LE IMPRESE. "Pil +8-10%, per noi grandi opportunità"

 

Con un'economia che nel 2010 crescerà ad un ritmo di circa l'8-10%, con l'atteso 'boom' dei consumi che aumenteranno più del Pil e con grandi investimenti in ricerca e sviluppo, la Cina si presenta come il principale motore della crescita globale. Una destinazione obbligata, dunque, e anche una grande opportunità per le imprese italiane. Ne sono convinti il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, e il presidente della Fondazione Italia Cina, Cesare Romiti, che ha presentato il primo rapporto annuale della Fondazione dal titolo La Cina nel 2010. Scenari e prospettive per le imprese. Quello che emerge dalla relazione è un quadro fatto di luci ed ombre: se è vero, infatti, che per le aziende italiane le occasioni in terra cinese sono molte, dal settore sanitario a quello alimentare e dei beni di lusso, è altrettanto sicuro che l'accesso al mercato, a causa di un protezionismo crescente, sarà sempre più difficile.

Comunque, nessuna società con ambizioni globali può permettersi di ignorare il gigante asiatico. "Rischi di protezionismo ci sono - ha sottolineato Romiti - ma la Cina rappresenta una grande opportunità e le opportunità si colgono anche correndo dei rischi". Del resto "la Cina diventerà il più grande mercato del mondo e, in breve tempo, la prima potenza economica mondiale", ha aggiunto il presidente della Fondazione Italia Cina. Sulla stessa linea, il direttore generale di Confindustria che ha assicurato: "Noi come Confindustria abbiamo un interesse molto forte nei confronti della Cina che, da molto tempo, è diventata una potenza economica e politica di primissimo piano". Inoltre il paese asiatico, più di altri paesi emergenti, rappresenta, secondo Galli, "un'opportunità e un fattore di stabilizzazione" a fronte della crisi economico-finanziaria che ha colpito tutte le economie.

Il direttore generale di Confindustria ha poi insistito sul fatto che la crisi "non è solo congiunturale, ma molto profonda" e per questo "come Confindustria ci chiediamo quali saranno i fattori di crescita nei prossimi decenni e lo spostamento del nostro export e dei nostri investimenti verso i paesi emergenti, in particolare verso la Cina, appare fondamentale". A tal proposito Galli ha
citato uno studio del Centro Studi di Confindustria, sui consumatori benestanti, le persone cioè con reddito procapite superiore ai 30mila dollari annui ai prezzi del 2005, al 2030. Dalla valutazione del Csc emerge che oggi i consumatori benestanti sono 958 milioni nel mondo: 800 milioni si trovano nei paesi avanzati, i restanti 158 in quelli emergenti. Nel 2030, però, la situazione cambierà decisamente: nei paesi avanzati i consumatori benestanti aumenteranno di 80 milioni, mentre in quelli emergenti di ben 414 milioni, per la metà solo in Cina. Ecco perchè le imprese italiane "possono giocare una carta fondamentale in Cina", ha auspicato Galli.

Dalla lettura del Rapporto emerge che, nonostante il leggero calo subito negli ultimi mesi del 2008 e nel primo trimestre del 2009, da aprile in poi l`economia del colosso asiatico si è ripresa, la fiducia dei consumatori è risalita velocemente e la crescita è ripartita. La contrazione degli investimenti esteri prevista per il 2010 sembra essere inferiore alle aspettative. Secondo la Fondazione Italia Cina, il 2010 sarà un`altra annata positiva per la Cina con rischi limitati che vanno dalla possibile impennata dell'inflazione, che potrebbe attestarsi al 4-5%, alla volatilità del settore immobiliare fino all'apprezzamento della valuta.
L`economia cinese continuerà a crescere rapidamente per tutto il 2010 e anche i consumi hanno mostrato una ripresa particolarmente positiva e, secondo il Rapporto della Fondazione Italia Cina, continueranno a crescere trainati dall'aumento esplosivo della classe medio-bassa (redditi annuo tra i 4.000 ed i 12.000 dollari), che vedrà una crescita dagli attuali 100-200 milioni a 500-600 milioni di persone entro il 2020. Dal 2010 in avanti, la Fondazione prevede invece che il principale driver della domanda sarà la crescita della classe medio-alta (redditi annui superiori a 12.000 dollari), destinata ad espandersi dagli attuali 10 milioni a 70-100 milioni circa nello stesso periodo - una popolazione di dimensioni pari ad un paese quale la Germania.

Contestualmente si sta assistendo ad una urbanizzazione vertiginosa. Secondo le stime della Fondazione Italia Cina, con una crescita di quasi 20 milioni di abitanti all`anno, l`urbanizzazione non potrà coinvolgere solo le attuali 4 principali metropoli cinesi: entro il 2020, la Cina avrà altre 70-100 città con oltre un milione di residenti (oggi l'Unione Europea ha solo 35 città con questi
volumi).

 

11 marzo 2010

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