Ci sono anche cinque aziende italiane tra quelle europee implicate, secondo un rapporto di Amnesty international, in un commercio internazionale di strumenti tortura. A pagina 34 del Rapporto di Amnesty, curato dalla fondazione di ricerca Omega è pubblicata una tabella nella quale vengono menzionate cinque compagnie italiane: Defence System Srl, Access Group srl, Joseph Stifter s.a.s/KG, Armeria Frinchillucci Srl e Psa Srl.
Le cinque aziende sono coinvolte in un commercio internazionale di arnesi finalizzati alla tortura (congegni fissati alle pareti delle celle per immobilizzare i detenuti, serrapollici in metallo e manette e bracciali che producono scariche elettriche da 50mila volt) tra il 2006 ed il 2010. Insieme alle aziende italiane la tabella menziona tre compagnie belghe e due finlandesi.
Il rapporto verrà formalmente preso in esame giovedì 18 marzo a Bruxelles, nel corso della riunione del Sottocomitato sui diritti umani del Parlamento europeo. Amnesty International e la Omega Research Foundation chiedono alla Commissione europea e agli stati membri dell'Unione europea di tappare le falle legislative illustrate nel rapporto e di applicare e rafforzare la normativa esistente.
"L'introduzione di controlli sul commercio di strumenti di tortura, dopo un decennio di campagne da parte delle organizzazioni per i diritti umani, ha rappresentato una pietra miliare dal punto di vista legislativo. Ma tre anni dopo la loro entrata in vigore, diversi stati europei devono ancora applicarli o rafforzarli" - ha dichiarato Nicolas Beger, direttore dell'Ufficio di Amnesty International presso l'Unione europea.
"Le nostre ricerche mostrano che dal 2006, nonostante i nuovi controlli, diversi stati membri tra cui Germania e Repubblica Ceca hanno autorizzato l'esportazione di strumenti per operazioni di polizia e di controllo dei detenuti verso almeno nove paesi, in cui Amnesty International ne ha documentato l'uso per infliggere torture. Inoltre, solo sette stati membri hanno dato seguito agli obblighi legali di rendere pubbliche le loro esportazioni. Temiamo che qualche stato non li stia prendendo sul serio" - ha commentato Brian Wood, direttore del dipartimento di Amnesty International che si occupa di questioni militari, di sicurezza e di polizia.
Le scappatoie legali esistenti, spiega Amnesty, permettono inoltre ad alcune aziende di commercializzare strumenti che non hanno altro scopo se non quello di infliggere torture e maltrattamenti.
Sono 5 le principali conclusioni del rapporto;
- tra il 2006 e il 2009, la Repubblica Ceca ha autorizzato l'esportazione di prodotti quali manette, pistole elettriche e spray chimici, mentre a sua volta la Germania lo ha fatto per ceppi e spray chimici, verso nove paesi dove le forze di polizia e di sicurezza avevano usato quei prodotti per praticare maltrattamenti e torture;
- aziende italiane e spagnole hanno messo in vendita manette o bracciali elettrici da applicare ai detenuti. Una scappatoia legale permette tutto questo, nonostante si tratti di prodotti simili alle "cinture elettriche", la cui esportazione e importazione sono proibite in tutta l'Unione europea;
- nel 2005 l'Ungheria ha annunciato l'intenzione di introdurre l'uso delle "cinture elettriche" nelle stazioni di polizia e nelle prigioni, nonostante la loro esportazione e importazione siano vietate in quanto il loro uso costituisce una forma di maltrattamento o di tortura;
- solo sette dei 27 stati membri dell'Unione europea hanno reso pubbliche le loro autorizzazioni all'esportazione, nonostante tutti siano legalmente obbligati a farlo;
- gli stati membri paiono ancora poco informati sulle attività commerciali in corso al loro interno. Dopo che cinque stati membri (Belgio, Cipro, Finlandia, Italia e Malta) avevano dichiarato di non essere a conoscenza di aziende che commercializzassero materiali inclusi nei controlli, Amnesty International e Omega Research Foundation hanno individuato aziende operanti in tre di questi cinque paesi (Belgio, Finlandia e Italia) in cui prodotti del genere vengono apertamente commercializzati su Internet. (cdl)
(17 marzo 2010)










