BARROSO: nessuna espulsione da euro zona

EUROPA

Il Trattato di Lisbona non prevede il cartellino rosso. Comunque la pensi la Merkel, e sappiamo che Frau Angela non ci è andata giù proprio tenera sui destini della Grecia a rischio default, nessuno potrà essere espulso dall'euro zona. Alla vigilia del summit del 25 e 26 marzo, Josè Manuel Barroso spegne i bollenti spiriti della cancelliera tedesca, che caldeggia l'uscita dal club euro di quei Paesi che non rispettano le regole sul bilancio.

"Secondo il Trattato di Lisbona, nessun Paese può essere espulso dall'eurozona", spiega il presidente della Commissione intervistato da France 24. Qualcosa può cambiare in futuro, ammette Barroso, ma l'esclusione di uno Stato dall'eurozona "è semplicemente impossibile". Nel breve termine, il capo dell'esecutivo europeo punta a un rafforzamento della sorveglianza sui bilanci di Eurolandia. E' la proposta che verrà formalizzata il prossimo mese

"La solidarietà - sostiene Barroso - è un percorso a doppio senso di marcia. Un Paese dell'euro zona ha degli obblighi verso gli altri Paesi della stessa area. Non si tratta solo di ricevere aiuti, ma anche di rispettare le regole che sono state decise insieme". Detto questo, il presidente della Commissione preferisce non addentrarsi in scenari che vedrebbero per esempio la Grecia rivolgersi direttamente al Fondo monetario internazionale nel caso in cui non ci fosse l'accordo sull'assistenza diretta dell'Unione europea.

"Vorrei ricordare che la Grecia così come tutti gli altri Paesi Ue sono membri del Fmi. E che gli tutti Stati membri Ue sono da molto tempo i principali finanziatori del Fmi". Non si tratta dunque di una "questione di prestigio", scandisce Barroso, ma di cercare il modo migliore per rispondere all'emergenza economica della Grecia.

Il presidente della Commissione si preoccupa di minimizzare le reazioni scomposte della Germania, chiamata da più parti a contribuire in maniera robusta all'eventuale pacchetto di intervento economico a favore di Atene: "Se la Grecia ne avrà bisogno, Berlino è pronta", assicura; precisando poi che dal governo greco non è arrivata alcuna richiesta di intervento, così come confermato dall'incontro che lo stesso Barroso ha avuto con il primo ministro greco Papandreou.

Il quale, parlando al congresso del sindcato Gsee, ha detto che la Grecia è vicina "al punto di non essere più in grado di prendere soldi in prestito dai mercati finanziari". Papandreou ha invitato i sindacati ad appoggiare il piano austerità varato dal suo governo per evitare il crack. "In tutta onestà - ha detto Papandreou - siamo quasi vicini ad uno scenario che non ci permetterà di prendere più soldi in prestito. Dobbiamo evitare di pagare tassi usurai per decenni e che farebbero sprofondare il Paese in una recessione più profonda".

"Siamo stati costretti - ha ricordato - a prendere decisioni molto dure, decisioni mai prese prima d'ora da un governo di questo Paese. I nostri sforzi hanno l'obiettivo di ribaltare questa situazione e se non facciamo sacrifici oggi, la situazione ci sfuggirà di mano". Papandreou ha chiesto a tutti un sostegno incondizionato: "Voglio le parti sociali e soprattutto i lavoratori dalla mia parte, non contro di me. Prometto a tutti i lavoratori e cittadini che i nostri sacrifici saranno premiati".

Pi.Ar.

(19 marzo 2010)

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