di Rodolfo Ricci
Il 2009 è stato l'annus horribilis per gli investimenti in capitale di rischio. Gli operatori italiani di private equity e venture capital attivi in Italia hanno investito lo scorso anno 2,6 miliardi di euro, una cifra che, dopo i valori record del 2008, segna un calo del 52%. I dati del settore sono stati presentati questa mattina in Assolombarda durante il convegno annuale dell'Aifi, l'Associazione italiana del private equity e venture capital, in base a una ricerca condotta in collaborazione con PricewaterhouseCoopers.
Il numero delle operazioni, secondo la ricerca, nel 2009 è sceso del 24% a 283, mentre le società oggetto d'investimento sono state 229. La maggior parte delle risorse investite, ovvero circa 1,7 miliardi, è stata destinata ad acquisizioni di maggioranza (buy out), nonostante un calo del 41% sul 2008. Per la prima volta, poi, le operazioni volte al rilancio di imprese in difficoltà (turnaround) si sono collocate al secondo posto in termini di capitale investito (416 mln). Considerando invece il numero di investimenti effettuati nell'anno, a prevalere sono stati i finanziamenti all'espansione, al primo posto con 112 operazioni (-16%).
Nel 2009 è ulteriormente aumentata l'attenzione verso le pmi: il 77% degli investimenti ha riguardato imprese con meno di 250 dipendenti, contro il 71% del 2008; sul piano del fatturato, il 75% delle operazioni si è concentrato su aziende con ricavi inferiori ai 50 milioni, contro il 67% del 2008.
Il settore ha subìto un rallentamento delle attività nel corso del 2009 - Anche il settore del private equity ha subìto un rallentamento nel corso del 2009. Secondo i dati presentati quest'oggi durante il Convegno Annuale dell'Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital (Aifi) è stato pari a 2,6 miliardi l'ammontare degli investimenti effettuati dagli operatori attivi nel segmento, segno che evidenzia un decremento del 52% dell'attività. La ricerca condotta da Aifi in collaborazione con Pricewaterhousecoopers - Transaction Services, sul mercato italiano del capitale di rischio.
Gli effetti della crisi finanziari si sono quindi fatti sentire e si sono manifestati anche sul numero di operazioni, che ha subito, tuttavia, una diminuzione inferiore rispetto a quanto verificatosi in termini di volumi, con 283 investimenti realizzati e un calo del 24% rispetto al 2008, quando erano state registrate 372 operazioni. Le società oggetto di investimento sono state 229.
"Il 2009 - ha affermato Mara Caverni, responsabile del private equity in PricewaterhouseCoopers - ha rappresentato l'annus horribilis del Pe non solo in Italia ma anche nel resto del mondo occidentale. È evidente, quindi, che gli investimenti e la raccolta abbiano quasi toccato i minimi storici ed i disinvestimenti siano rappresentati per l'85% da write off. Nell'ultimo anno abbiamo inoltre assistito al ridimensionamento di alcuni player internazionali sia in termini di fondi gestiti che di strutture."
Ma questi sono segnali positivi per il futuro, infatti il PE è riuscito a reagire velocemente alla crisi intervenendo su tutti i fronti: portafoglio, investitori e strutture interne,
dimostrando una capacità e una velocità di reazione, nonché di auto-selezione, non comune ad altri comparti dell'economia. Naturalmente - ha concluso Mara Caverni -
anche i primi mesi del 2010 stanno ancora scontando queste attività e le difficoltà dei mercati, ma iniziano a esserci i primi segnali di una ripresa sul fronte degli investimenti
(alcune operazioni in preparazione dovrebbero chiudersi nel 2° semestre 2010); mentre per quanto riguarda l'attività di raccolta e disinvestimento, anche a causa di fattori
esogeni all'industry (i.e. mercato borsistico, mercato del debito ecc.), bisognerà aspettare il 2011".
Nel dettaglio sono diminuiti gli investimenti, ma segnali positivi arrivano da settori non tradizionali. La maggior parte delle risorse investite (1,688 miliardi) come negli anni precedenti è stata destinata ad acquisizioni di maggioranza (buy out), nonostante un calo del 41% rispetto al 2008. Segnali positivi provengono dal segmento di early stage che ha subito un rallentamento inferiore rispetto agli altri comparti (-10% in termini di numero e -15% in termini di ammontare) e con 79 operazioni si è collocato al secondo posto per numero di investimenti. In aumento invece l'attività nei confronti delle piccole e medie imprese. Infatti il 77% degli investimenti ha riguardato imprese con meno di 250 dipendenti.
"Nel 2009 la crisi finanziaria ha influenzato gli investimenti di private equity e venture capital in Italia - ha commentato Giampio Bracchi, Presidente AifiI. - Segnali positivi,tuttavia, continuano a provenire dal settore dell'early stage, che ha subito un calo minore rispetto agli altri comparti e la cui attività può aiutare la ripresa economica. I settori non tradizionali e ad alto contenuto tecnologico, in particolare, - ha continuato Giampio Bracchi - sono quelli che hanno fatto registrare i migliori risultati nel corso del 2009,
con incrementi notevoli rispetto all'anno precedente, e su cui bisogna puntare per il rilancio dell'economia".
Rallenta inoltre l'attività di raccolta. "Nonostante i dati relativi alla componente estera della raccolta costituiscano un segnale di rinnovata attrattività del nostro mercato nei confronti degli investitori internazionali - ha commentato Anna Gervasoni, Direttore Generale AIFI - com'era prevedibile, nel 2009 la raccolta è diminuita ulteriormente rispetto al 2008, a conferma dei problemi di liquidità già presenti nell'anno precedente. Proprio per far fronte a queste difficoltà di raccolta di capitale istituzionale - ha continuato Anna Gervasoni - stiamo organizzando una missione negli Stati Uniti per presentare il mercato italiano del private equity e venture capital. Per il 2010, inoltre, sono stati programmati incontri con gli investitori istituzionali italiani".
(15 Marzo 2010)










