Solo con il terziario usciremo dalla crisi, un settore che vale il 71% della ricchezza prodotta nel Paese ma che deve trovare forme organizzative di tipo industriale. Questa in sintesi l'indicazione che esce dalla ricerca 'Il terziario è un'industria?' realizzata dal Censis e presentata a Roma. L'onda della crisi ha portato a una razionalizzazione del sistema d'impresa terziari. Tra i settori che hanno resistito, va iscritto tutto il mondo dei servizi sociali alla persona e alla famiglia che ha segnato nell'ultimo quinquennio l'incremento più significativo di nuovi occupati (+29,5% tra il 2004 e il 2009).
I numeri - 2,9 milioni di imprese (il 55,4% delle aziende complessive), 15,5 milioni di occupati (il 66,5% del totale), il 71% del valore aggiunto prodotto (mille miliardi di euro): questi sono i numeri dell'economia terziaria italiana.
Chi vince e chi perde - Nel mosaico rappresentato nel settore, il commercio ha registrato 136 mila cessazioni di imprese nel 2009 (più di 144 mila nel 2008). Tutti i segmenti della distribuzione commerciale sono contrassegnati da un'elevata mortalità, ma il più colpito è il commercio
al dettaglio (più di 67 mila esercizi chiusi nel 2009 e più di 70 mila nel 2008). Il comparto trasporti e logistica ha chiuso il 2009 con un saldo negativo tra imprese iscritte e cessate di quasi 7 mila unità, i servizi immobiliari con un saldo di oltre 7 mila imprese in meno. Nascono menoaziende di quante cessano di esistere, quindi un elevato turn over ma anche una sostanziale debolezza strutturale dovuta alla presenza di piccole imprese, spesso unipersonali. Il 62% delle unità produttive nei servizi è formato da un solo addetto (in Spagna si scende al 55%, nel Regno Unito al 43%, in Germania al 33%).
Bacino occupazione - Con i suoi 15,5 milioni di lavoratori, il terziario costituisce il principale bacino di impiego del Paese. Negli ultimi quindici anni, a fronte di una riduzione dell'occupazione nell'agricoltura (-468 mila posti di lavoro) e nell'industria (-72 mila), il terziario ha aumentato la propria base occupazionale di oltre 3 milioni di lavoratori (+24,2%), facendo innalzare il tasso di terziarizzazione del lavoro dal 60,3% al 66,5%. Tra le aree in consolidamento, anche la sanità e l'istruzione, segnate da crescita occupazionale (+4,8%) e rafforzamento della qualità professionale
(il 46% di lavoratori laureati). La crescita del lavoro nei servizi alle imprese (+12,5%) si è accompagnata a un forte incremento della componente dipendente, anche se vede ancora una preponderanza dei lavoratori autonomi (quasi il 40%). Il turismo e la grande distribuzione hanno poi registrato una crescita occupazionale rilevante (rispettivamente +13,4% e +14,7%), trainata soprattutto dall'incremento del lavoro dipendente (+25% nel turismo, +31,3% nel commercio all'ingrosso) mentre si avvia verso un deciso ridimensionamento il commercio al dettaglio: ha subito un calo di addetti del 7,1%.
(19 marzo 2010)










