EUROFOUND: così l'assenteismo in Europa

EUROPA

 

di Manlio Masucci

Migliorare le condizioni lavorative per prevenire l'assenteismo. E' questo l'avviso di Eurofound a seguito della pubblicazione del rapporto sulle assenze dal lavoro nei 27 Paesi dell'Unione più la Norvegia. Quello dell'assenteismo è, infatti, un fenomeno diffuso in tutta Europa che riguarda il 3%-6% dell'intero monte di ore lavorate e incide per il 2,5% sul Pil continentale. Un impatto notevole, dunque, confermato da una recente analisi dell'Ocse che ha stimato i costi dell'assenteismo come 2,5 volte superiori alle spese sostenute per i sussidi di disoccupazione. 

La questione è quindi sensibile all'interno dell'Unione ma le politiche "punitive" attuate fino ad ora non hanno prodotto risultati apprezzabili. I motivi dell'assenteismo sono, infatti, spesso legati a problemi di salute causati dalle cattive condizioni dell'occupazione. L'implementazione delle condizioni di salute e sicurezza sul luogo di lavoro diviene allora prioritaria, secondo il rapporto, per migliorare il grado di benessere dei dipendenti.

Se le malattie di carattere psicologico prodotte dallo stress e dalla monotonia sono sempre più spesso alla base dell'assenza è da sottolineare come siano ancora i disturbi muscolo-scheletrici (Dms) a incidere maggiormente sulla salute dei lavoratori europei determinandone l'indisposizione. Il rapporto evidenzia, inoltre, un problema di carattere culturale visto che i dati a disposizione del centro di ricerca europeo risultano spesso frammentari e incompleti su questo specifico campo di analisi. Si tratta di un argomento non ancora percepito in tutta la sua portata così come dimostra il verificarsi del fenomeno opposto, ma egualmente deleterio, a quello dell'assenteismo: il "presentismo".

Secondo alcuni studi, provenienti soprattutto dalla Germania e dal Regno Unito, l'incapacità di alcuni lavoratori, anche se malati, di assentarsi dal posto di lavoro per motivi legati allo spiccato senso del dovere, determinerebbe danni altrettanto ingenti che l'assenteismo. Eurofound rileva che questo fenomeno riguarda mediamente fra il 50% e il 70% dei lavoratori europei con picchi del 76% in paesi come l'Olanda. Secondo uno studio tedesco, il presentismo riguarderebbe soprattutto gli impiegati delle piccole e medie imprese che, di conseguenza, fanno registrare minori tassi di assenteismo.

Nonostante la scarsità dell'informazione a disposizione, programmi per il miglioramento delle condizioni lavorative sono in via d'attuazione in tutta Europa. Dall'analisi comparativa effettuata da Eurofound, risultano chiari alcuni trend specifici. In Bulgaria, Norvegia e Spagna, i giorni di assenteismo superano quelli delle ferie mentre esattamente l'opposto avviene in Svezia, Finlandia, Malta e Slovenia. In paesi quali Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia e Norvegia sono stati messi in atto sforzi sostanziali e sistematici per la promozione del benessere sul posto di lavoro mentre in altri Paesi, soprattutto quelli dell'est, si preferisce un altro tipo di approccio più focalizzato sui costi delle assenze.

In questi casi s'intraprendono politiche di carattere "vessatorio" attraverso la riduzione dei pagamenti in caso di malattia. E' comunque evidente come la percezione e l'approccio alle questioni dell'assenteismo e del presentismo così come del benessere sul posto di lavoro variano di paese in paese in mancanza di un approccio univoco a livello europeo. I risultati più apprezzabili risultano, fino ad ora, quelli raggiunti attraverso l'accordo delle parti sociali per l'implementazione di meccanismi aziendali a favore della partecipazione dei lavoratori messi così nelle condizioni di discutere le criticità con i datori di lavoro.

(27 luglio 2010)

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