di Silvia Boschetti
Il rilancio dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco è realtà. Oggi a Torino il Lingotto ha dato il via libera ufficiale alla realizzazione del progetto con la presentazione di newco Fabbrica Italia Pomigliano. A partire da settembre 2011 cominceranno le assunzioni dei lavoratori attraverso la "cessione dei contratti individuali", nello stesso periodo partirà anche la produzione del nuovo modello della Panda che, insieme ai 700 milioni di euro di investimenti, costituisce il cuore del progetto.
Oltre 15 mila le persone coinvolte, tra diretti e indotto, nell'area campana dove le alternative a lavoro e sviluppo sono appaltate alla criminalità organizzata.
Attualmente i lavoratori in forze al sito Giambattista Vico sono al di sotto delle 5 mila unità e si trovano in cassa integrazione straordinaria, che poi diverrà in deroga, e gradualmente passeranno da da Fiat Group Automobiles alla newco. Dunque, sarà essenziale l'assenso di ciascun lavoratore, chi decidesse di non accettare la nuova proposta andrà in cassa integrazione e poi andrà in mobilità perdendo, quindi, il posto di lavoro.
Alla newco passerà anche gran parte dei lavoratori della Ergom di Napoli.
Un'accoglienza positiva quella che arriva dal territorio che, finalmente, vede aprirsi un orizzonte di occupazione e sviluppo. "Finalmente siamo passati dalle parole ai fatti": così, Giuseppe Terracciano, segretario generale Fim di Napoli, ha commentato l'incontro di oggi tra sindacati e Fiat. "Possiamo dire che finalmente i lavoratori di Pomigliano e quelli dell'indotto posso tirare un respiro di sollievo e stare tranquilli - ha aggiunto Terracciano - apprezziamo, come Fim, inoltre, la decisione di Fiat di sospendere il ricorso alla disdetta del contratto nazionale accogliendo le nostre richieste. Restiamo, comunque, impegnati a seguire l'evoluzione del processo in corso".
Il confronto tra Lingotto e sindacati a Torino ha registrato anche un altro importante risultato, dopo le ipotesi circolate sullo smantellamento del contratto nazionale, la Fiat ha sospeso per due mesi la decisione sulla disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici e sull'uscita da Confindustria, dopo l'incontro di ieri tra Sergio Marchionne ed Emma Marcegaglia.
Alla riunione la Fiat ha comunicato la disdetta degli accordi sul monte ore dei permessi sindacali negli stabilimenti di Pomigliano e di Arese.
Fim, Uilm e Fismic hanno ribadito la disponibilità a lavorare per realizzare il progetto Fabbrica Italia, ovvero massimo utilizzo degli impianti, flessibilità e garanzie.
L'azienda ha spiegato che la disdetta dell'accordo aziendale sui permessi sindacali annunciata oggi riguarda tutta Fiat Group Automobiles. L'intesa, che risale al 1971, sarà valida fino al 31 dicembre. Entro l'anno dovrebbe esserne definita una nuova con l'obiettivo di ridurre in modo significativo il numero di ore di permessi considerato eccessivo dall'azienda.
Per la Fim la direzione presa è quella giusta, anche se il percorso va messo a punto insieme e non tutte le ipotesi messe in campo sono condivisibili.
"Per quanto ci riguarda è assolutamente positivo che Marchionne abbia confermato il mantenimento del progetto Fabbrica Italia in tutti i suoi contenuti ed è su questo che ha e continuerà ad avere il nostro consenso - commenta Giuseppe Farina, segretario generale Fim - altro importante elemento, sul quale ci siamo spesi molto, è il mantenimento del contratto".
Quanto poi alla newco per Pomigliano si tratta di una scelta tecnica. "La newco oggi, senza la disdetta del contratto diventa solo un fatto simbolico, un assetto societario - aggiunge Farina - in Fiat abbiamo già avuto diversi casi come Sevel, la Sata a Melfi. Quindi non c'è nulla di nuovo. Proprio per questo per noi non ha senso l'uscita dall'associazione industriali".
Quello su cui invece bisogna lavorare per la Fim è un processo di armonizzazione delle varie discipline aziendali per costruire un'architettura in grado di reggere le evoluzioni in atto.
"Non sta accadendo niente che non fosse già previsto dal nostro contratto nazionale di lavoro - sottolinea Farina -. Infatti, già nell'attuale contratto nazionale è prevista una commissione paritetica nazionale che fino ad oggi ha lavorato sulle linee guida di secondo livello e sull'istituzione dell'ente bilaterale di categoria. Su questo proprio ieri è stato raggiunto l'accordo". Bisogna ricordare, poi, che già nell'accordo del contratto nazionale del 2009 era previsto che, esauriti i lavori sulle linee guida (per i quali si ipotizzava il mese di giugno), si iniziasse a lavorare alla suddivisione delle materie da disciplinare nei due livelli di contrattazione. "Per quanto ci riguarda a questo proposito non c'è nessuna novità - evidenzia Farina - perché proprio nel regolamentare quali sono le materie nel primo livello, quali quelle nel secondo e quali in tutte e due, cioè le deroghe, si crea quell'assetto necessario a garantire un giusto percorso. Quindi l'impegno che Confindustria e Fiat hanno assunto sono già previsti nel contratto e per noi non c'è altro da aggiungere".
L'obiettivo, quindi, per la Fim è quello di continuare nel solco segnato dai contenuti del contratto nazionale proprio per allargare la prospettiva di applicazione alla luce delle novità del mercato del lavoro. "Quando avremo disciplinato questa parte avremo dato copertura anche all'accordo di Pomigliano - ribadisce il segretario generale dei metalmeccanici -. Noi vogliamo disciplinare nel contratto questa materia proprio per evitare pressioni delle aziende sulle rsu. Siamo sulla buona strada, ma dobbiamo continuare a lavorare".
Dalla Cisl viene riconfermata l'adesione al progetto Fabbrica Italia, ma ribadita, anche, la fermezza sul rispetto del contratto nazionale di lavoro. "Noi diciamo a Marchionne - ha commentato Raffaele Bonanni - che per la Cisl la risposta è sì, senza se e senza ma. E questo vale anche per l'accordo di Pomigliano. Ma vogliamo che l'ad di Fiat faccia chiarezza sul fatto che le modalità dell'investimento rimarranno nel perimetro delle regole del nuovo sistema contrattuale che abbiamo costruito con tanta fatica e che non saremo certo noi ad indebolire".
Intanto il ministro del Lavoro auspica che, in merito al tavolo Fiat su Pomigliano a Torino, "le parti firmatarie vadano avanti per individuare modi e tempi in cui effettuare l'investimento e insieme affidabili relazioni industriali e un pieno utilizzo dell'impianto". Il ministro ha sottolineato la "responsabilità sindacale della quasi totalità delle sigle dei lavoratori, intenzionate a condividere le fatiche ma anche i risultati - ha detto Sacconi - perchè poi devono salire anche i salari e i salari a Pomigliano salgono nella misura in cui sono figli di accordi aziendali anche detassati".
Inoltre dal ministro del lavoro arriva la soddisfazione per la permanenza di Fiat in Confindustria. "La Fiat non rinuncia ad essere associata a Confindustria e non cerca strade al di fuori delle relazioni industriali - ha affermato Sacconi - sono molto soddisfatto dell'incontro di ieri perchè ha riconfermato che c'è una piattaforma riformista pronta a sostenere le politiche di investimento nel nostro Paese, una piattaforma fatta da tutte le grandi organizzazioni sindacali e vorrei tanto che partecipasse anche la Cgil. Mi auguro che questa organizzazione vorrà riflettere sulla propria autoesclusione". Ancora riferendosi al tavolo di ieri su Fiat a Torino, Sacconi ha sottolineato che "questa piattaforma c'è perchè Confindustria ha saputo offrire un ombrello adeguato a Fiat".
(29 luglio 2010)
di Silvia Boschetti
Mentre si discute del futuro italiano della Fiat l'attesa è vissuta in modo differente nei diversi stabilimenti lungo la nostra Penisola.
E' un clima di speranze e incertezze quello che accompagna questi cambiamenti, a cominciare dal sito campano di Pomigliano che sarà pioniere del nuovo corso: domani, infatti a Torino ci sarà l'incontro tra Lingotto e sindacati per dare corpo al piano di rilancio su Pomigliano. Siamo alla vigilia di un radicale cambiamento, domani la possibilità di essere "riassunti" nella nuova società della Fiat, la Newco, per gli operai di Pomigliano D'Arco potrebbe diventare realtà.
Per la Fim di Napoli che insieme alla Cisl si è da subito impegnata per mantenere produzione e lavoro in questo territorio, si tratta di uscire dalla fase preliminare ed entrare nel vivo. Un progetto importante per il quale la Cisl e la Fim sono disposte a concorrere, a trovare soluzioni mirate, ma non a mettere in discussione il contratto nazionale di lavoro. Il progetto di rilancio di Pomigliano si può tradurre in una vera risposta per oltre quindicimila lavoratori tra diretti ed indotto, e la Nuova Panda rappresenterà il modello del futuro. Una grande opportunità di sviluppo industriale, per l'intero Mezzogiorno, capace di offrire prospettive di crescita in un'area difficile, dove la lunga ombra della criminalità organizzata è sempre presente.
Dall'incontro di domani la Fim napoletana si attende, dunque, che si passi dalle parole ai fatti e si esca dal bombardamento di ipotesi, idee e penalizzazioni che continuano ad accompagnare il processo di rinnovamento della Fiat.
"Ai lavoratori di Pomigliano e alla Fim - dichiara Giuseppe Terracciano, segretario generale Fim Napoli - interessa conoscere: data, ora e modalità dell'applicazione della intesa del 15 giugno che, finalmente, vedrà ripartire l'investimento per Pomigliano di 700 milioni di euro, utile al fine di rilanciare l'economia napoletana e con essa il reddito delle famiglie dei lavoratori".
Quanto alla ventilata Newco per la Fim partenopea è il momento di essere realisti. "La Newco ormai non fa più impressione, non è il lupo cattivo che mangia i bambini - sottolinea Terracciano -. Essa rappresenta una certezza per assicurare e far ripartire Pomigliano senza abolire i diritti dei lavoratori, anzi, assicurerà maggiore ricchezza e contribuirà ad aumentare il reddito dei lavoratori con qualche sacrificio per la nuova turnistica. Ed è il migliore accordo degli ultimi anni fatto dal sindacato confederale perché apre la via alla partecipazione alla vita delle imprese, dei lavoratori e del sindacato, alla quale dobbiamo impegnarci tutti per dare concretezza".
Quanto poi alle posizioni espresse oggi dall'amministratore delegato del Lingotto per la Fim di Napoli ci sono tutti gli elementi per proseguire con un approccio costruttivo.
"Nell'incontro di oggi Marchionne ha sottolineato il bisogno aziendale di sicurezza sui volumi di produzione e certezza di comportamenti - conclude Terracciano -. Ha fatto capire che l'accordo per lo stabilimento Giambattista Vico va valorizzato, e non criminalizzato, perché comporterà solo frutti positivi. E noi ne siamo proprio convinti. Questo ci spinge, ancora una volta, a sollecitare la Fiom a mutare il proprio atteggiamento e ad avere una visione positiva delle cose, insieme e più responsabili siamo tutti più forti".
Anche dalla Sata di Melfi, in Basilicata, Cisl e Fim hanno le idee chiare e si dicono pronte ad un confronto sui diversi temi, ma, anche in questo caso, non a mettere mano al contratto nazionale.
"La Fiat vuole disdettare il contratto nazionale dei metalmeccanici? Non se ne parla neanche e Marchionne dovrà misurarsi con la reazione tenace del sindacato responsabile". Il segretario generale della Cisl Basilicata, Nino Falotico, considera una "boutade estiva" l'ipotesi di azzerare il contratto nazionale per i lavoratori della Fiat. "Se è una tattica, è certamente di pessimo gusto", osserva Falotico, sottolineando che "se si dovesse verificare un'ipotesi del genere, sarebbe una decisione sciagurata che è in antitesi allo spirito di collaborazione e di coesione che ha portato all'accordo sulla riforma contrattuale con Confindustria, nonché al conseguente rinnovo contrattuale nel settore metalmeccanico".
E il segretario generale della Fim lucana, Antonio Zenga, rincara la dose: "Il contratto nazionale resta la nostra trincea e non ci sono margini di negoziazione, nel contratto c'è tutta la flessibilità di cui ha bisogno la Fiat e con l'accordo di Pomigliano il sindacato responsabile ha già dato, se poi Marchionne vuole la deregulation totale del lavoro, sapremo essere convincenti e gli faremo cambiare idea, perché anche i sindacati riformisti nel loro piccolo s'incazzano".
E ancora. "Piuttosto che pensare a come smantellare il contratto nazionale - conclude Zenga - Marchionne farebbe bene a pagare il premio di risultato ai lavoratori di Melfi e concretizzare l'obiettivo dichiarato nel piano industriale di portare la produzione alla Sata a 450 mila vetture".
Nella mattinata a Torino si è svolto un incontro sulle prospettive del gruppo Fiat. Al tavolo hanno partecipato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, l'ad Fiat Sergio Marchionne, i leader dei sindacati confederali e metalmeccanici ed i rappresentanti delle istituzioni locali. Secondo quanto appreso ci saranno altri incontri specifici sulla situazione dei singoli stabilimenti.
Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha detto che il governo si impegna a coordinare le trattative che proseguiranno ora a livello di singoli stabilimenti.
L'ad di Fiat, Sergio Marchionne, nel pomeriggio ha lasciato Torino alla volta di Roma per il faccia a faccia con la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, per cercare una via d'uscita dopo l'ipotesi ventilata da parte del Lingotto di disdire il contratto nazionale.
La Cisl è convinta della validità del piano industriale presentato da Fiat, ma non senza avere, a sua volta, certezze su come si procederà.
"Noi diciamo a Marchionne che per la Cisl la risposta è sì. Senza se e senza ma. E questo vale anche per l'accordo su Pomigliano". Ha affermato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, rispondendo alla posizione netta dell'amministratore delegato del Lingotto che ha chiesto di dire sì o no al piano Fabbrica Italia. "Ma - ha poi aggiunto il leader della Cisl - vogliamo che Marchionne faccia chiarezza sul fatto che le modalità dell'investimento rimarranno nel perimetro delle regole del nuovo sistema contrattuale che abbiamo costruito".
Il leader della Cgil Guglielmo Epifani sollecita l'azienda a "non usare i carrarmati, serve buonsenso".
L'obiettivo di aumentare la produzione dell'auto in Italia "è così importante che non andiamo a cercare alibi o scuse per non raggiungerlo" afferma Luigi Angeletti, segretario generale della Uil.
Torna sulla centralità del contratto nazionale la Fim. "Non serve la disdetta del contratto nazionale - dichiara Giuseppe Farina, segretario generale della Fim -. Siamo pronti a trovare una soluzione al problema sollevato da Marchionne sulla esigibilità degli accordi su Fabbrica Italia, a partire da quello di Pomigliano, trovando una soluzione all'interno del sistema contrattuale nazionale".
Sul fronte istituzionale "Il governo ha sollecitato le parti a restare nell'alveo delle tradizionali relazioni industriali - ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi -. Sarebbero inopportuni atti unilaterali di soluzione di continuità nel sistema di relazioni industriali che ha dimostrato capacità di autorigenerazione. Le parti sono state invitate a trovare modalità con cui adattare il sistema di relazioni alle concrete esigenze degli obiettivi che si sono posti". Inoltre Sacconi ha sottolineato che il progetto Fabbrica Italia è "importante. I numeri contenuti nel piano devono essere riconfermati è giusto che l'azienda investa garantendo il pieno utilizzo degli impianti". Quanto al tavolo odierno Sacconi dice: "È stato un incontro utile, costruttivo, che ci consente di procedere lungo la via dell'ulteriore consolidamento e sviluppo della capacità produttiva degli impianti Fiat in Italia, con conseguenti garanzie sui livelli occupazionali". E ha aggiunto "la Fiat ha ribadito che non chiede e che non cerca incentivi pubblici, ma cerca gli incentivi nelle persone e nelle organizzazioni sindacali". Sul futuro Sacconi aggiunge: "Si vogliono realizzare accordi di stabilimento, sul modello di Pomigliano. Questo non significa lo stesso accordo, ma significa verificare la convergenza delle parti sugli investimenti e l'organizzazione del lavoro. Il principio è quello della saturazione degli impianti e la piena efficienza degli stessi".
L'ad Fiat Sergio Marchionne ha confermato il piano Fabbrica Italia "unica azienda - ha detto - ad investire 20 miliardi nel Paese. Ma dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti possano funzionare. La produzione della monovolume L0 in Serbia non toglie prospettive a Mirafiori. Esistono alternative per garantire i volumi di produzione nella fabbrica torinese". L'ad Marchionne ha poi aggiunto: "Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell'azienda. Dobbiamo decidere se avere un settore auto forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri".
L'amministratore delegato della Fiat ha, inoltre, ribadito: "Ci sono solo due parole che al punto in cui siamo richiedono di essere pronunciate una è sì, l'altra è no. Sì vuol dire modernizzare la rete produttiva italiana, no vuol dire lasciare le cose come stanno, accettando che il sistema industriale continui ad essere inefficiente e inadeguato a produrre utile e quindi a conservare o aumentare i posti di lavoro".
Rigurado poi alle prospettive l'ad ha evidenziato che "se si tratta solo di pretesti per lasciare le cose come stanno è bene che ognuno si assuma la propria responsabilità sapendo che il progetto Fabbrica Italia non può andare avanti e che tutti i piani e gli investimenti per l'Italia verranno ridimensionati".
Al tavolo l'ad ha anche detto che: "Abbiamo l'opportunità di costruire una rete industriale in Italia che sia in grado di aumentare in modo significativo gli attuali volumi di produzione. Non sprechiamo questa opportunita. La sfida è possibile unendo le forze, le intelligenze e le risorse. Lo è dividendo i compiti i sacrifici e le responsabilità. Vorremo che per una volta fosse l'Italia a diventare l'esempio di come questi cambiamenti possano realizzarsi con successo".
Riguardo poi alle ipotesi di smantellamento del contratto nazionale per Marchionne "si parla molto della possibilità della Fiat decida disdetta dalla Confindustria e quindi dal contratto dei metalmeccanici alla sua scadenza. Se necessario siamo disposti anche seguire questa strada, ma non abbiamo nessun preconcetto" ha detto l'ad Fiat riferendosi a come rendere praticabile l'accordo su Pomigliano. Per noi la cosa importante è raggiungere il risultato e avere la certezza di gestire gli impianti. Produrre a singhiozzo, con livelli ingiustificati di assenteismo, o vedere le linee bloccato per giorni interi è un rischio che non possiamo accollarci".
(28 luglio 2010)










