Una lettera sulla crisi di Porto Marghera e le perdita di posti di lavoro nel polo chimico è stata scritta dai sindacati veneziani al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con la speranza di poterla consegnare domani a Mestre al Capo dello Stato.
Nella missiva, spiega Massimo Meneghetti (Femca-Cisl di Venezia), si auspica che un intervento del Presidente della Repubblica possa "dare quella svolta radicale che da tempo i lavoratori attendono".
Nella lettera i sindacati dell'area chimica veneziana criticano il fatto che la Fiat, "sia diventato
l'unico problema esistente nel Paese» facendo dimenticare che «di problemi veri ce ne sono anche altri e non hanno nulla a che vedere con scontri che hanno poco di concreto e molto di ideologico".
"Per troppi lavoratori di Porto Marghera - viene sottolineato - il posto di lavoro è ormai un'utopia e
le uniche azioni che si sviluppano sono il costante ricorso agli ammortizzatori sociali, finchè ce ne
sono. I lavoratori di Dow, di Sirma, di Montefibre e di Vinyls, circa 600, recentemente hanno perso o stanno perdendo il loro posto di lavoro (sono più di 5000 quelli che potrebbero perderlo nel giro di qualche anno)".
Lavoratori - è scritto nella lettera - "che devono avere la stessa attenzione che Lei, Signor
Presidente, ha dedicato ai 3 operai che la Fiat ha licenziato ingiustamente nei giorni scorsi". I
sindacati sperano che per l'area di Porto Marghera si "possano trovare celermente quelle soluzioni che da tempo sono auspicate, per rilanciare questa importante realtà, creando sviluppo e occupazione" investendo anche in progetti di riqualificazione industriale. Ma c'è bisogno anche - conclude il teso - "di Istituzioni e di un Governo che smettano di litigare e che si alleino su queste idee e su questa rinnovata progettualità".
(1 settembre 2010)










