di Manlio Masucci
Apple è la società con la migliore reputazione al mondo. In Italia il primo posto va a Edison, che conquista anche la medaglia d'argento a livello mondiale per il settore Energy alle spalle di E.On. È quanto emerge dalla classifica 'World's Most Admired Company' stilata da Fortune, censendo 346 aziende a livello globale.
La Apple però ammette: "Abbiamo fatto uso di lavoro minorile", e questo getta una seria ombra sulla sua reputazione. Il colosso americano, leader mondiale nella produzione di computer e Ipod, decide di giocare in contropiede e, non potendo più continuare a smentire le accuse di far ricorso ai servizi di ragazzi minorenni, ammette le proprie responsabilità impegnandosi, contestualmente, all'eradicazione del fenomeno. Nel rapporto annuale sullo stato delle aziende fornitrici, la Apple va anche oltre ponendosi alla testa delle aziende redente e virtuose che si schierano a fianco dei lavoratori lasciando così intendere, implicitamente, che anche altre imprese, soprattutto quelle concorrenti, fanno ampio uso di manodopera illegale. Così, se la notizia relativa all'utilizzo di lavoro minorile nelle fornitrici di Apple non desta particolare sorpresa, a fare notizia è sicuramente la nuova strategia "socialmente responsabile" intrapresa dall'azienda. Il rapporto consegnato ai media è, infatti, molto dettagliato su quelle che sono le pratiche che vanno contro i diritti dei lavoratori e sulle soluzioni adottate per sradicare le cattive abitudini. Abitudini che prevedono l'assunzione di giovani di 15 anni: l'ispezione ha portato alla luce almeno una decina di casi di lavoro minorile senza, però, specificare le località dove le infrazioni sono state commesse. La maggior parte dei fornitori dell'azienda americana si trova, comunque, in Cina mentre una minor parte è dislocata a Taiwan, Singapore, Filippine, Malesia, Tailandia, Repubblica Ceca e Stati Uniti. Ma non c'è solo il lavoro minorile nelle pagine del rapporto. Una delle maggiori criticità riscontrate è, infatti, quella degli orari di lavoro allungati a dismisura per far fronte alle esigenze di produzione e per battere l'agguerrita concorrenza. Secondo il dossier, ben 52 delle 102 fabbriche dove si assemblano i prodotti informatici fanno lavorare gli impiegati oltre le 60 ore settimanali, un monte di ore che va ben al di là delle 49 previste dalla legge. Le ispezioni della Apple hanno, inoltre, rilevato che molti impiegati sono costretti a lavorare sette giorni su sette mentre il 65% delle fabbriche non paga i propri operai adeguatamente e rifiuta l'elargizione dei benefit dovuti. In 24 dei 102 stabilimenti ispezionati, gli stipendi risultato al di sotto del salario minimo mensile di 800 yuan, che equivalgono a circa 85 euro, mentre solo il 61% applica tutte le misure riguardanti la salute e la sicurezza sul luogo del lavoro. Grossi problemi sono stati, inoltre, riscontrati a livello di impatto ambientale considerando che solo una piccola percentuale delle fabbriche rispetta le regole per il corretto smaltimento dei rifiuti della produzione che risultano essere particolarmente nocivi. Un'altra pratica illegale ai danni dei lavoratori scoperta dagli ispettori riguarda, infine, proprio il processo di assunzione che viene gestito da agenzie di lavoro che sovraccaricano i clienti di tasse completamente illegali. Le persone in cerca di occupazione devono spesso indebitarsi per pagare le agenzie e per ottenere il posto di lavoro. La stessa Apple avrebbe provveduto, secondo quanto riportato nel rapporto, a rimborsare agli impiegati oltre due milioni di dollari in tasse non dovute. Il maggior problema rilevato dalla Apple nella verifica e nell'eradicazione dei fenomeni di violazione dei diritti dei lavoratori è relativo alla pratica diffusa delle false testimonianze. I lavoratori vengono, infatti, istruiti dai loro datori di lavoro a rilasciare false testimonianze agli ispettori esterni al fine di preservare l'operatività della fabbrica e quindi salvare il posto. L'azienda statunitense ha, dunque, dovuto condurre ispezioni più sofisticate anche attraverso il controllo delle documentazioni, la visita ai dormitori e interviste accurate non solo agli impiegati ma anche ai manager. L'ammissione di responsabilità da parte del gigante tecnologico statunitense e il conseguente impegno a risolvere le criticità entro 90 giorni dalla loro individuazione potrebbero rappresentare un importante capitolo verso un modello più effettivo e credibile di responsabilità sociale d'impresa.
9 marzo 2010










