La strategia europea per il 2020 non può funzionare senza un percorso sociale in grado di dare all'Ue degli standard di lavoro più equi, riduzione ed eliminazione delle differenze economiche e sociali tra gli Stati Membri, la promozione dei negoziati collettivi, maggiore sicurezza per i lavoratori e una flexsecurity che non si deprima in una flessibilità non tutelata. Lo scrive la Confederazione europea dei sindacati (Ces) in una dichiarazione inviata al prsidente del Consiglio europeo Van Rompuy, al presidente della Commissione europea, Barroso, al presidente del governo spagnolo, Zapatero, al presidente dell'Ecofin Juncker, al presidente della Bce Trichet, a due settimane dal Summit europeo di primavera del 25 e 26 marzo.
"L'Europa sociale è sotto pressione - afferma la Ces - una pressione che aumenterà se i governi si concentreranno su premature strategie di uscita dalla crisi". Il rischio, osservano i sindacati europei, è che si scatenino gravi conseguenze sociali, con la disoccupazione giovanile, nello specifico, "che ha gia livelli catastrofici in numerosi Paesi e non riceve la giusta e coordinata attenzione" dei governi, in paragone a quanto è stato fatto invece per soccorrere banche e finanza.
L'Unione europea, invoca la Ces, deve impegnarsi sulla riduzione della disoccupazione, con un nuovo piano di investimenti pari all'1% del Pil europeo, "che metta in campo nuove politiche industriali verdi". I lavoratori Ue premono per una governance economica europea, per un programma di protezione dei lavoratori e dei servizi pubblici essenziali, e di lotta all'evasione fiscale. Non solo dunque una strategia economica di medio-lungo periodo (e nè tantomeno una exit strategy dai piani anti crisi che si considera affrettata), ma un impegno immediato per rispondere adeguatamente alle cause della crisi economica e alle sofferenze dell'occupazione.
Pi.Ar.
(12 marzo 2010)










