di Ester Crea
Sbloccare subito i fondi destinati alle grandi opere ed alle infrastrutture. E' questa, secondo il segretario confederale Cisl, Annamaria Furlan, una delle priorità per sostenere la ripresa economica. Dati alla mano, secondo Confindustria, per ogni miliardo investito in infrastrutture si creano 20 mila posti di lavoro. Giuste, dunque, le richieste del presidente degli industriali Emma Marcegaglia, che sollecita il Governo a mettere in campo una "politica dello sviluppo", da affiancare a quella di rigore sui conti pubblici. Per la Furlan, però, non si può dimenticare lo sblocco immediato "dei fondi sulle grandi opere e sulle infrastrutture, che darebbero lavoro e renderebbero più competitivo il nostro sistema paese".
Di infrastrutture oggi si è parlato anche al Forum di Cernobbio. Secondo la Confcommercio, in particolare, i tempi di percorrenza dilatati a causa del diffuso congestionamento delle strade costa in Italia 30 miliardi di euro l'anno. Il dato è pari al doppio della media europea e per i commercianti condiziona il sistema Paese e il tessuto imprenditoriale italiano. Per la Confcommercio occorre
dunque accelerare il potenziamento delle infrastrutture, a cominciare dai corridoi prioritari europei, ponendo anche attenzione alle reti secondarie di accesso. Va migliorata inoltre la fluidità delle catene logistiche e di trasporto nei punti di interscambio, anche con una politica di marketing
territoriale che attragga investimenti in piattaforme per il trattamento e la distribuzione delle merci.
In questo contesto, secondo i commercianti, anche le cosiddette 'autostrade del mare' potranno contribuire a fare dell'Italia un'importante piattaforma logistica europea nel Mediterraneo.
Ma i soldi, chi ce li mette? Secondo il premier, Silvio Berlusconi, anche la Banca del Mezzogiorno potrà dare il suo contributo. Tra le missioni del nuovo istituto c'è infatti quella di emettere titoli per finanziare progetti infrastrutturali. "Anche il governo ha intenzione di ricorrere a questo servizio - ha detto Berlusconi - per dare risposte al bisogno di infrastrutture del Paese". Come? Ricorrendo allo strumento fornito dell'emissione di titoli destinati proprio al finanziamento dei progetti infrastrutturali. Il punto vero, infatti, è che dei tanti progetti approvati, di cui di recente si è vantato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, parlando, ad esempio delle reti Ten, (con 104 miliardi di euro, suddivisi per i tre corridoi europei che interessano il nostro Paese - 59,2 miliardi per il Berlino-Palermo; 37,9 miliardi per il Lisbona-Kiev, e 7,2 miliardi per interventi ferroviari sul corridoio - l'Italia sarebbe infatti il Paese ad aver investito di più a livello europeo) pochi godono al momento di soldi veri già a disposizione.
Si dovrà vedere, ad esempio, su cosa potrà davvero contare il progetto della banda larga. Per ora c'è stato il via libera agli 800 milioni di euro previsti per colmare il cosiddetto digital devide, ma con quelle risorse verranno finanziate non solo le reti di comunicazione elettronica ma anche una serie di altre misure. Questo, almeno, stando alle anticipazioni dell'Ansa sul decreto-legge incentivi. Oltre al potenziamento delle infrastrutture per la banda larga, gli 800 milioni del Fondo per le aree sottoutilizzate, dovrebbero servire, infatti, anche per "la realizzazione di una unità navale per il soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali", "per il sostegno del made in Italy" e per la prosecuzione di interventi per promuovere l'alta tecnologia. Tante briciole di una pietanza che, alla fine, non saziano nessuno.
(Aggiornato il 12 marzo 2010)










