di Manlio Masucci
La diseguaglianza è la vera causa della crisi economica. Jean-Paul Fitoussi introduce così la sua relazione sulla disoccupazione e sulla distribuzione del reddito in Europa, presentata al convegno dedicato a Ezio Tarantelli a cui l'economista francese dedica in apertura un commosso ricordo: "Siamo stati amici veri tanto che continuo a vedere il mondo attraverso i suoi occhiali".
La crisi, dunque, è ancora di fronte a noi e minaccia, in particolar modo, l'Europa. E' questo l'allarme lanciato dall'economista francese che sottolinea come è stato proprio il vecchio continente ad aver patito di più gli effetti della crisi. L'Italia, in particolare, ha fatto registrare un tasso di crescita inferiore rispetto della media europea mentre i contraccolpi minori si sono avuti proprio in Francia. La ragione, spiega Fitoussi, non va ricercata nelle politiche anticrisi dei Governi ma sul sistema di ammortizzatori sociali. Gli ammortizzatori sociali francesi hanno, infatti, sostenuto l'economia anche se le politiche discrezionali sono state deboli. E proprio alle politiche dei singoli governi che Fitoussi punta il dito citando l'esempio degli Stati Uniti che hanno dato un impulso fiscale all'economia del 5.6 del pil, mentre la media europea è stata dell'1.6. Insomma, gli Usa hanno stimolato l'economia attraverso gli aiuti pubblici circa tre volte in più rispetto all'Europa.
Ma sono i dati sulla disoccupazione a preoccupare maggiormente l'economista: "Siamo ancora nel pieno della crisi e ci saremo fino a che non si arresterà l'aumento della disoccupazione". Insomma, la creazione di nuova occupazione di qualità sarà il vero indicatore della fine della crisi. Una crisi che non è stata causata esclusivamente dalla "follia dei mercati finanziari", quanto piuttosto dall'aumento della disuguaglianza durato almeno un quarto di secolo. Un fenomeno di fronte al quale le società ricche occidentali hanno avuto un atteggiamento passivo. In termini pratici il risultato è stato l'approfondirsi del gap fra quelli che fanno fatica a arrivare a fine mese e coloro i quali in seguito all'aumento del loro reddito hanno cominciato ad investire negli asset: "La crescita degli asset è stata una bolla - spiega Fitoussi - e quando questa bolla è esplosa, si è visto che eravamo più poveri di prima". La crisi non finirà, quindi, così velocemente. Nella migliore delle ipotesi, secondo l'economista, si potranno ripristinare i livelli del 2008 solo nel 2012 con la consapevolezza di aver perso 10 punti di pil in 5 anni.
La ricetta per invertire la tendenza è, quindi, quella della sostenibilità da realizzare attraverso una diminuzione delle diseguaglianze. Fondamentale in questo senso, l'intervento dello Stato ma anche lo sviluppo di sistemi di analisi innovativi: "La sostenibilità - ha concluso Fitoussi - si può misurare e questa misurazione avrebbe potuto evitare la crisi; abbiamo bisogno di un sistema di statistiche che misuri le diseguaglianze con precisione ma non penso sia un caso che ancora non abbiamo un sistema di questo genere".
A conclusione del pannello internazionale, l'intervento dell'economista americano Martin Carnoy che ha ricordato Ezio Tarantelli come amico e come collega fonte d'ispirazione per il suo lavoro. Al centro dell'intervento di Carnoy la relazione fra educazione, Stato e livelli di produttività. Una relazione comparativa che si è focalizzata soprattutto sull'Italia che, secondo l'analisi del professore americano, dovrebbe apportare decisi cambiamenti al suo sistema di formazione: "La formazione - ha spiegato Carnoy - accresce la produttività e i buoni governi implementano la formazione". La strada non è, dunque, quella della privatizzazione ma il miglioramento della qualità e dell'equità della formazione attraverso accordi sociali.
(26 marzo 2010)










