di Pierpaolo Arzilla
La Regione Lazio smonta il decretino salva liste e attende fiduciosa la clava della Consulta. "Illegittimo", spiegano i tecnici. Illegittimo perchè il legislatore statale ha invaso la sfera di competenza riservata alle Regioni (secondo l'articolo 122, comma 1 della Costituzione); illegittimo perchè "non ha una natura interpretativa ma innovativa". Una patacca, dunque, fa capire il professor Federico Sorrentino, l'"ariete" della Regione Lazio chiamato ad abbattere il fortino ricostruito in pochi giorni dal governo (e dal Quirinale). Con un dossier di 23 pagine (chiamatelo, se volete, ricorso) Sorrentino chiede alla Corte Costituzionale prima la sospensione (in via cautelativa) e poi la bocciatura del dl varato lo scorso fine settimana.
"In seguito alla riforma costituzionale del '99, in materia di elezioni del Consiglio e del Presidente
regionale - si legge nella documentazione depositata in mattinata alla Consulta - al legislatore statale spetta il solo potere di fissare i principi fondamentali della materia, mentre è di competenza delle regioni la disciplina di dettaglio del procedimento elettorale". E sul tema la Regione Lazio è intervenuta con la legge regionale n.2 del 2005. Il "salva liste", spiega il ricorso, solo "elude il limite posto al legislatore statale dall'art. 122, comma 1, della Costituzione", ma va oltre, poiché "nelle materie di spettanza del legislatore regionale, come quella in esame, solo quest'ultimo può interpretare le norme esistenti".
La Regione Lazio lamenta poi l'invasione del decreto legge "nella sfera riservata al legislatore statale", che è ancora più grave ed evidente se si tratta di una disciplina solo fittiziamente interpretativa ma in realtà innovativa". Un'invasione che si concretizza in due "mosse": la presentazione delle liste entro i termini stabiliti non più presso la cancelleria ma con il solo ingresso nei locali del Tribunale; e nel punto in cui "trasforma la carenza delle forme richieste ab substantiam per la validità dell'autenticazione in una 'irregolarità meramente formale".
Nel dossier della Regione Lazio si chiede inoltre di dichiarare illegittimo il dl perchè "vulnera la funzione giurisdizionale ed altera le garanzie del giusto processo in contrasto con gli articoli 24,102, 104 e 11 della Costituzione, oltre che per violazione degli articoli 72, comma 4, e 77, comma 2, sulla riserva di legge e per assenza di presupposti di necessità e urgenza del decreto". La Corte Costituzionale deciderà giovedì prossimo, 18 marzo, sulla richiesta di sospensiva del decreto salva-liste.
"Ci hanno costretto a fare un decreto per una violazione di norme espletata da chi aveva il dovere di farle rispettare", afferma Ignazio La Russa, difenedendo la scelta del governo. "Io ho chiesto scusa per un errore di leggerezza: sapendo che c'erano tensioni, dovevamo presentare le liste il giorno prima. D'ora il poi le liste - osserva il ministro della Difesa - le presenteremo il primo giorno per evitare che giudici che fanno errori così marchiani ci impediscano di correre".
La Russa nota che su 100 liste presentate in tutta Italia "solo su una c'è stato un problema, perchè un magistrato, spalleggiato da una che ha nell'ufficio la foto del Che, per carità rispettabilissima, ha violato la legge perchè la lista dovevano accettarla e scriverci sopra 'con riserva': il vero, l'unico problema è che la lista non è stata presentata".
"Hanno fatto un pasticcio loro - replica Bersani - hanno fatto un decreto su misura sbagliando la misura". Il segretario del Pd risponde a Berlusconi che aveva parlato di disegno dei giudici e della sinistra contro il Pdl: "Ma che disegno! Se la sono cercata loro: hanno fatto un pasticcio loro, hanno fatto un decreto su misura sbagliando la misura. Cosa vogliono da noi? Si mettano tranquilli e ci consentano di fare una campagna elettorale che parli di lavoro, di scuola e di sanità".
(11 marzo 2010)










