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CSM, l'affondo di Mancino

POLITICA

"C'è una rudezza, a volte una vera e propria violenza, anche nel linguaggio, che rende impossibile mantenere in forme di dialogo costruttivo il rapporto tra istituzioni, ordini e poteri dello Stato che è fisiologico e necessario per il buon funzionamento della Repubblica. Al contrario, eccessi verbali da una parte - sempre la stessa - gettano discredito indiscriminato e provocano repliche a volte giustamente definite fuorvianti". L'affondo del Csm alle intemerate di Silvio Berlusconi sui magistrati che "condizionano il voto" arriva da Nicola Mancino, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura. 

Parlando a Milano alla commemorazione di Guido Galli, ucciso da Prima Linea Mancino ha preso a pretesto proprio dagli anni di piombo e dal consenso che in quel periodo aveva la
magistratura: "Scattò un positivo riflesso di solidarietà nazionale". Oggi, ha spiegato il vice presidente del Csm, la minaccia del terrorismo "non è più nei termini pericolosamente ultimativi nei quali si presentò negli anni Ottanta". Mancino si è poi chiesto se oggi il clima politico e sociale "nel quale la giurisdizione viene esercitata sia paragonabile a quello degli anni del terrorismo e di conseguenza se i magistrati possano sentirsi, oggi come allora, circondati da un generale consenso: vediamo, sappiamo che, purtroppo, non è così".  

"Anche oggi, come durante i terribili anni di piombo - ha continuato - i magistrati che svolgono correttamente la propria funzione, hanno diritto di sentire attorno a sè la solidarietà dell'opinione pubblica e delle istituzioni. Sanno che l'otterranno se sapranno rispondere alla domanda di giustizia che sale dal Paese rimanendo nel solco della legittima autonomia e indipendenza e rispettando la sovranità altrui, ispirandosi ad un modello di giudice giusto, indipendente e imparziale, quale è quello designato nella Costituzione". Il clima politico attuale è molto diverso da quello degli anni del terrorismo, ma è importante per Mancino sviluppare il dialogo, "anche perché lo scontro verbale può creare fenomeni di terrorismo".

Il Csm intanto ha deciso che non ci sarà l'istruttoria sull'ispezione disposta dal ministro della Giustizia alla Procura di Trani. La Sesta Commissione che esaminato il fascicolo aperto due giorni fa, non acquisirà quindi il mandato ispettivo nè ascolterà gli ispettori inviati nell'ufficio giudiziario dal ministro della Giustizia Alfano. Si parla invece di una "risoluzione di carattere generale" sui i principi che regolano i rapporti tra ispezione e segreto istruttorio.

"Non c'era la necessità di fare attività istruttoria sull'ispezione in corso alla procura di Trani, anche perchè nessuno dei magistrati di quell'ufficio ha segnalato al Csm problemi o irregolarità nel rapporto con gli 007 inviati da Alfano", ha spiegato Ezia Maccora, presidente della Sesta Commissione del Csm. Una decisione che tuttavia non può essere interpretata come una marcia indietro.

"Non c'è stata nessuna frenata - ha sottolineato Maccora -  perchè non c'è stata alcuna accelerazione. Noi ci siamo mossi nell'ambito della richiesta che ci è arrivata dal Comitato di presidenza, che ha tracciato una strada ben precisa, ribadita dal Presidente della Repubblica e ritenuta assolutamente condivisibile da tutti i componenti della Commissione. Peraltro non ci risultano problemi legati all'ispezione in corso e quindi non abbiamo avuto la necessità di fare attività istruttoria". (cdl)

(18 marzo 2010)

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