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CASSAZIONE. Cisl: sentenza sconcertante

IMMIGRAZIONE

 

La Cisl boccia la sentenza della Cassazione che esclude la possibilità per un immigrato clandestino di restare in Italia anche se suo figlio frequenta la scuola dell'obbligo. Ad esprimere sconcerto a nome della Confederazione è il segretario Liliana Ocmin che sottolinea come il dispositivo "contravvenga al diritto della difesa dell'interesse supremo dei minori che deve andare oltre la nazionalità, il colore della pelle, la lingua". La Cisl chiede di ricercare condizioni di legalità che "non ledano l'interesse del minore e che invece gli garantiscano di vivere serenamente all'interno del proprio nucleo familiare".

"La famiglia, anche immigrata, è il centro ed il cuore della nostra società. - aggiunge Ocmin - Non riconoscere il diritto all'unità familiare, vuol dire negare le basi di una reale integrazione e di civile convivenza. I figli degli immigrati sono il ponte tra due culture che si incontrano. Se spezziamo questo legame, rischiamo solo di acuire le disparità e le disuguaglianze che una società civile non può assolutamente tollerare. La Cisl, come ha già più volte fatto in passato, chiede subito l'istituzione della figura di un garante dell'infanzia ed a tutte le isitituzioni, al governo ed alla società civile, di fare prevalere il senso di responsabilità per tutelare e proteggere i minori che sono il nostro futuro".


Anche il segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima, boccia il dispositivo che "rischia di penalizzare i soggetti più deboli e produrrà conseguenze preoccupanti".
La sentenza annulla una precedente sentenza che aveva riconosciuto ai genitori stranieri irregolari la possibilità di rimanere vicino ai propri figli che frequentano le scuole italiane.
"Oltre al fatto che su questo tema esistono chiare disposizioni comunitarie, - dice Scrima - siamo altresì convinti che il diritto allo studio è un diritto fondamentale: è necessario, pertanto, trovare soluzioni normative in modo da garantire, comunque, ai minori stranieri il diritto all'istruzione e all'unione familiare".


Sconcerto e preoccupazione anche dall'Anolf Cisl. "Siamo annichiliti- afferma Maruan Oussaifi,
responsabile Giovani di 2° generazione dell'Anolf - dinanzi al cambio di rotta della Suprema Corte che ha stabilito l'espulsione di un genitore con moglie e figlio regolari. Tale decisione non ha
tenuto conto dei diritti sanciti dalle Convenzioni internazionali e dalla Costituzione Italiana che garantiscono la protezione del fanciullo e dell'unità familiare, riconoscendo ai genitori il
fondamentale diritto all'educazione della prole".
"A nostro parere - continua Oussaifi - la Corte Costituzionale dovrà rivedere tale sentenza che elide gravemente i diritti dei figli degli immigrati. Peraltro, auspichiamo che il Parlamento approvi
in tempi rapidi una riforma organica della legge sulla cittadinanza affinché i ragazzi di seconda generazione possano pienamente sentirsi cittadini italiani".

(12 marzo 2010)
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Marcia indietro della Cassazione in tema di immigrazione: gli immigrati irregolari, con figli minori che studiano in Italia, non possono chiedere di restare nel nostro Paese sostenendo che la loro espulsione provocherebbe un trauma "sentimentale" e un calo nel rendimento scolastico dei figli. Infatti, secondo il nuovo orientamento della Suprema Corte che smentisce una recente sentenza, l'esigenza di garantire la tutela alla legalità delle frontiere prevale sulle esigenze di tutela del diritto allo studio dei minori.

La Cassazione - con la sentenza 5856 - ha respinto il ricorso di un immigrato clandestino albanese, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori residente a Busto Arsizio (VA), per ottenere l'autorizzazione a restare in Italia in nome del diritto del "sano sviluppo psicofisico" dei suoi bambini che sarebbe stato alterato dall'allontanamento del loro papà. I supremi giudici gli hanno risposto che è consentito ai clandestini la permanenza in Italia per un periodo di tempo determinato solo in nome di "gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d'emergenza". Queste situazioni d'emergenza, però, non sono quelle che hanno una "tendenziale stabilità" come la frequenza della scuola da parte dei minori e il normale processo educativo formativo che sono situazioni di "essenziale normalità".

Se così non fosse, dice la Cassazione, le norme che consentano la permanenza per motivi d'emergenza anche a chi è clandestino, finirebbero con il "legittimare l'inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l'infanzia". Con questa pronuncia, inoltre, i supremi giudici
tacciano la precedente decisione della stessa Cassazione che aveva dato il via libera alla permanenza di un papà clandestino, definendola come "riduttiva in quanto orientata alla sola salvaguardia delle esigenze del minore, omettendone l'inquadramento sistematico nel complessivo impianto normativo" della legge sull'immigrazione.

(11 marzo 2010)

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