di Silvia Boschetti
Il piano anticrisi per rilanciare l'Antonio Merloni e rimettere in moto gli stabilimenti dello storico gruppo di elettrodomestici è pronto. L'accordo di programma tra Governo e Regioni a favore dei territori e dell'indotto di piccole imprese coinvolti è stato firmato ieri nella prefettura di Ancona.
Alla vertenza sono interessati circa 10 mila lavoratori, tra diretti ed indotto, dislocati dei diversi siti che si trovano lungo l'Appennino centrale: dalle Marche, all'Umbria, fino all'Emilia Romagna.
In tutto sono 70 i milioni di euro messi a disposizione così suddivisi: 35 milioni di euro dal ministero, 20 milioni dalla Regione Marche e circa 10 ciascuno da Umbria ed Emilia Romagna.
Obiettivi principali dell'accordo sono incentivare i soggetti che vogliono acquisire asset della Merloni; sostenere i fornitori che hanno il 30% del fatturato legato al gruppo fabrianese (pacchetto indotto); favorire la diversificazione dell'economia con nuovi progetti.
Prevista anche la prosecuzione della Legge Marzano, ricordiamo che il gruppo è in amministrazione straordinaria da un anno e mezzo, con relativa copertura dei lavoratori.
Alla firma hanno assistito rappresentanti dei sindacati e una delegazione della China Machi Holdings Groups, che ha consegnato al ministro una manifestazione di interesse.
Soddisfazione in casa sindacale per la firma di questo accordo anche se resta tutta la consapevolezza di essere solo all'inizio del percorso, sul quale tenere alta l'attenzione, per la ripresa della Merloni, azienda colpita da una crisi industriale tra le più forti del nostro Paese.
"La firma di questo accordo - commenta Raffaele Bonanni, ieri nel capoluogo marchigiano in occasione della cerimonia di consegna delle targhe agli ex segretari della Cisl di Ancona per le celebrazioni del 60° anniversario della Cisl - rappresenta la prima tappa che è stata traguardata grazie all'impegno del governo centrale, ma, soprattutto, delle Regioni Marche e Umbria e delle parti sociali". per il segretario generale della Cisl quello messo a punto è "uno schema necessario per salvare l'Italia: una concreta collaborazione che ha permesso di raggiungere un risultato importante e positivo sul fronte degli investitori, salvaguardando, così, la produzione e l'occupazione e, proprio su quest'ultimo fronte non abbassiamo la guardia". Ma la Cisl non perde di vista anche l'impegno a cui è chiamata. "Come sindacato - ribadisce Bonanni - raccogliamo il testimone e rilanciamo l'attenzione sulla responsabilità diffusa a garanzia dell'occupazione dei lavoratori dell'Antonio Merloni".
Alla base di questo importante risultato un grande lavoro di squadra capace condurre di far emergere la strada più opportuna per proseguire.
"Questo accordo - afferma Luigi Sbarra, segretario confederale Cisl - è il frutto di una forte pressione sociale che il sindacato e la Cisl in modo particolare, insieme ai lavoratori, ha esercitato da diversi mesi, sia a livello nazionale che nelle regioni interessate alla vertenza. Tuttavia siamo convinti che questo sia solo un primo passo, seppur basilare, per cercare di risolvere la vertenza. Da adesso saremo vigili sull'applicazione dell'accordo, che richiede uno sforzo sinergico e di responsabilità da parte di tutti i soggetti pubblici firmatari dell'intesa". Il segretario confederale Cisl sottolinea, poi, che "la Cisl ha tenuto un comportamento di assoluta responsabilità, ma ora chiede che i contenuti dell'intesa si concretizzino velocemente per rilanciare il tessuto industriale e produttivo, e per salvaguardare il lavoro e l'occupazione".
Di svolta importante sulla quale costruire il futuro dell'Antonio Merloni parlano anche i metalmeccanici cislini che seguono questa vertenza senza risparmiarsi.
"È una svolta importante nella vertenza - spiega Anna Trovò, segretario nazionale Fim - che coinvolge soggetti e istituzioni a diversi livelli che hanno scelto di collaborare alla ricerca di soluzioni per questa grave crisi industriale. L'accordo di programma consente, dopo il risultato negativo dei bandi del 2009 per la cessione delle attività del gruppo, di mantenere in essere l'amministrazione straordinaria e, quindi, di garantire ai lavoratori le tutele ad essa collegate quanto ad ammortizzatori sociali e di continuare a ricercare possibili investitori, disponibili ad insediare attività industriali nelle aree coinvolte". A questo punto per la Fim diventa necessario consolidare i punti di forza dell'accordo per potere, finalmente, guardare avanti. "È pertanto fondamentale - evidenzia Trovò - che l'accordo di programma, con la dotazione di risorse finanziarie stanziate dal ministero dello Sviluppo economico, e dalle Regioni Marche e Umbria, e con il sostegno della normativa volta ad incentivare e favorire gli investimenti nelle aree di crisi, rappresenti un nuovo pilastro al quale collegare la ricerca di iniziative industriali che diano prospettive economiche e risposte occupazionali nel territorio".
Proprio la ricerca di nuovi investitori dovrà diventare la priorità da questo momento in poi.
"La Fim si attende ora - incalza Anna Trovò - che il ministero dello Sviluppo, le Regioni e i commissari straordinari, facciano ogni sforzo nella ricerca di iniziative industriali in continuità con quelle del gruppo Merloni nel settore del bianco (elettrodomestico) o in settori diversi, senza trascurare nessuna manifestazione di interesse che dovesse pervenire in tal senso". Infine, la segretaria Fim avanza la richiesta di mettere in calendario, entro breve termine, "un incontro sindacale con gli organi della Procedura di amministrazione straordinaria rispetto alle prospettive di cessione, ristrutturazione e riconversione delle attività".
(19 marzo 2010)










