Talk show, il consiglio di amministrazione della Rai conferma lo stop

POLITICA

 

di Ilaria Storti

Dopo settimane di incertezza, sentenze, decisioni revocate e sit-in di protesta a Viale Mazzini, il Cda Rai mette un punto alla saga della par condicio confermando la sospensione dei talk show. La decisione giunge al termine della riunione convocata per esaminare la sentenza del Tar che venerdì scorso ha accolto il ricorso di Sky e La7 contro il regolamento dell'Autorità di garanzia nel periodo della campagna elettorale. La linea del Cda Rai è passata a maggioranza con cinque voti favorevoli e quattro contrari, con l'invito al direttore generale di viale Mazzini, Mauro Masi, a rivolgersi alla commissione di Vigilanza per studiare eventuali strade alternative. Secondo il consiglio di amministrazione, tocca alla Commissione di Vigilanza decidere se ripristinare i dibattiti politici televisivi.
La decisione del Cda si è resa necessaria dopo il "conflitto" tra Tar del Lazio e Agcom. Il tribunale amministrativo aveva, infatti, sospeso - dopo un ricorso di Sky e Mediaset - un provvedimento dell'Authority per le comunicazioni, che equiparava i programmi di approfondimento delle emittenti pubbliche a quelli della Rai, imponendo le regole della par condicio sulla presenza equilibrata dei politici in video. Poche ore dopo l'Agcom annullava la propria decisione, chiedendo però alla Commissione parlamentare di vigilanza e alla Rai di rivedere a loro volta le proprie decisioni.
La decisione del Cda è stata accolta da numerose critiche. Il presidente della Rai, Paolo Garimberti, si è detto amareggiato per "la divisione", evidente in seno al Consiglio, e "per la mancata ripresa dei talk show". Polemiche roventi anche sul fronte politico. Nel Pdl la decisione del Cda è stata definita corretta nel merito e nel metodo dal portavoce Daniele Capezzone. Pioggia di critiche dall'opposizione. "Una cosa da pazzi - ha detto il leader del Pd Pierluigi Bersani - in un Paese moderno, occidentale, avanzato che si decida ad un certo punto di spegnere la luce. Il centrodestra della commissione di Vigilanza e del consiglio di amministrazione della Rai non vuole che si parli della situazione del Paese". Intervenendo sull'impossibilità di un reale confronto pre-elettorale - anche se in questo caso l'ostacolo più che la par condicio è stato il caos-liste -, il leader dei Radicali Marco Pannella è giunto a chiedere il rinvio "delle elezioni regionali a fine aprile, per consentire un minimo di campagna elettorale, dopo tutto questo casino che è successo".
L'Agcom, intanto, resta al centro delle polemiche, dopo le rivelazioni sull'inchiesta della procura di Trani che coinvolge un suo membro, Giancarlo Innocenzi. Il componente dell'Agcom è accusato di concussione (nell'ambito dell'indagine su tassi usurai che sarebbero stati applicati a carte di credito dell'American Express) ed è al centro di intercettazioni telefoniche in cui il premier farebbe pressioni affinché l'Authority blocchi alcuni programmi Rai, tra cui AnnoZero. Allegate agli atti ci sarebbero tredici conversazioni di Innocenzi con il presidente del Consiglio, e cinque dello stesso premier con il direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Il Guardasigilli Angelino Alfano ha parlato di "abuso di intercettazioni a strascico", vale a dire conversazioni captate nel corso della prima indagine e poi utilizzate nel nuovo fascicolo, e ha disposto l'invio degli ispettori in procura. Ieri, dopo un'esplicita richiesta di chiarimento del premier, la procura di Trani ha confermato che il presidente del Consiglio è formalmente indagato.

Il Tar del Lazio blocca il regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che "congela" i talk show politici in periodo elettorale. Il Tar accolto così la richiesta di Sky e Telecom Italia Media. Richiesta che secondo i giudici risulta non sprovvista "di profili di fondatezza".

Il Tribunale amministrativo del Lazio ha detto sì a Sky e Ti Media, ''considerato che a conclusione di una prima delibazione - spiegano i giudici nella motivazione - propria della fase cautelare, risultano non sprovviste di profili di fondatezza del ricorso le censure dedotte avverso la delibera impugnata", nella parte in cui è prevista la normativa relativa ai talk show in periodo elettorale, che ha di fatto ha portato alla sospensione dei programmi di approfondimento. Il Tribunale ha fissato l'udienza di merito al 6 maggio.

La decisione del Tar non cambia le regole dei talk show, spiega Marco Beltrandi, dei Radicali, membro della Vigilanza e autore del regolamento della stessa Commissione sulla par condicio per la Rai. "Il Tar Lazio - spiega  - avrebbe sospeso un solo comma, il 2, dell'articolo 6, della delibera dell'Agcom che applica la par condicio alle televisioni private in occasione delle regionali del 27 - 28 marzo 2010.

Qualora tale notizia si riveli fondata occorre chiarire che : 1) si tratta di sospensiva, il Tar non è entrato nel merito, lo farà solo il 6 maggio; 2) la sospensione del comma 2 dell`art. 6 non riguarda le nuove norme approvate per i talk show, che sono soltanto al comma 5 dell`art. 6 della delibera dell`Agcom; 3) la delibera della Vigilanza sulla Rai tv è stata invece pienamente confermata dal Tar Lazio che ha rigettato la richiesta di sospensiva avanzata; 4) anche qualora il Tar Lazio avesse sospeso il comma 5, dell'art. 6, la motivazione del Tar sarebbe smentita nel merito dal fatto che trasmissioni come Matrix e Terra hanno continuato ad essere messe in onda, anche prima di ogni sospensiva, dimostrando che non è il regolamento ad aver imposto un qualunque stop".

"A prescindere da tutto questo - aggiunge Beltrandi - qualora le televisioni private e la Rai stessa  ritenessero di voler rivedere l'assurda decisione di bloccare i talk show per non voler rispettare le blande - rispetto ad altri Paesi - norme sulla par condicio nell'ultimo mese della campagna elettorale, io quale estensore del regolamento e noi come soggetto politico radicale non potremmo che compiacercene, essendo esattamente quanto chiediamo con insistenza da settimane, mentre denunciamo l`incredibile ulteriore sabotaggio operato dalla Rai tv della campagna elettorale con le tribune non ancora calendarizzate, dopo 10 giorni dal giorno in cui sarebbero dovute cominciare". 

"La sospensione del Tar è una chiara bocciatura della norma-bavaglio imposta dalla destra in commissione di Vigilanza Rai", commenta Paolo Gentiloni del Pd. "Quella norma era in contrasto con la legge sulla par condicio  che distingue chiaramente tra programmi di informazione e tribune elettorali, e violava apertamente la sentenza 155 della Corte Costituzionale. Ora - spiega Gentiloni - la Rai deve intervenire, il cda di viale Mazzini non può che prendere atto dell'interpretazione del giudice amministrativo. I programmi giornalistici devono riprendere subito anche in Rai: un silenzio riservato alla sola tv pubblica sarebbe, a questo punto, un vero e proprio scandalo". Il Consiglio di Amministrazione della Rai è stato convocato in seduta straordinaria per lunedì prossimo 15 marzo alle ore 12.

"Il Pd vorrebbe comizi televisivi finali, nelle due ultime settimane di campagna elettorale, di Santoro e Travaglio, senza regole e senza parità, con la consueta aggressione contro Berlusconi e il linciaggio verbale di qualche ospite malcapitato", ribatte Daniele Capezzone portavoce del Pdl. "L'onorevole Gentiloni e il Pd sono molto confusi - aggiunge - non c'è, oggi, nessun bavaglio. Se il Pd ha dubbi, può chiederne notizia al relatore del provvedimento approvato in Commissione di vigilanza (ovviamente, non toccato dalla pronuncia di oggi del Tar, che riguarda le reti private), che si chiama Beltrandi, ed è un radicale eletto nel Pd e iscritto al gruppo del Pd, lo stesso di Gentiloni e Bersani". 

"Il buon senso alla fine prevale", commentano il presidente e il segretario dell'Ordine nazionale dei giornalisti, Lorenzo Del Boca e Enzo Iacopino. "Il Tar restituisce ai cittadini il diritto di sapere per una scelta consapevole in occasione delle elezioni regionali e mette i giornalisti in condizione di onorare il loro dovere di informare". (cdl)

(12 marzo 2010)

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