di Ilaria Storti
Un'eredità fatta di idee che sono state la linfa degli accordi più importanti degli ultimi 20 anni e di un metodo che, carsicamente, si è imposto nei momenti più felici della storia politico-sindacale recente. E' questo il lascito che Ezio Tarantelli ha lasciato al Paese e che ha contribuito sostanzialmente, non solo al lodo Scotti e all'accordo di San Valentino, ma anche all'accordo del 23 luglio 1993. Un'eredità che esperti, politici e sindacalisti hanno celebrato nel primo giorno del convengo "Occupazione, relazioni industriali e capitale umano-L'attualità del pensiero di Ezio Tarantelli", organizzato da Cisl, Fondazione Tarantelli, insieme alla famiglia e a "La Sapienza" di Roma. "Non c'è altra strada alla concertazione - afferma il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni -, mentre l'antagonismo può essere una carta solo quando non c'è altra possibilità. L'Italia non prospera attraverso l'antagonismo sterile, ma prendendoci ciascuno le proprie responsabilità". Le idee di Tarantelli sulla concertazione e il confronto a oltranza, la ricerca di soluzioni "win-win", lo scambio politico, sono allo stesso tempo attuali e latitanti nel panorama politico italiano. "Credo che se tutti stessero lontani dalla politica - sottolinea Bonanni, riferendosi ai sindacati - potremo trovare elementi comuni come fatto in passato. Tanto è vero che quando c'è esasperazione in politica, alcune parti del sindacato più sensibili alla politica si dissociano sempre".
Oltre alla fede nel confronto sistematico e libero da pregiudizi, altro elemento del successo delle idee di Tarantelli è certamente la sua concezione del ruolo di studioso. Tarantelli era fautore di una scienza economica non astratta ma totalmente calata nel contesto storico-politico. Da qui gli anni di studi sulle cause anche extra-economiche dell'escalation inflattiva. "Egli - ricorda il professor Riccardo Fiorito - non vedeva nell'inflazione qualcosa che bisognava subire ma qualcosa da governare. Il suo era un approccio progressista perché era rivolto la futuro. Il suo metodo consisteva nel legare le analisi e i modelli ai fatti sociali e puntare su un futuro in cui gli individui siano centrali". Un approccio che molti sindacalisti, studiosi e politici non prendono in considerazione. "Perché - si chiede il professor Antonio Pedone - non siamo stati all'altezza di Tarantelli? Probabilmente perché aveva doti fuori dal comune: creatività, coraggio e onestà intellettuale. Era uno studioso non 'organico' al mondo accademico". Non a caso in molti citano una riflessione dell'economista proprio su quel mondo: "L'economia rischia di esibire i suoi eleganti modelli in un teatro accademico chiuso per lavori, mentre il dramma della disoccupazione, dell'inflazione e del conflitto industriale si consuma fuori". Una frase quasi profetica. "Tuttavia - sottolinea l'ex segretario generale della Cisl, Pierre Carniti - il più alto onore delle vittime è non venire accostato ai suoi carnefici. Ai suoi sicari non si può concedere la simulazione di un significato politico. Nè dobbiamo ammette una relazione, sia pure antagonistica, tra Tarantelli e i suoi assassini".
(26 marzo 2010)
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Una ferita mai rimarginata. Quella di Ezio Tarantelli e della sua morte assurda, una mattina di 25 anni fa. Una morte di croce, si direbbe. Domani, 26 marzo, e dopodomani 27 marzo, la Cisl ricorda l'economista ucciso dalle Brigate rosse con un convegno internazionale presso la facoltà di Economia dell' Università La Sapienza di Roma (via del Castro Laurenziano, 9). "La tragica morte di Ezio Tarantelli, che fu molto vicino alla Cisl, è una ferita che non si è mai rimarginata " , sottolinea Raffaele Bonanni. "Ancora una volta vogliamo ricordarlo con grande affetto e riconoscenza".
"A lui - spiega il segretario generale della Cisl - dobbiamo l'intuizione di una politica di anticipo dell'inflazione, attraverso la concertazione tra Governo, imprese e sindacato. Tarantelli fu il precusorse lungimirante della necessità di una politica di tutti i redditi e di un sistema contrattuale più legato alla produttività aziendale ed alla partecipazione dei lavoratori. La sua lezione è ancora attualissima".
Tarantelli, venticinque anni dopo: dal conflitto allo scambio
di Raffaele Bonanni
Ezio era un intellettuale libero animato da una grande passione civile e sociale. La sua avventura umana, breve ma straordinaria, ha ancora molte cose da insegnarci. Le politiche da lui ispirate e sostenute sono riuscite, pur fra alti e bassi, a guadagnare cittadinanza, salvando il paese da cadute rovinose. Anche l'intesa sul nuovo modello contrattuale può essere ritenuta figlia del suo pensiero, e forse non è un caso che la Cgil si sia ancora una volta tirata indietro. La difficoltà di capire il nuovo e anticipare il cambiamento si ripropone come un ostacolo pesante sulla via della crescita nazionale, rischia di riportarci a periodi di paralisi e confusione,
Come Marco Biagi e Massimo D'Antona, anche Ezio Tarantelli aveva messo i suoi studi e la sua esperienza internazionale al servizio del paese che, da riformatore vero, voleva migliorare con la forza delle idee, il confronto con la realtà, l'impegno quotidiano. Non con il ricorso alle teorie eleganti, alla vuota demagogia, alle pose rivoluzionarie.
Era un utopista, nel senso nobile della parola. La sua era un'utopia a favore dei deboli, contro l'arroganza dei forti; di quelli che ostacolano il cambiamento, avendo privilegi antichi da difendere e trovando alleati inconsapevoli nell'estremismo populista e antagonista.
Ha sacrificato per questo la sua vita. Le sue idee facevano paura perché colpivano nel segno. Contro chi inseguiva sterili parole d'ordine o predicava l'adattamento passivo alle leggi del mercato, dimostrava che si potevano determinare avanzamenti decisivi per le persone e la comunità. Perciò la sua lezione continua a guidarci.
Tarantelli si misurava con la dura emergenza della disoccupazione e dell'inflazione di quegli anni. La sua ricerca partiva dai malanni che affliggevano i sistemi economici più avanzati e che, nel caso italiano, sembravano senza sbocco. Le antiche ricette non bastavano, le nuove incontravano il rifiuto di governanti e oppositori o i timori di studiosi e forze sociali.
Dalla cappa di conformismo e rassegnazione potevamo venir fuori solo grazie a uomini coraggiosi, che sacrificassero rivalità e preclusioni per guardare al nostro destino di nazione. Tarantelli fu uno di questi e trovò nella Cisl interlocutori attenti. Insieme abbiamo percorso un cammino troppo breve ma esaltante, di cui gli siamo grati e conserviamo memoria.
Politiche virtuose ed efficienti sono perseguibili solo se si ha l'animo di abbandonare gli errori del passato e se le idee nuove camminano sulle gambe della società civile e delle sue organizzazioni.
L'impegno caparbio e illuminato di Tarantelli per contrastare l'inflazione fu una vittoria della democrazia di cui si giovarono soprattutto i lavoratori e la povera gente. Lo ha più volte richiamato il presidente Carlo Azeglio Ciampi, per il quale il pensiero e l'azione di Tarantelli hanno ispirato il decennio seguente, ponendo le premesse di qual "patto sociale" per la ripresa che, nel 1992 e nel 1993, ci ha salvato dalla paralisi e ci ha tenuti agganciati all'Europa.
Tarantelli operò con lucida umiltà perché le strategie cooperative, basate sulla responsabilità reciproca e la condivisione di obiettivi generali, avessero la meglio sul conflitto e lo scontro. Fu anche un convinto assertore di politiche attive del lavoro che rafforzassero il ruolo negoziale e partecipativo del sindacato; di una flessibilità negoziata e tutelata; di una forte lotta alla disoccupazione, vista come il male più dannoso e più probabile in assenza di strategie anticipatrici concordate a livello europeo. I giorni che attraversiamo ci confermano la bontà del suo metodo riformatore, che alle fughe illusorie o alle chiusure pregiudiziali preferisce la ricerca paziente e rigorosa di soluzioni concertate, dettate dagli interessi comuni e dalle attese dei più deboli.
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(25 marzo 2010)










