Il ruolo dei Comuni non è stato finora all'altezza del grave problema del lavoro nero e irregolare nel settore dei pubblici servizi. Lo scrivono i sindacati del commercio Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil di Modena in una lettera aperta indirizzata al presidente della Provincia, Emilio Sabattini, e agli assessori provinciali Francesco Ori (Formazione professionale e Lavoro) e Palma Costi (Interventi economici). Nella missiva i sindacati affermano di condividere le preoccupazioni espresse da Sabattini nel consiglio provinciale straordinario del 6 marzo, dedicato alla crisi economica. In quell'occasione il presidente della Provincia ha lanciato l'allarme sulla crescita del lavoro nero e irregolare nella nostra provincia, richiamando la necessità di un impegno più vasto per debellare il fenomeno. «Noi tuteliamo quotidianamente i lavoratori e le lavoratrici del commercio, turismo e servizi, nei quali è forte la percezione della crescita delle diverse declinazioni del lavoro nero e irregolare - scrivono Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil - Nonostante l'impegno degli enti preposti ai controlli vi sono comparti, come i pubblici esercizi, ormai devastati da soggetti imprenditoriali privi di scrupoli che operano nel disprezzo delle norme di legge e contrattuali. Le irregolarità chiamano irregolarità ed è sempre più difficile per gli imprenditori onesti trovare spazio in un mercato in cui la regola è il lavoro nero, il falso part-time, il falso contratto a chiamata. Autorevoli personalità hanno spiegato il legame, anche nella nostra provincia, tra alcune improvvisate attività imprenditoriali nei pubblici esercizi e il riciclaggio di denaro sporco compiuto dalla malavita organizzata. Per questo crediamo che sia vasta la platea di soggetti interessati a contrastare con decisione questo stato di cose: certamente le organizzazioni sindacali, quelle datoriali, gli organi ispettivi e gli enti locali». Parte da qui la critica ai Comuni, accusati di non contrastare con la dovuta fermezza il lavoro nero nei pubblici esercizi; lo confermano alcune delibere comunali che regolano la concessione delle licenze. «A oggi può essere sospesa o revocata da un Comune la licenza di un bar o di un ristorante per rumori molesti, ma non per l'utilizzo reiterato di lavoro nero - dicono Fisascat-Filcams-Uiltucs - Come può accadere che un ristorante riceva una sanzione dalla polizia municipale per una tenda o un'insegna "non in regola", ma che nulla accada per quel Comune se la Guardia di Finanza ha rilevato dieci lavoratori in nero? È una situazione che va superata al più presto. Confidiamo, perciò, che l'ente da Lei diretto - concludono i sindacati rivolgendosi al presidente della Provincia - voglia assumere tutte le iniziative utili a coordinare le attività necessarie a contrastare questi fenomeni di illegalità».










