VENTICINQUE anni dopo: dal conflitto allo scambio

di Raffaele Bonanni


Ezio Tarantelli era un intellettuale libero animato da una grande passione civile e sociale. La sua avventura umana, breve ma straordinaria, ha ancora molte cose da insegnarci. Le politiche da lui ispirate e sostenute sono riuscite, pur fra alti e bassi, a guadagnare cittadinanza, salvando il paese da cadute rovinose. Anche l'intesa sul nuovo modello contrattuale può essere ritenuta figlia del suo pensiero, e forse non è un caso che la Cgil si sia ancora una volta tirata indietro. La difficoltà di capire il nuovo e anticipare il cambiamento si ripropone come un ostacolo pesante sulla via della crescita nazionale, rischia di riportarci a periodi di paralisi e confusione,
Come Marco Biagi e Massimo D'Antona, anche Ezio Tarantelli aveva messo i suoi studi e la sua esperienza internazionale al servizio del paese che, da riformatore vero, voleva migliorare con la forza delle idee, il confronto con la realtà, l'impegno quotidiano. Non con il ricorso alle teorie eleganti, alla vuota demagogia, alle pose rivoluzionarie.
Era un'utopista, nel senso nobile della parola. La sua era un'utopia a favore dei deboli, contro l'arroganza dei forti; di quelli che ostacolano il cambiamento, avendo privilegi antichi da difendere e trovando alleati inconsapevoli nell'estremismo populista e antagonista.
Ha sacrificato per questo la sua vita. Le sue idee facevano paura perché colpivano nel segno. Contro chi inseguiva sterili parole d'ordine o predicava l'adattamento passivo alle leggi del mercato, dimostrava che si potevano determinare avanzamenti decisivi per le persone e la comunità. Perciò la sua lezione continua a guidarci.
Tarantelli si misurava con la dura emergenza della disoccupazione e dell'inflazione di quegli anni. La sua ricerca partiva dai malanni che affliggevano i sistemi economici più avanzati e che, nel caso italiano, sembravano senza sbocco. Le antiche ricette non bastavano, le nuove incontravano il rifiuto di governanti e oppositori o i timori di studiosi e forze sociali.
Dalla cappa di conformismo e rassegnazione potevamo venir fuori solo grazie a uomini coraggiosi, che sacrificassero rivalità e preclusioni per guardare al nostro destino di nazione. Tarantelli fu uno di questi e trovò nella Cisl interlocutori attenti. Insieme abbiamo percorso un cammino troppo breve ma esaltante, di cui gli siamo grati e conserviamo memoria.
Politiche virtuose ed efficienti sono perseguibili solo se si ha l'animo di abbandonare gli errori del passato e se le idee nuove camminano sulle gambe della società civile e delle sue organizzazioni.
L'impegno caparbio e illuminato di Tarantelli per contrastare l'inflazione fu una vittoria della democrazia di cui si giovarono soprattutto i lavoratori e la povera gente. Lo ha più volte richiamato il presidente Carlo Azeglio Ciampi, per il quale il pensiero e l'azione di Tarantelli hanno ispirato il decennio seguente, ponendo le premesse di qual "patto sociale" per la ripresa che, nel 1992 e nel 1993, ci ha salvato dalla paralisi e ci ha tenuti agganciati all'Europa.
Tarantelli operò con lucida umiltà perché le strategie cooperative, basate sulla responsabilità reciproca e la condivisione di obiettivi generali, avessero la meglio sul conflitto e lo scontro. Fu anche un convinto assertore di politiche attive del lavoro che rafforzassero il ruolo negoziale e partecipativo del sindacato; di una flessibilità negoziata e tutelata; di una forte lotta alla disoccupazione, vista come il male più dannoso e più probabile in assenza di strategie anticipatrici concordate a livello europeo. I giorni che attraversiamo ci confermano la bontà del suo metodo riformatore, che alle fughe illusorie o alle chiusure pregiudiziali preferisce la ricerca paziente e rigorosa di soluzioni concertate, dettate dagli interessi comuni e dalle attese dei più deboli.

(25 marzo 2010)

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