NOCERA UMBRA. La difficile quotidianità dello stabilimento

 

di Silvia Boschetti

Colle di Nocera Umbra - Pg (dal nostro inviato). Una lotta per il mantenimento della produzione di frigoriferi e per combattere l'impoverimento di un territorio provato anche dal sisma del 1997 che ha lasciato ferite ancora aperte.

Dopo il commissariamento del gruppo, avvenuto circa un anno e mezzo fa, andare avanti per i lavoratori dello stabilimento Antonio Merloni di Colle di Nocera Umbra (Pg) è davvero difficile.

E' una protesta composta quella di questi lavoratori che chiedono solo di riprendere a lavorare. "Sono arrivata nei primi di ottobre del 1997 - evidenzia Nadia Mirti, operaia Merloni di Colle di Nocera Umbra - facevamo 5 mila frigoriferi al giorno, poi, piano piano, sempre un pò di meno fino a quando la situazione è precipitata nell'ottobre 2008 con il commissariamento. Andare avanti è difficilissimo perché con 750 euro al mese non si può. Ci sono persone che non riescono nemmeno a mandare i figli a scuola, e hanno le banche addosso che a causa dell'indebitamento vogliono portare via anche la casa".

Non vanno certo meglio le cose quando a trovarsi nello stesso posto di lavoro sono marito e moglie. "È dal 1989 che io e mia moglie lavoriamo qui - spiega Antonio Cruciani, operaio Merloni di Colle di Nocera Umbra - la situazione è drammatica, specialmente in questo territorio, questa è un'azienda fondamentale anche per l'indotto e per tutti i commercianti. Ora la difficoltà è tantissima, ogni mese bisogna affrontare la vita giorno per giorno. Ci sono i disagi anche con i figli perchè se prima ti potevi permettere la normalità, adesso ci devi rinunciare. E poi la difficoltà dei figli è legata anche al domani e alla possibilità che trovino un lavoro". Cruciani però non si dà per vinto e ribadisce che ogni giorno bisogna cercare di fare qualcosa, anche se tutto è bloccato, "ci incontriamo poi sempre con gli stessi amici che sono operai e, almeno, cerchiamo di esser solidali tra di noi. Il nostro problema è capire dove va il futuro. La quotidianità è incerta e non possiamo fare i progetti".

Fino a non molto tempo fa trovare lavoro alla Antonio Merloni significava aver raggiunto una posizione sicura, ma ormai non è più così come dichiara senza trattenere la sua rabbia Angela Parlanti, operaia Merloni di Colle di Nocera Umbra. "Sono qui da 15 anni ed arrivare in questo stabilimento - dice Parlanti - era come avere un posto statale, ora siamo frustrati. Mi ricordo che nel periodo in cui c'era stato il terremoto (1997 ndr) il nostro sindaco metteva a disposizione dei cittadini uno psicologo, io invece penso che lo psicologo serva più adesso che in quel momento. La mattina ti alzi con la stessa disperazione che avevi la sera prima, la notte comincio a non dormire perché assalita dai pensieri di come andare avanti".

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