INDISCREZIONI - Le Poste in Telecom? Sarmi ci pensa

FUSIONI E ACQUISIZIONI

 

di Ester Crea

Poste Italiane pronte ad entrare in Telecom Italia? L'ipotesi non è nuova. Ma oggi l'amministratore delegato di Poste, Massimo Sarmi, intervenendo in una trasmissione televisiva, ha dichiarato apertamente il proprio interesse. "Siamo sempre una grande infrastruttura di rete dati, di cui i telefonini sono una componente importante - ha detto Sarmi - è chiaro che sempre di più oggi le funzionalità di comunicazione tradizionale si trasformano in servizi dati. Auguro all`operatore di telecomunicazioni il miglior successo. Se si dovessero poi determinare delle opportunità, credo che l`integrazione delle infrastrutture di telecomunicazioni con le nostre piattaforme di servizio possano dare valore aggiunto al paese".
Lo stesso Sarmi, d'altra parte, è un ex manager Telecom. Fu lui a fondare Tim e a portarla negli anni '90, ancora sotto le Partecipazioni Statali, a livelli di leadership mondiale nella telefonia mobile.
Del resto, nell'eventualità in cui Telefonica dovesse gettare la spugna, chi potrebbe prendere il suo posto, come maggiore azionista, se non lo Stato che nel 1998 decise di uscire da Telecom cedendola prima a Fiat e poi a Colaninno? Magari non direttamente lo Stato, alle prese con un formidabile debito pubblico che la crisi ha accresciuto, ma un'azienda statale, eppure liquida, efficiente e in buona salute, anzi l'unica banca italiana che navighi in buone acque: Poste Italiane. Sarmi, realizzando i suoi sogni, guiderebbe anche solo indirettamente Telecom Italia. E non è detto che farebbe male, anzi.
L'ipotesi più probabile, comunque, è che Poste Italiane possa entrare in gioco, nell'ipotesi di uno scorporo della rete. Un dibattito che, ormai a più riprese, investe il gruppo da più di tre anni, e precisamente dal settembre 2006, da quel famoso piano predisposto da Angelo Rovati, l'ex consigliere economico dell'allora premier Romano Prodi. In quel caso, nella grande società a cui ne fosse affidato il controllo e la gestione, le Poste potrebbero entrare insieme, ad esempio, alle Poste, alle Ferrovie, ai grandi investitori istituzionali come la Cassa Depositi e Prestiti. Se poi volessero entrarci anche gli altri player, da Vodafone a Fastweb o H3g, non ci sarebbe nulla di male.
Ma c'è un 'ma'. Telecom, si è sempre detta contraria a qualsiasi tentativo di separazione delle rete, considerando il dibattito definitivamente chiuso con la nascita di Open Access, la divisione creata proprio per garantire una maggiore apertura della rete ai concorrenti. "In nessun Paese è stato fatto lo scorporo della rete perché rischia di creare più danni che vantaggi, quindi non vedo perché si debba fare in Italia", ha più volte spiegato l'amministratore delegato del gruppo, Franco Bernabè. Anche Telefonica, primo azionista di Telco, sarebbe contraria a un'eventuale separazione del network: il presidente, Cesar Alierta, considera la rete un'importante leva competitiva per l'offerta di servizi innovativi e di qualità.

(12 marzo 2010)

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