SINDACATO. La Ces che verrà (quando verrà)

EUROPA

 

di Giacomina Cassina

In una Bruxelles gelida, durante la riunione del Comitato Esecutivo della Ces (9 e 10 marzo), sono rimbalzati due argomenti di cui non si poteva non discutere. Come dicono i francesi, erano assolutamente "incontournables": il primo riguardava gli effetti della crisi di bilancio e di credibilità in Grecia, con le preoccupazioni di tutti i sindacati per una eccezionale difficoltà che potrebbe non essere limitata alla Repubblica ellenica; il secondo, strettamente correlato al primo, era la proposta di costituire un Fondo Monetario Europeo (Fme), su cui le cancellerie e i gabinetti dei vari governi europei si scambiavano freneticamente opinioni e mettevano "paletti".

L'Esecutivo Ces ha affrontato entrambe, votando una risoluzione di sostegno ai lavoratori greci (e, a parte, un'altra di solidarietà al popolo birmano), appoggiando in linea di principio, la costituzione di un Fme, ma ampliando il discorso a tutta una serie di misure di carattere finanziario accennate nel messaggio che la Ces invierà al Vertice di primavera e meglio specificate in un documento che rappresenta una valorizzazione politica del grande lavoro di approfondimento che la Ces ha fatto sulla crisi finanziaria fin da prima che la stessa crisi fosse riconosciuta ufficialmente.

Tra l'altro, il documento contiene la proposta che la Cisl avanza da alcuni anni, di costituire un fondo comunitario per investimenti infrastrutturali, ricerca e promozione di un'economia "verde", attraverso l'emissione di Euro bond. Il documento riprende anche un altro antico cavallo di battaglia della Cisl, ossia l'imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax): potrebbe trattarsi di un prelievo fiscale simbolico, ad esempio di 50 centesimi di euro su 1000 euro di transazione, ma permetterebbe di costituire risorse aggiuntive per il bilancio comune.

Infine, il testo auspica anche che siano messe in atto le varie proposte volte a rendere trasparenti i mercati finanziari, a combattere i titoli tossici e a metter fine la spirale dei bonus e dei dividendi pagati oggi da banche e istituti finanziari che sono stati responsabili della crisi e che hanno ricevuto enormi aiuti: le risorse pubbliche che, in termini di prestiti, garanzie e trasferimenti, sono stati dati alle banche ammontano, solo in Europa, a 3.600 miliardi di euro.

Il secondo argomento che ha impegnato a fondo la discussione all'Esecutivo è stata la preparazione del Congresso Ces che si terrà tra poco più di un anno ad Atene (dal 14 al 19 maggio 2011). Una scadenza che la Ces sta preparando con non poche difficoltà, visto che la Segreteria è rimasta amputata dei due Segretari generali aggiunti rientrati ai rispettivi Paesi per assumere altri incarichi.

Non solo, l'intera segreteria dovrebbe essere rinnovata al Congresso perché tutti i componenti arriveranno alla scadenza statutaria dei due mandati: ciò impone di anticipare la scelta delle candidature in modo che l'Esecutivo possa esprimersi entro l'anno in corso. Il Congresso, poi, eleggerà secondo le sue prerogative.

Ma i dolori della Ces non finiscono qui: da alcune confederazioni affiliate viene riproposta, con insistenza spesso arrogante, l'esigenza di ridurre drasticamente il numero dei segretari confederali (il Dgb propone 3 segretari e 4 capi dipartimento, per ragioni "finanziarie e di efficacia"). In altre parole, tutto sembra in discussione.

In effetti, il problema è uno: che cosa vogliamo che la Ces sia? Un sindacato che rappresenta i bisogni, contratta le rivendicazioni e tutela i lavoratori europei o un'organizzazione di raccordo generico tra sindacati nazionali che viene di volta in volta chiamata a svolgere qualche missione di lobby, quando i suoi "committenti" ne hanno bisogno?

La Cisl, appoggiata da Cgil e Uil, ha spiegato chiaramente, nel suo intervento che presto, molto presto e nelle sedi appropriate (Direzione ed Esecutivo) bisognerà decidere una volta per tutte che Ces vogliamo. Solo dopo troveremo gli aggiustamenti statutari e finanziari necessari. Il Segretario Generale John Monks si è impegnato a preparare un documento in tal senso che sarà discusso nelle prossime riunioni degli organi statutari (Direzione d Esecutivo).

Alcuni altri interventi (Commisiones Obreras, Cfdt) hanno sottolineato che i precedenti congressi di Praga e di Siviglia hanno indicato piste di lavoro importanti che sono rimaste in parte o in toto non perseguite: per il Congresso di Atene non si dovrà inventare nulla, ma approfondire alcune - poche - priorità e dotarsi degli strumenti per realizzarle.

Dobbiamo, ha detto il segretario generale della Cgt, fare un Congresso che sia una vera e concreta risposta a quanto oggi chiedono i lavoratori in tutti i nostri paesi, non ci possiamo permettere un congresso "di crisi". In altre parole, ci dovremmo avviare verso un Congresso di "consolidamento". Ammesso che si riesca a consolidare anche la CES, impedendo che le ansie efficientistiche e finanziarie di alcuni non portino, invece, allo smantellamento del sindacato europeo.

(12 marzo 2010)

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