di Giampiero Guadagni
Tutti d'accordo sull'utilità dell'arbitrato per le controversie in materie di lavoro, escludendo che le clausole compromissorie poste al momento dell'assunzione possano riguardare il licenziamento.
Tutti d'accordo sulla posizione della Cisl: Uil, Ugl, Cisal e Confsal; Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confapi, Confartigianato, Cna, Cia, Coldiretti, Confagricoltura e numerose altre parti sociali.
Tutti d'accordo, eccetto ancora una volta la Cgil che nel calderone delle motivazioni dello sciopero di ieri ha messo anche questa vicenda.
"Uno sciopero politico", lo definisce Raffaele Bonanni. La Cgil, sottolinea il segretario generale della Cisl, "scende in piazza con uno sciopero per fare politica e non sindacato. La riprova sono le bandiere di partito: oggi c'erano solo bandiere politiche. E l'altro aspetto inedito è che dall'inizio della Repubblica mai il sindacato ha messo in piedi uno sciopero durante la campagna elettorale: è una vergogna". Osserva Bonanni: "In piena crisi si possono fare proteste di sabato, ma non sprecare i soldi dei lavoratori e mettere in difficoltà le imprese. E non si capisce contro chi scioperino in questo momento".
Sulla questione dell'arbitrato, aggiunge il numero uno di Via Po, "Epifani gira la pizza ogni giorno. Prima ha detto che era sotto attacco l'articolo 18, e abbiamo fatto l'accordo con tutte le associazioni imprenditoriali dove si chiarisce che l'articolo 18 non sarà minimamente toccato. Finito questo problema, sollevato in modo volutamente sbagliato, ora non fa che accampare altre discussioni: loro abbaiano e a noi tocca risolvere i problemi". La verità, afferma il segretario generale della Cisl, "è che alla Cgil non andrà bene mai niente. Ha bisogno solo di confusione, deve fare il suo congresso e ha bisogno di sostenere alcuni politici: lo faccia, ma senza disturbare gli altri".
D'altra parte, lo sciopero di ieri è fallito. Osserva Paolo Mezzio, segretario confederale organizzativo della Cisl: "Ancora una volta la Cgil dà i numeri. Lo sciopero della Cgil è stato un fallimento sia sul versante delle adesioni sui luoghi di lavoro, sia per la scarsa partecipazione alle manifestazioni di piazza o presso i vari presidi regionali e territoriali". Infatti, sottolinea Mezzio, dai dati in nostro possesso, la percentuale di adesione si aggira intorno all'8-10% tra i lavoratori del settore pubblico e tra il 10-12% per il settore privato. Anche i numeri dei partecipanti alle manifestazioni forniti dalla Cgil - 40 mila persone a Milano, Padova, Roma e Firenze - in realtà, si aggirano mediamente tra le 3 e le 5 mila persone, così come al dato fornito su Napoli, 30 mila e su Genova, 15 mila, risponde, in realtà, una partecipazione rispettivamente di 3mila a Napoli e 1.500 a Genova. Contestiamo, dunque, in maniera netta il milione di partecipanti che appare inverosimile".
Da questi dati, prosegue Mezzio, "si evidenzia ancora una volta il netto fallimento della strategia della Cgil che nel perseguire, in una fase di così difficile campagna elettorale, l'obiettivo della contrapposizione a tutti i costi, rischia ancor di più di indebolire ed isolare la forza del movimento sindacale, nel momento in cui le emergenze ed i problemi del mondo del lavoro necessitano, invece, di posizioni unitarie e di confronto costruttivo con le controparti datoriali e le istituzioni". La Cisl, conclude Mezzio, "si augura vivamente che la Cgil possa ritrovare una linea che favorisca la tutela di lavoratori, pensionati, famiglie e giovani".
Intanto fioccano i commenti positivi all'avviso comune da parte di tutti i soggetti firmatari.
Apprezzamenti trasversali anche dal mondo politico, almeno quello più rispettoso dell'autonomia sindacale. C'è naturalmente da tener conto, in molti silenzi, della manifestazione di oggi a Roma promossa dal Pd con la partecipazione dell'Italia dei valori contro il decreto salva-liste voluto dal Governo.
(12 marzo 2010)










