di Manlio Masucci
Un giorno storico per gli Stati Uniti d'America, che ottengono finalmente una riforma attesa da anni, per il presidente Barack Obama, che raggiunge il più importante degli obiettivi annunciati in campagna elettorale, e per i sindacati americani che reclamavano da anni una nuova legislazione in materia di sanità. Con 219 sì contro 212 no, la riforma del sistema sanitario è finalmente una realtà che consentirà a 32 milioni di americani di possedere una polizza entro il 2014. Non si tratta ancora di una copertura universale ma l'obiettivo annunciato di garantire, entro il 2019, un'assicurazione medica al 94% della popolazione rappresenta un passo importante in questa direzione.
"Non è una riforma radicale - ha confermato Obama - ma è comunque una grande riforma". Per i democratici si è trattato, infatti, di rinunciare alla public option, il progetto di instituire un'assicurazione pubblica con lo scopo di creare una competizione nel mercato atta a tenere sotto controllo gli appetiti eccessivi delle compagnie assicurative private. Una proposta che aveva permesso ai repubblicani di agitare gli spettri di un novello socialismo. L'ultimo compromesso a cui Obama ha dovuto accondiscendere è stato quello relativo all'aborto che aveva portato alla creazione di una fronda democratica: la riforma non prevede, dunque, aiuti statali per le donne che intendono rinunciare alla gravidanza.
Una vittoria politica di notevole spessore che va correttamente inquadrata: dopo più di un anno di dibattiti infuocati, il piano iniziale di Obama è stato, infatti, rielaborato, corretto, emendato e infine approvato senza neanche un voto repubblicano. Un fatto altamente inusuale per gli Stati Uniti che sancisce la più netta delle divisioni con l'opposizione che ha definito la riforma un mostro di Frankenstein e che, fino all'ultimo giorno, ha intonato il tarantiniano slogan Kill the bill (uccidi la legge). Insomma, un prezzo politico alto con cui i democratici si dovranno confrontare nel prossimo futuro.
La riforma punta soprattutto a garantire a un maggior numero di americani la copertura sanitaria e a ridurre la discrezionalità delle compagnie assicurative. Oltre 16 milioni di persone entreranno direttamente nel programma di assistenza sanitaria pubblica Medicaid per i bassi redditi (tutte le famiglie di almeno quattro componenti e con un reddito annuo inferiore ai 29.327 dollari) mentre la fascia di reddito superiore (tutte le famiglie di almeno quattro componenti e con un reddito annuo compreso fra i 29.327 e gli 88.200 dollari) avrà diritto ai sussidi per accedere ai piani di un'assicurazione privata.
La riforma introduce, inoltre, un maggior controllo sulle compagnie assicurative che non saranno più libere di rifiutare una polizza a persone con condizioni pregresse o far loro pagare premi eccessivi. Soprattutto, si porrà fine alle pratiche della rescissione delle polizze a individui che contraggono malattie gravi e dei tetti assicurativi che non permettono di coprire adeguatamente i pazienti bisognosi di maggiori attenzioni. Anche i nuovi livelli di disoccupazione che impediscono ai giovani di acquistare una polizza saranno tenuti in conto: i ragazzi fino a 26 anni di età potranno dunque beneficiare delle polizze dei genitori. Novità anche per quanto riguarda le imprese con più di 50 lavoratori che, dal 2014, saranno obbligate a fornire l'assistenza sanitaria ai propri dipendenti.
La riforma avrà senz'altro dei costi ma, secondo il Governo, il deficit federale si ridurrà di oltre 140 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni per via dell'ottimizzazione delle spese mediche che le nuove disposizioni favoriranno. L'aumento delle tasse riguarderà, invece, solo gli investimenti delle famiglie con un reddito superiore ai 250 mila dollari annui.
"Un momento d'importanza storica che si realizza anche grazie all'azione dei sindacati". Questo il commento di un raggiante Richard Trumka, presidente dell'Afl-Cio, la maggiore confederazione sindacale americana. Il sindacalista ha ricordato l'annosa battaglia dei lavoratori per una riforma non più procrastinabile. Nei giorni precedenti al voto della Camera, le attività del sindacato sono state frenetiche soprattutto per convincere i parlamentari ancora incerti: "La legge - ha detto Trumka - non è perfetta ma costituisce una base solida per un miglioramento del sistema a cui noi tutti stiamo contribuendo a partire dalla sconfitta della lobby delle assicurazioni private che hanno finanziato una campagna di menzogne con non meno di cento milioni di dollari". L'approvazione finale del testo al Senato è prevista nelle prossime ore e la firma di Obama potrebbe essere questione di giorni.
(22 Marzo 2010)










