di Ester Crea
Sarà probabilmente ricordata come la Ladispoli 2: parliamo della svolta contrattuale sancita da questa due-giorni all'hotel Ergife, a Roma, in naturale continuità con la proposta lanciata dal consiglio generale Cisl nel '53 di un nuovo sistema salariale legato alla produttività ed attento alle compatibilità economiche, fondato sul principio del decentramento contrattuale. Ci sono poi voluti quasi sessant'anni per approdare al "nuovo modello" contrattuale basato sulla responsabilità e sulla partecipazione. "Un modello che - ha sottolineato il segretario confederale Annamaria Furlan, presentando le conclusioni della prima commissione sulla contrattazione di II livello - rappresenta l'unico vero atto riformatore del Paese ed ha consentito anche nella crisi di mettere al centro le tutele ed il reddito dei lavoratori, passando dalla contrattazione come mero scambio alla contrattazione di progetto e di sistema". Un processo che, negli ultimi mesi, ha fatto emergere il ruolo della Cisl come organizzazione guida, "promuovendo un sistema di realazioni sindacali basato sulla partecipazione e sulla responsabilità", ha sottolineato la Furlan, citando ad esempio il caso Pomigliano.Quanto alle conclusioni dei lavori della seconda commissione su welfare e concertazione locale, il segretario confederale Pietro Cerrito ha posto l'accento sull'esigenza di " un'azione parallela e congiunta tra gli interventi sulle politiche fiscali e tariffarie dei comuni e gli enti locali e le politiche di intervento sociale". Al riguardo, Cerrito ha ricordato come la domanda di assistenza stia cambiando. "Dobbiamo occuparci di politiche di accoglienza, politiche di integrazione, politiche di coesione, che implicano un rapporto di concertazione con gli enti locali molto più forte. Ma dobbiamo anche imparare a leggere nelle pieghe della finanza pubblica per trovare quegli spazi di risparmio da utilizzare sia sul versante della contrattazione pubblica integrativa sia sul versante sociale. E' un lavoro molto complesso - ha concluso Cerrito - perché implica una forte riconversione dei quadri dell'organizzazione, ma su cui bisogna puntare".
(16 luglio 2010)










