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SI COMMEMORI Tarantelli completando il suo lavoro


di Maurizio Petriccioli*


Tarantelli fu un cittadino della sua epoca. Un'epoca attraversata da esasperati e laceranti conflitti, da profonde contraddizioni storiche e sociali, da grandi difficoltà economiche ma al tempo stesso da straordinari fermenti culturali.
Con la sua caparbietà e lungimiranza seppe offrire un contributo straordinario, in termini non solo accademici ma di risultati utili concreti, per i lavoratori e per l'economia del nostro Paese.
In Tarantelli, è sempre stata, lampante la correlazione tra la dimensione dell'agire sindacale collettivo e il ruolo dello Stato, fra la contrattazione e la politica economica; tra opportunità e bene comune; tra piacere nell'impegno civile e sociale e professione.
In questo tratto distintivo di una carriera brillante - purtroppo interrotta bruscamente ed in modo assurdo - la riflessione teorica, il rigore accademico, il pensiero economico rappresentavano strumenti di servizio per affermare valori di maggiore progresso economico, giustizia ed equità sociale. Non lo compresero, purtroppo, i suoi assassini.
A me è capitata la fortuna di avvicinarmi alla Cisl anche grazie all'impegno civile, al carisma, al fascino intellettuale e professionale di uomini come Ezio Tarantelli.
Fu proprio la straordinaria tensione sociale di quei protagonisti, ad attrarmi in modo irreversibile verso il sindacato, mentre nella città di Firenze stavo ancora completando la mia formazione.
La fucina culturale di quegli anni, di cui Tarantelli fu un indiscusso protagonista, si caratterizzava per una forte collaborazione fra il mondo universitario e culturale e il movimento sindacale.
Un dialogo ed una collaborazione non scevri da contrasti e forti contraddizioni, sui quali tuttavia prevaleva una forte volontà di cambiamento comune.
A 25 anni di distanza dalla scomparsa di Tarantelli il mondo è profondamente cambiato: è finita la guerra fredda, si è completato il processo di unificazione economico e monetario europeo, si sono accentuati i processi di internazionalizzazione produttiva e commerciale, è in atto una rivoluzione tecnologica dalla pervasività straordinariamente diffusa, si è determinata una profonda trasformazione dell'organizzazione dei sistemi produttivi e del lavoro ed è profondamente mutata la composizione sociale e demografica del nostro Paese.
Nonostante i profondi cambiamenti intervenuti nello scenario economico e sociale abbiano modificato profondamente le ragioni di scambio fra politica salariale d'anticipo e politica dei redditi (si pensi al processo di unificazione monetaria europeo che ha trasferito alla Banca Centrale Europea le politiche relative alla stabilità della moneta e al controllo dell'inflazione, ai processi di liberalizzazione e privatizzazione dei settori di pubblica utilità che hanno ridotto la capacità di intervento e regolazione in materia tariffaria e, infine, alla riforma del Titolo V della Costituzione che ha determinato un significativo spostamento dei poteri funzionali dallo Stato verso il sistema delle Autonomie regionali e locali) il messaggio e l'esperienza accademica di Tarantelli sono ancora straordinariamente attuali.
In primo luogo oggi vi è la necessità di riprendere con maggiore vigore la discussione sulla crescita della produttività e sul recupero dei salari reali rispetto ai profitti.
E' questo il senso con il quale le Parti sociali, ad eccezione della Cgil, hanno aggiornato l'impianto degli assetti contrattuali, innovando profondamente il sistema delle relazioni sindacali e modificando il parametro fondamentale della politica salariale d'anticipo, attraverso la previsione di un nuovo indicatore triennale per l'adeguamento delle retribuzioni al costo della vita, l'IPCA (Indice Previsionale Armonizzato Europeo) al netto dell'inflazione da energia importata, più realistico e migliorativo rispetto al vecchio tasso di inflazione programmato deciso unilateralmente dal Governo.
Predeterminazione salariale d'anticipo a livello nazionale, compensata da un forte decentramento contrattuale a livello aziendale e territoriale, per governare le dinamiche relative all'organizzazione del lavoro, al welfare aziendale e ai premi di produzione.
Ironia della sorte - cosi come analogamente accadde la sera di S. Valentino del lontano 1984, quando il Governo Craxi decise di adottare il decreto legge per la limitazione della scala mobile e della dinamica dei prezzi amministrati, senza l'accordo con la Cgil - la modifica dell'indice di predeterminazione dell'inflazione ha determinato una profonda cesura all'interno del movimento sindacale.
Ma c'è un secondo argomento che ripropone con rinnovato vigore il messaggio di Tarantelli sulla necessità di uno scambio fra la politica salariale e la politica dei redditi: la questione della riforma fiscale.
Nel clima di generale perdita del senso del "dovere fiscale", rilanciare il protagonismo sindacale su questo tema, coinvolgendo anche il mondo del lavoro autonomo e dell'impresa, significa promuovere un nuovo "patto" fra lo Stato e i contribuenti, realizzando uno scambio virtuoso, finalizzato ad una più giusta redistribuzione del peso fiscale, ad un più efficace contrasto all'evasione fiscale, al contenimento degli sprechi pubblici, e al controllo del drenaggio fiscale.
L'opportunità è di quelle clamorose e va alimentata e tenuta viva con senso di responsabilità, promuovendo la più ampia coesione sociale sull'argomento e incalzando il Governo affinché le dichiarazioni di buona volontà si traducano presto nell'avvio di un confronto serio con le Parti sociali.
Il ricordo di Ezio Tarantelli non si esaurisce nel parallelismo con l'attualità. La sua opera ci consegna in eredità un patrimonio di idee, analisi e proposte solo in parte sviluppate e discusse.
Dalle rivoluzionaria idea di "lavorare meno per occupare di più", alla proposta - antecedente all'Euro - di apprestare uno "scudo" europeo a favore della disoccupazione, finanziato a carico del Fondo sociale europeo a beneficio dei singoli Stati membri in proporzione al numero dei propri disoccupati; dall'attenzione riposta sui processi di accumulazione, all'esigenza di apprestare efficaci sussidi di disoccupazione, superando i limiti del salario minimo garantito.
Molte di queste idee contengono, insieme, un potenziale di novità, complessità ed implicazioni che meriterebbero l'apertura di ben altro dibattito, a livello politico, sindacale e accademico, perché al di là delle ricette, alcune discutibili, offrono risposte a domande ancora oggi rimaste inevase, a distanza di 25 anni dalla scomparsa di Tarantelli.
In questa vicenda di vita, nella testimonianza di un percorso umano e lavorativo speso nell'impegno civile ed intellettuale al servizio, si riassume lo straordinario contributo di Ezio Tarantelli al pensiero economico e alla storia delle relazioni sindacali del nostro Paese.
Un contributo frutto del rigore analitico tipico dell'intellettuale; nella tenacia con cui "l'uomo Tarantelli" testimoniò una esplicita visione etica e culturale; nel riconoscimento della centralità dell'interesse dei lavoratori, senza dimenticare i disoccupati, gli ultimi, gli esclusi. In poche parole, Tarantelli lavorò concretamente perché "l'utopia dei deboli potesse trasformarsi nella " paura dei forti".
Ha detto Gandhi: "Diventa tu stesso il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Tarantelli fu capace di rappresentare, testimoniandola, una volontà di progresso sociale e di cambiamento sempre meno frequente, francamente, nella società politica e civile.

* Segretario confederale della Cisl

 

(25 marzo 2010)

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