INDIA, durissimo colpo ai farmaci 'low cost'

MONDO

 

di Manlio Masucci

I monopoli farmaceutici potrebbero mettere a repentaglio la vita di milioni di persone nel prossimo futuro; si tratta di quelle stesse persone che i farmaci generici potrebbero, al contrario, salvare. È su questa sottile linea di confine fra la vita e la morte che l'azienda farmaceutica indiana Cipla conduce da anni la sua battaglia. Una battaglia che il suo direttore, Yussuf Hamied, guida in prima persona con una certezza: se la scalata al potere delle grandi multinazionali non sarà frenata, nel giro di qualche anno i più poveri del pianeta non potranno accedere alle cure a causa dei prezzi esorbitanti imposti sul mercato.

La Cipla, una delle maggiori compagnie farmaceutiche indiane in grado di commercializzare i suoi prodotti in oltre 170 paesi in tutto il mondo, è alla testa della battaglia contro i monopoli da molti anni ma è solo nel 2004 che la sua storia riempie le pagine dei giornali internazionali grazie all'immissione sul mercato di un farmaco anti Aids venduto a un decimo del prezzo. La ricetta di quel piccolo miracolo, che permise l'abbassamento dei prezzi delle cure da 12mila a 150 dollari, era molto semplice: riutilizzazione dei principi attivi dei farmaci commercializzati dalle grandi farmaceutiche e vendita del prodotto al costo di produzione. Come è facile immaginare, il signor Hamied venne presentato dai media di mezzo mondo come un pirata e dall'altra metà come un novello Robin Hood.

A sei anni di distanza da quei fatti, la battaglia per assicurare il trattamento sanitario ai poveri del mondo è ancora nel suo vivo e, purtroppo, ben lungi dall'esser vinta. Al contrario, Big Pharma, la potentissima lobby del farmaco, ha avuto gioco facile, con la compiacenza di molti media e molti politici, nel riguadagnare il terreno perso dopo l'iniziale debacle. Quella dei farmaci anti Aids era, infatti, solo la linea di fuoco e il confronto fra monopolisti e produttori generici si è esteso praticamente a tutte le classi di farmaci.

La battaglia si è spostata, quindi, nelle aule dei tribunali, dove la vita per i produttori generici è sempre più dura a causa delle regole imposte dagli organismi internazionali, spesso approvate grazie alle pressioni delle lobby. La legge indiana sui brevetti del 1970 si basava, infatti, su un principio molto semplice: "L'India, in quanto paese in via di sviluppo e con un gran numero di poveri, non può tollerare monopoli all'interno del suo mercato". Una posizione che ha portato l'industria farmaceutica indiana a svilupparsi ed eccellere in Asia e nel resto del mondo: sono oltre 20mila le aziende farmaceutiche che hanno soddisfatto, negli anni, le richieste interne ed esterne creando, al contempo, milioni di posti di lavoro legati alla produzione e alla distribuzione di farmaci a basso costo.

La "farmacia del mondo", questo è il nome con cui l'India è stata ribattezzata per la sua indiscussa supremazia in questo campo, potrebbe però essere costretta a chiudere i battenti molto presto. Nel gennaio del 2005, il paese si è dovuto, infatti, adeguare ai Trips, gli accordi sulla proprietà intellettuale della Wto, che impediscono alle industrie locali di riprodurre i farmaci in versione generica. Un accordo che farà sentire i suoi effetti non prima del 2012 quando i farmaci coperti dalla nuova legge entreranno nel mercato a pieno regime.

Si profila, dunque, un durissimo colpo per tutta la produzione dei generici nonostante l'Organizzazione mondiale della salute e la maggior parte dei governi abbiano raccomandato l'utilizzo di questi farmaci per garantire l'accesso paritario alla sanità.

A trarre vantaggio dalla situazione saranno le grandi multinazionali mentre a farne le spese saranno i comuni cittadini di tutto il mondo. Una prospettiva allarmante per il consumatore occidentale, che vedrebbe alleggerito ulteriormente il portafoglio, ma addirittura drammatica per i paesi in via di sviluppo.

La proposta della Cipla, per evitare tale evoluzione, è già sul tavolo e si basa sul compromesso tra il vecchio sistema di libertà assoluta e il nuovo che prevede il pieno riconoscimento della proprietà intellettuale. Si tratta, in sostanza, di riconoscere due regimi differenti: quello dei paesi avanzati e quello dei paesi in via di sviluppo. Le industrie farmaceutiche indiane sono, infatti, disponibili a pagare i "diritti d'autore" ai proprietari dei brevetti ma denunciano, al contempo, che i paesi poveri sarebbero strangolati da eventuali monopoli. La globalizzazione, spiega il dottor Hamied, dovrebbe portare all'accesso universale dei trattamenti medici e non all'esclusione dei più poveri dalle cure di cui hanno bisogno.

(19 marzo 2010)

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