di Giuseppe Gagliano
Salvando i disoccupati di oggi, forse, si salverebbe alla lunga anche l'Europa. Sta tutto qui, in queste poche semplici parole, il pensiero di Ezio Tarantelli, la sua visione riformista e comparata del mercato del lavoro. Si sintetizza così la sua attenzione alle dinamiche sociali, a quel filo che lega le generazioni, anche nell'epoca che ha vissuto e segnato, quella dell'inflazione galoppante e di forte conflitto nelle fabbriche. Come tutte le innovazioni che fanno fare un balzo in avanti alla società, le sue intuizioni hanno raccolto consensi e critiche. Però quando queste ultime si sono trasformate in contrapposizione personale e antagonismo, arrivando ad indicarlo come un obiettivo, il risultato è stato quello di veder spezzare una vita. Senza interrompere, però, il percorso che le sue idee hanno tracciato. Un copione drammaticamente ripetutosi, anni dopo, per D'Antona e Biagi. Riformare, e riformare il mercato del lavoro in particolare, resta un obiettivo tanto importante quanto faticoso e impegnativo, che divide e talvolta purtroppo espone ad alti rischi. Ma il tempo ha reso giustizia ad Ezio Tarantelli. Non solo per l'affetto con cui tanta gente lo ricorda a 25 anni dalla sua prematura scomparsa, ma soprattutto perchè i suoi studi e le sue teorie sono diventate patrimonio condiviso. In particolare perchè hanno dimostrato nella pratica la loro fondatezza, centralità e carica innovativa, costituendo un "ponte" fondamentale verso la modernità e l'avanzamento dell'intero sistema Paese.
L'attenzione scientifica di Ezio verso relazioni industriali improntate alla concertazione e alla valorizzazione del capitale umano è venuta fuori con forza anche nel corso del dibattito che si è sviluppato ieri in occasione del suo ricordo, focalizzando l'attenzione attorno alle diseguaglianze esistenti e alle diverse sensibilità nelle risposte alla crisi. Tenendo presente i dati di partenza: una forte caduta della disoccupazione negli anni immediatamente precedenti alla crisi, contraddistinta però da una bassa crescita economica complessiva e un divario persistente tra Nord e Sud dell'Italia. Con l'esistenza di una forte componente di lavoro temporaneo non ancora "premiata" come dovrebbe in termini di stipendio, nonostante gli avanzamenti sulle tutele ottenuti grazie all'azione sindacale su questi temi. Resta, secondo i dati presentati da Claudio Lucifora, docente di Economia del Lavoro della Cattolica di Milano, la vera "zavorra" del mercato, o dei diversi mercati del lavoro, in Italia, rappresentata d
al lavoro nero. Un tema che resta centrale nel quadro complessivo anche per quanto riguarda il persistente dualismo tra gli inclusi e gli "outsiders" del mercato del lavoro dove quest'ultimi sono costretti spesso a ricorrere ai canali informali per trovare un impiego. Lo stesso Tiziano Treu che con il suo "pacchetto" di misure ha introdotto nel nostro mercato del lavoro una dose importante di flessibilità ha ricordato come, nel pensiero di Tarantelli, sia centrale "la valorizzazione dei patti sociali come strumento di politica dei redditi e di controllo dell'inflazione". Implicando un ragionamento in due direzioni: come strumento di regolazione delle relazioni industriali e come linea guida per le riforme sociali, dal mercato del lavoro alle pensioni. Una visione e un modello che passano anche da quello che Tarantelli ha definito come " lo scudo europeo per lo sviluppo e per l'occupazione", immaginando un sistema integrato di tutele che, purtroppo è ancora tutto da costruire.
(26 marzo 2010)










