per il lancio della Jeep Grand Cherokee. Mi piace il suo modo".
Obama è volato in Michigan, nel cuore dell'industria automobilistica americana, per convincere i contribuenti e gli elettori che, a dispetto delle critiche, i fondi pubblici concessi a Chrysler e General Motors stanno dando i loro frutti. "Riavremo indietro tutte le risorse investite nelle due società", ha precisato nei giorni scorsi, osservando come la rinascita dell'industria automobilistica "ci racconti una bella storia" sulla ripresa economica americana.

Sergio Marchionne era arrivato negli Usa, dopo l'ultimatum lanciato sugli investimenti e la nascita della newco Fabbrica Italia Pomigliano. Ed ha accolto la visita del presidente americano Barack Obama che, lo scorso anno, gli ha affidato Chrysler, la più piccola delle sorelle di Detroit. L'avvio della produzione della nuova Jeep Grand Cherokee 2011, il cui primo esemplare è uscito dalla catena di montaggio nel maggio scorso, ha comportato l'introduzione di un secondo turno di lavoro e un raddoppio del numero degli occupati nell'impianto, da 1.520 a circa 2.837 dipendenti.
Nella capitale dell'auto Obama saluta il ritorno e la "rinascita" di Chrysler e General Motors (sempre domani si fermerà anche nello stabilimento Gm di Hamtramck, dove viene prodotta la Volt) e di tutta l'industria dell'auto americana. Per la prima volta dal 2004 - si legge in un rapporto della Casa Bianca -, tutte e tre le case di Detroit hanno archiviato il primo trimestre con un utile operativo. A testimoniare i progressi oltre le attese anche l'andamento dell'occupazione: dalla metà del 2009 l'industria automobilistica ha creato 55.000 posti di lavoro, a fronte dei 344.000 persi nell'anno che ha preceduto l'uscita dalla bancarotta di Chrysler e Gm. Gli investimenti effettuati hanno consentito - aggiunge il rapporto - agli Stati Uniti di assumere la leadership nella produzione dei veicoli del 21/o secolo. Dopo la tappa a Detroit per Chrysler e Gm, Obama visisterà, il prossimo 5 agosto, anche l'impianto nell'Illinois di Ford, l'unica casa automobilistica a non aver ricevuto aiuti e i cui risultati trimestrali hanno evidenziato un utile di 2,6 miliardi di dollari. Un risultato di cui, scherzando con l'a.d. di Ford Alan Mullaly, Marchionne si è detto "geloso e invidioso". Chrysler comunicherà i risultati del secondo trimestre il 9 agosto prossimo, dopo aver chiuso i primi tre mesi dell'anno con un risultato utile operativo di circa 143 milioni di dollari e un flusso di cassa positivo per 1.490 milioni. Le perdite si sono attestate a 197 milioni di dollari. I ricavi aumentano del 3% rispetto alla fine del 2009.
Di passi avanti Chrysler e Gm ne hanno fatti molti dallo scorso anno, con la casa guidata da Ed Whitacre che già guarda all'ipo, per la quale presenterà domanda nella settimana del 16 agosto. Chrysler potrebbe sbarcare nuovamente in Borsa nel 2011: Chrysler guarderà attentamente - ha osservato Marchionne nei giorni scorsi - alla vendita di titoli di Gm.
 

Negli Usa, i sindacati si dicono soddisfatti della linea di Marchionne, che "sta facendo molto bene. La sua impronta ha reso Chrysler redditizia già nel primo trimestre di quest'anno. Quando è arrivato non c'erano nuovi prodotti. Lui è stato rapido e aggressivo. Ha migliorato le macchine di vecchia concezione e ha cominciato a pensare ai nuovi modelli". Ron Gettelfinger, 66 anni, presidente uscente dello Uaw, il sindacato americano che raduna i lavoratori dell'auto, ancora oggi ne è entusiasta. Mezzo milione d'iscritti fra i lavoratori in attività, qualcosa di più fra quelli in pensione. Non è più il grande sindacato degli anni '60 e '70, dato che è stato messo nell'angolo dal reaganismo e dalla crisi della manifattura americana. Ma, nella complessa partita della ristrutturazione delle Big Three, resta una delle parti in causa. Anche per Mr.Fiat-Chrysler Gettelfinger è una sponda sicura. "Noi dello Uaw - dice il sindacalista - siamo rimasti subito favorevolmente colpiti dalle fabbriche della Fiat che abbiamo visitato in Polonia e in Italia". Poi, il lavoro in azienda per risollevare la disperata situazione di Chrysler: "Adesso stiamo collaborando con la sua prima linea manageriale per applicare il World Class Manufacturing, il modello organizzativo importato dalla Fiat. Questa impostazione rafforza la spinta dello Uaw verso la sicurezza sul lavoro, la qualità e la produttività". In caso di quotazione a Wall Street della nuova Chrysler, si porrà la questione delle scelte dello Uaw che, tramite Veba (Voluntary Employee Beneficiary Association), detiene il 55% del capitale. Veba ha già un rappresentante nel board. Una volta che andrà in Borsa, la gestione dei titoli sarà regolata da una fiduciaria indipendente. La strategia di medio lungo termine di Veba, con i pacchetti azionari che detiene, è sempre quella: garantire il futuro dei pensionati e la loro copertura sanitaria.

Gettelfinger sta andando in pensione dopo otto anni di mandato alla guida dell'UAW e dopo 45 anni di militanza sindacale. Gli succederà con ottime probabilità Bob King. Chrysler ha registrato un utile operativo di 143 milioni di dollari nei primi tre mesi del 2010 e un cash flow positivo, a meno di un anno dal salvataggio governativo. L'accordo Fiat-Chrysler fu definito dai sindacati "doloroso", ma "consente di sfruttare la seconda chance per la sopravvivenza di Chrysler". I lavoratori americani hanno dovuto rinunciare, almeno per ora, all'adeguamento automatico dei salari al costo della vita, hanno dovuto accettare di essere pagati in straordinario solo dopo avere lavorato completamente le 40 ore settimanali e di lavorare anche il lunedì di Pasqua, fino a ieri vacanza. L'azienda, in cambio, dovrà tenere costantemente informato il sindacato su strategie e prodotti. I sindacati americani hanno acconsentito a tagli al fondo sanitario destinato ai lavoratori pensionati più altre non meglio precisate concessioni rispetto agli accordi sottoscritti con la Chrysler nel 2007, mentre i loro colleghi del Canada, dove Chrysler ha importanti impianti produttivi, hanno accettato anche una riduzione dello stipendio in cambio del mantenimento degli attuali livelli occupazionali. L'accordo con i sindacati canadesi è stato ratificato dai lavoratori, che l'hanno approvato con l'87% dei voti. Analogo referendum si è tenuto nelle fabbriche statunitensi.

Per i sindacalisti americani si prospettano nuove stanze dei bottoni. Infatti verrà istituito un fondo pensione, amministrato dal sindacato, con un capitale di 4,59 miliardi di dollari versato da Chrysler, cui si aggiungeranno, negli anni dal 2010 al 2023, cifre annuali da 300 milioni di dollari a salire fino a 823. Questo fondo possiederà un numero "significativo" di azioni Chrysler e nominerà un suo rappresentante nel consiglio di amministrazione dell'azienda.

Il presidente di Canadian Auto Workers, Ken Lewenza, da parte sua sostiene che l'accordo raggiunto con i lavoratori canadesi rende il costo del lavoro competitivo rispetto a quello della Toyota canadese, non sindacalizzata. Consentirà a Chrysler di risparmiare circa 200 milioni di dollari l'anno, senza tagliare i salari base o le pensioni.

L'unica area del mondo in cui l'insieme del sistema Fiat risulta in perdita è l'Italia, paese in cui il gruppo automobilistico italiano è l'unico tra le aziende disposto a investire fino a 20 miliardi di euro. Se in Italia non si riesce a trovare un accordo condiviso e rispettato da tutti, Fiat sarà costretta ad "andare altrove". In discussione non solo 20 miliardi di investimenti, ma anche la presenza del gruppo automobilistico in Italia, che non è disposto a "mettere a rischio la sopravvivenza dell'azienda". Sono i principali passi del discorso, distribuito ai giornalisti, che l'amministratore delegato Sergio Marchionne ha tenuto ieri in occasione dell'incontro con sindacati e rappresentanti del governo presso la Regione Piemonte. Riguardo a una eventuale intesa con i sindacati italiani, Marchionne ha sottolineato che "se si firma un accordo con la maggioranza del sindacato, questo deve essere rispettato da tutti". Anche perchè, è stato oggi confermato dallo stesso Marchionne - la produzione della monovolume 'Lzero' in Serbia "non toglie prospettive a Mirafiori" dato che "esistono alternative per garantire i volumi di produzione" nella fabbrica torinese.


L'internazionalizzazione delle aziende, del resto, è cosa ben diversa dalle delocalizzazioni, e viene considerata dalla Commissione europea lo strumento migliore per combattere la delocalizzazione. Internazionalizzare, infatti, consiste nel realizzare impianti industriali al di là dei confini per esplorare nuovi mercati, mentre delocalizzare vuol dire abbandonare il territorio nazionale od europeo per produrre altrove. E' il momento, insomma, di schiarirsi un po' le idee sulle multinazionali. Vediamo come sta evolvendo Fiat nel resto del mondo.


DOVE E COME - Il gruppo a casa madre torinese è presente nel mondo con 188 stabilimenti: 64 in Italia e 124 all'estero. Di questi, 57 sono in Europa, 27 nel Mercosur, 16 in Nord America e 24 nel resto del mondo. Sul fronte occupazionale, il gruppo Fiat vanta circa 190.000 dipendenti complessivi, al momento, distribuiti per il 42,3% in Italia, il 24,1% in Europa, il 22,3% nel Mercosur, il 5,9% in Nord America ed il 5,4% nel resto del mondo. In Europa Fiat Group Automobiles ha, dal 1992, un impianto a Tychy, in Polonia, dove sono prodotte, come detto, Fiat Panda (anche nelle versioni Van e 4x4), la Fiat 500 e la Fiat Seicento (anche nella versione Van). I dipendenti sono 5.800 circa. In joint venture, ha inoltre stabilimenti in Val di Sangro (Sevel con Psa per Nuovo Ducato, 5.900 dipendenti), Valenciennes (Sevel Nord con Psa per Lancia Phedra, Fiat Ulysse e Fiat Nuovo Scudo, 4200 dipendenti) e Turchia (Tofas con Gruppo Koc per Doblò, Doblò Cargo, Palio, Albea, Linea, Fiorino e Qubo, 7.000 dipendenti). Occorre poi ricordare l'alleanza raggiunta nel 2009 dal Lingotto in Cina con Guangzhou Automobile Industry Group ed quest'anno in Russia con Sollers.
Per aprire lo stabilimento Fiat in Serbia, la Ue può contribuire con 450 milioni di euro, e questo può farlo proprio per l'internazionalizzazione delle grandi aziende, mentre vieta al contempo aiuti di stato. Tranquilli per le ultime notizie sono anche i lavoratori polacchi, dato che Fiat Auto Poland non prevede nessuna riduzione del personale. Anche qui, conferma il portavoce Fiat in Polonia. Boguslaw Cieslar, parlare di 'trasferimento della produzione' della Panda dalla Polonia a Pomigliano è sbagliato e improprio, dato che la produzione dell'attuale modello della Panda proseguirà in Polonia nello stabilimento della Fap a Tychy per ancora almeno un anno, mentre a Pomigliano - ha precisato - sarà invece prodotta 'una nuova Panda'.
Reazioni positive tra gli operai in questo periodo, ovviamente, anche in Serbia. La notizia della produzione di alcuni modelli Fiat - come la nuova monovolume - ha già fatto pervenire decine di domande di lavoro da parte di maestranze serbe. Kragujevac, la quarta città della Serbia per numero di abitanti, sembra già in fibrillazione per il ritorno degli impianti di produzione delle auto del brand italiano, che si installeranno in quegli stabilimenti che negli anni '60 e '70 producevano le automobili Yugo con il marchio Zastava. In realtà Fiat non è nuova da quelle parti, dato che nel 1953 la famiglia Agnelli siglò un contratto per la produzione della Fiat Campagnola e di altri modelli commercializzati prevalentemente nell'Europa orientale con il brand della Casa locale. In fabbrica si lavorerà dal lunedì al venerdì in due turni di otto ore, due pause di dieci minuti e mezz'ora per il pranzo. Quando inizierà la produzione vera e propria, si dovranno produrre 120 auto al giorno. Alla Fiat Automobili Srbija (Fas), per le pesanti conseguenze della crisi, attualmente si lavora otto giorni al mese, e quando l'attività è ferma i lavoratori percepiscono il 65% del loro salario, che oscilla in media intorno ai 300 euro.
Negli Usa, dove il marchio Fiat tornerà alla fine dell'anno negli Stati Uniti col consenso del sindacato Uaw dopo circa 30 anni di assenza, la rinascita dei prodotti made in Chrysler avverrà invece in due atti, fatto prima di un restyling degli attuali prodotti e poi di una seconda fase, che si aprirà in dicembre, con l'arrivo della Fiat 500 negli Usa e un'ondata di Chrysler, Dodge, Jeep e Ram basate su piattaforme Fiat.


L'ANTEFATTO - Ma cos'è successo negli ultimi giorni per provocare polemiche sulle delocalizzazioni? In pratica, la diffusione della notizia dell'accordo che la Serbia ed il gruppo Fiat hanno già stipulato nel settembre 2008 riguardante un investimento da 700 milioni di euro nella fabbrica di automobili Zastava. In pratica, un matrimonio annunciato. L' accordo prevede la creazione di un'impresa mista, la Fiat Automobili Serbia, controllata per il 67% da Fiat e per il 33% dal governo serbo. Secondo Automotive News Europe, Marchionne starebbe meditando di non costruire più a Mirafiori nemmeno la nuova Alfa Romeo Giulia e qualche ripensamento potrebbe esserci anche sul progetto di realizzare una nuova compatta Chrysler a Cassino. L'ad del Lingotto lo dice spesso: in Italia si fa fatica a comprendere che la Fiat è ormai una multinazionale che ha come mercato il mondo e a questo mercato risponde. Peccato che alla richiesta sindacale di giocare sullo stesso piano globale come Gruppo, lui nicchi, mettendo in condizione la controparte a muoversi, disorientata, solo sugli stabilimenti nazionali. E questo è un punto. La monovolume rientrava infatti nei nuovi modelli progettati per Mirafiori nel piano industriale. Ma concentrando l'attenzione su Pomigliano prima e poi saltando a scacchiera nel Vecchio Continente senza chiarire investimenti e modelli, Fiat rischia di mettere ingiustamente in contrapposizione gli stabilimenti europei. Marchionne è un gambler planetario, ma i sindacati non possono limitarsi ad inseguirlo. Alla Fim-Cisl ricordano che quando fecero pressioni per un accordo quadro mondiale inserito in una vertenza di Gruppo, lui fece spallucce e di fatto lo escluse. E questo è il secondo punto. Ora restiamo ai fatti.
L'accordo siglato il 29 settembre 2008 prevede che per favorire il nuovo insediamento la nuova società, a maggioranza Fiat, la multinazionale a casa madre italiana non pagherà tasse allo Stato centrale ed al Comune di Kragujevac (nella foto: lo striscione di benvenuto nella cittadina) per i prossimi 10 anni; lo Stato è impegnato a rimuovere tutti i vecchi impianti ed a bonificare ecologicamente il sito produttivo in modo da predisporlo per i nuovi investimenti. La bonifica è costosa: la fabbrica, la vecchia linea produttiva della Zastava, è stata bombardata dagli aerei Nato nel ‘99, durante la guerra che divise l'ex Jugoslavia. Nell'area sono disperse 370 tonnellate di diossine e altri veleni.
Lo Stato si impegna poi a non far entrare più alcun lavoratore della vecchia Zastava nel nuovo sito produttivo, ad eccezione dei lavoratori assunti dalla nuova società; sempre lo Stato è impegnato ad informare 'in modo ragionevole' i lavoratori della Zastava dei contenuti dell'accordo. Dei 2.600 ex dipendenti della vecchia Zastava la Fiat ne ha assunti solo 1.000 lasciando gli altri a libro paga dello Stato serbo fino a quando la salita produttiva del nuovo modello non consentirà nuove assunzioni. Per ogni dipendente assunto la Fiat, in base all'accordo, riceve 10.000 euro di finanziamento pubblico. Le retribuzioni medie degli operai nella fabbrica automobilistica di Kragujevac - si legge nel sito del sindacato autonomo Nezavisnost - è di 25.000 dinari 236 euro circa). Ma le fabbriche Fiat in tutto il mondo applicano la regola che i salari non devono essere inferiori al potere d'acquisto del consumatore medio in questo paese. Quindi, applicando questa tradizione in Serbia, i salari dei lavoratori Fiat saranno di circa 42.000 dinari (400 euro circa). L'accordo prevede infine prepensionamenti pari al 60% della media nazionale ed una tantum di 300 euro per anno di servizio per i lavoratori più giovani.
LA STORIA - L'esigenza di Fiat ha coinciso nel 2008 con la rinascita di Belgrado: dopo anni di tentennamenti, e con le elezioni politiche a un passo, il presidente filoeuropeo Boris Tadic doveva trovare al più presto un partner per Zastava. Di qui la forte accelerazione del dossier per evitare che lo stabilimento in Serbia potesse andare in mano ad un competitor come Vw.
L'operazione Fiat-Zastava è arrivata in un momento delicato per il Lingotto, presenta un carattere strategico e si inserisce in una linea seguita da tutti i costruttori: non è un caso che Mercedes abbia annunciato maxinvestimenti in Ungheria. Per Fiat, oltre alla terza base produttiva a basso costo (dopo Polonia e Turchia) per esportare verso l'Europa occidentale, c'è anche - ancora più a Est - il grande mercato russo in pieno boom. E la Serbia è l'unico Paese fuori dall'ex Urss ad avere un accordo di libero scambio con la Russia.
In Serbia, il sindacato confederale tiene, ma è spaccato nell'area metalmeccanica. Prova ne è il comunicato diffuso ieri dal solo sindacato Jedinstevna Sindikalna Organizacija. In Fiat il peso del sindacato storico della ex Jugoslavia (un tempo schierato con Milosevic) è ancora maggioritario ma davvero ormai poco credibile. La sua recente affiliazione alla Fism (la federazione internazionale dei metalmeccanici) sta generando un lentissimo processo di cambiamento, ma la strada è lunga per un sindacato di regime.

3 agosto 2010
 

SCHEDA CHRYSLER/2 - Lafabbrica del Grand Cherokee

SCHEDA CHRYSLER/1 - Così la rinascita

EUROFOUND: così l'assenteismo in Europa

L'incapacità di alcuni lavoratori, anche se malati, di assentarsi dal posto di lavoro per motivi legati allo spiccato senso del dovere, determinerebbe danni altrettanto ingenti che l'assenteismo. Eurofound rileva che questo fenomeno riguarda mediamente fra il 50% e il 70% dei lavoratori europei, con picchi del 76% in Paesi come l'Olanda

L'analisi. Fiat-Chrysler, l'azionariato dei dipendenti nelle fusioni societarie

Farina: "E' troppo comodo pretendere che insieme ci si lecchino le ferite e fuori dall'emergenza si ritorni alle "divisioni di classe" proprie del Novecento, rinviando a un'altra occasione qualsiasi discorso di partecipazione dei lavoratori ai frutti del loro lavoro".

FIAT annuncia: nuova monovolume in Serbia.

"Nel momento in cui ci segnalassero l'esigenza, noi siamo immediatamente pronti a convocare le parti. Nel frattempo stiamo a guardare e ovviamente sviluppiamo un' azione diplomatica per il buon esito dei negoziati". Bonanni: "Marchionne faccia chiarezza"

Glocal

Il rapporto tra territorio locale e il mondo. Entra.

vai all'archivio notizie di Settembre

Lavoro: la funzione del Coaching

Il tg di Labor Tv