La democrazia in fabbrica

La democrazia in fabbrica

 

di Giampiero Guadagni e Ester Crea

Una normativa leggera che si innervi su una base contrattuale. E' questo il quadro di riferimento condiviso del disegno di legge bipartisan sulla partecipazione.
La conferma è arrivata negli interventi dei parlamentari che si stanno occupando della materia, da Pietro Ichino del Pd al suo collega di partito Tiziano Treu, fino a Maurizio Castro del Pdl. Il quadro è stato tracciato ieri a Roma, nella giornata conclusiva del seminario internazionale organizzato dalla Cisl e dalla Iafp (International Association For Financial Participation), il cui segretario generale Jean Michel Content ha definito "promettente" il lavoro parlamentare in corso, sul quale la Iafp sarà "attenta e vigile per verificare il risultato che sarà prodotto".
Il ddl Ichino, testo che unifica proposte diverse, è al momento in stand by dopo l'avviso comune firmato il 9 dicembre dello scorso anno dalle parti sociali (Cgil esclusa) per dare a Governo e Parlamento un anno di tempo per un monitoraggio sulle migliori pratiche concertative che aiuti così a definire limiti e potenzialità e a predisporre incentivi e benefici. Ichino, Treu e Castro sono d'accordo nel sostenere che la legge debba garantire un sostegno finanziario alla partecipazione e facilitare la sua introduzione migliorandone gli strumenti. D'altra parte, il provvedimento in discussione offre in questo senso un ampio menu di scelta: dalla partecipazione agli utili alla partecipazione al risultato di piani aziendali dalla rappresentanza dei lavoratori nei consigli di sorveglianza all'istituzione di organismi paritetici. Una sorta di cassetta degli attrezzi alla quale imprenditori e sindacati possono attingere per costruire la nuova casa delle loro relazioni. Ma questa possibilità non è ancora sfruttata.
Ichino ritiene che l'impasse degli ultimi tempi sia da imputare soprattutto alle resistenze di Confindustria, preoccupata di aprire nuovi fronti di contrattazione al livello aziendale. Preoccupazione che tuttavia sembrava superata dalla firma che Viale dell'Astronomia ha posto nel 2009 sulla riforma del modello contrattuale. Quanto al movimento sindacale, Ichino vede una "geografia distribuita su due poli": un sindacato dei diritti, che chiede certezze, pone paletti e difende l'acquisito; e un sindacato della scommessa, pronto a valutare un piano innovativo e se lo giudica adeguato a guidare i lavoratori. Al sindacato della scommessa, secondo Ichino, appartiene a pieno titolo una gran parte della stessa Cgil
E se anche Treu si dice preoccupato per le "opposte resistenze" alla normativa sulla partecipazione, il cui primo strumento sottolinea, "resta la contrattazione"; Castro punta invece il dito contro la Cgil, giudica "irripetibile" l'occasione storica per introdurre vera partecipazione in Italia e lancia Roma come terreno privilegiato di sperimentazione, così come il sindaco Alemanno aveva annunciato dal palco dell'ultimo Congresso Cisl.
E nel suo intervento conclusivo, Raffaele Bonanni ha sottolineato che la vicenda della partecipazione dimostra che una sana politica bipartisan è possibile quando si muovono forze non populiste; così come dimostra come nel movimento sindacale italiano persistano, e anzi si rinvigoriscano, posizioni antagoniste: ma che al tempo stesso è sempre più viva la presenza di forze sociali responsabili, che ritengono il sistema partecipativo la soluzione di molti problemi dei lavoratori. E questa strada, conclude Bonanni, la Cisl intende continuare a percorrere, a partire da realtà come le Poste e i servizi pubblici locali.
E a chi, come ha fatto Treu, pone la "questione irrisolta" della rappresentanza per garantire l'esigibilità soprattutto di contratti innovativi, Bonanni ricorda che è la Cgil ad aver ripudiato l'accordo unitario di due anni e mezzo fa, pressata dalla Fiom che ha scelto la via legislativa, raccogliendo firme per un disegno di legge di iniziativa popolare. La stessa Fiom che a Pomigliano, dove è la quarta organizzazione sindacale, non ha voluto riconoscere il netto risultato del referendum.

Prima di lui erano intervenuti i segretari confederali della Cisl Annamaria Furlan e Maurizio Petriccioli per spiegare la prospettiva politica in cui la Cisl inquadra il tema della partecipazione. In tempi di crisi come questi, infatti, c'è chi si arrocca e c'è chi si butta in mare aperto. La Cisl è fra questi ultimi. "Abbiamo un'occasione irripetibile per rendere il nostro sistema Paese più competitivo, restituendo al tempo stesso al lavoro la sua centralità". Così Annamaria Furlan ha chiarito il fine ultimo dell'azione politica della Cisl degli ultimi anni. Un'azione caratterizzata da tre pilastri fondamentali: la riforma del modello contrattuale, la riforma fiscale e la partecipazione, appunto.
Diversi i casi dei paesi illustrati nel corso della due giorni organizzata dalla International Association For Financial Participation: dalla Grecia a Malta, dall'Irlanda alla Bulgaria, dall'Ungheria all'Italia. Ma tutti con alcuni tratti comuni, come una maggior diffusione nei settori a professionalità elevate, tra i lavoratori a tempo indeterminato, tra i giovani e comunque là dove il mercato del lavoro presenta caratteristica di maggiore modernità. "Ciò che è emerso in questi giorni - ha sottolineato Maurizio Petriccioli, dando il là al dibattito - è che la partecipazione chiede di superare un modo retorico di guardare alle relazioni sindacali, rompendo sia con la logica della competizione al ribasso sia con la retorica del conflitto". E, a proposito di retorica, Petriccioli boccia anche quella della collaborazione. "Perché - ha aggiunto - non è vero che le parti abbiano sempre interessi in comune al tavolo, al contrario: si tratta di un traguardo che va costruito". In questo senso la partecipazione - ha spiegato il sindacalista - non è da intendersi come la panacea di tutti mali, ma come "uno strumento importante per democratizzare le relazioni industriali, in azienda e nell'economia".
Uno strumento che si plasma e si articola a seconda delle caratteristiche delle aziende, dei settori e dei territori interessati. Un esempio? Il caso delle Pmi, che in Italia rappresentano la struttura portante di tutto il sistema produttivo: dati alla mano, le aziende che non superano i 20 dipendenti in un Paese come il nostro (primo in europa per creazione di valore aggiunto nel settore manifatturiero) rappresentano il 98% del totale. Riccardo Giovani, direttore per le relazioni industriali di Confartigianato, ha spiegato come da diversi anni, nel mondo delle piccole e medie imprese, tra gli strumenti della partecipazione si stia diffondendo, in particolare quello della bilateralità. Vale a dire, una serie di organismi gestiti da sindacati e imprese per rispondere ad esigenze specifiche, ad esempio nel campo della formazione, della sicurezza sul lavoro, degli ammortizzatori sociali.
Un altro terreno di sperimentazione importante è quello delle imprese di pubblica utilità. "Noi abbiamo una grandissima opportunità per rendere queste imprese più efficienti", ha detto Furlan. Che ha ricordato come negli anni scorsi le privatizzazioni e le liberalizzazioni sperimentate nei settori dei servizi non abbiano avuto gli esiti sperati. "Sono servite per fare cassa, ma dal punto di vista dei cittadini, non si sono tradotte né nel miglioramento della qualità dei servizi offerti, né nella riduzione delle tariffe", ha sottolineato la sindacalista. Quale occasione migliore offrono invece, adesso, le municipalizzate - si è chiesta la Furlan - per dimostrare che quando i lavoratori partecipano anche l'efficienza e la qualità dei servizi offerti al cittadino migliorano? E al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che avrebbe dovuto intervenire al convegno, dopo aver lanciato al congresso della Cisl la proposta di fare della Capitale un terreno di sperimentazione, la sindacalista ha raccomandato di non interrompere questo percorso, "perché - ha concluso - questo strumento, insieme alla riforma del modello contrattuale ed alla riforma fiscale, può diventare la chiave di rilancio del nostro Paese.

(21 settembre 2010)

La prima giornata


C'è molto più del salvataggio di un'azienda storica in gioco nell'acquisizione della Chrysler da parte della Fiat. Il sindacato americano dell'auto Uaw (United Auto Workers) che è stato, insieme ad Obama e Marchionne, grande protagonista di tutta l'operazione ha suonato la sveglia anche per i sindacati al di qua dell'Atlantico.

Un segnale che la Cisl, per tradizione e per cultura, ha saputo recepire prima di altri. Vale a dire
la straordinaria opportunità che lo strumento della partecipazione finanziaria può offrire per rimuovere le asimmetrie tra capitale e lavoro. Che è poi una delle cause principali dell'attuale
crisi. Di questo si è parlato ieri a Roma nel corso di un seminario internazionale organizzato dalla Iafp (International Association For Financial Participation) e dalla Cisl presso l'Hotel H10.
"Per noi - ha chiarito"Per noi - ha chiarito Maurizio Petriccioli, segretario confederale Cisl, il tema della partecipazione non è l'ultima spiaggia per il salvataggio delle imprese, ma uno strumento attraverso il quale si democratizzano i rapporti nelle imprese e nell'economia in generale". Per la Cisl, insomma, si tratta di una prospettiva politica, con la quale i lavoratori cessano di essere solo dipendenti per diventare protagonisti dei destini delle imprese in cui lavorano. Ma per far questo - sostiene da tempo il sindacato di via Po - occorre una legislazione di sostegno all'azione contrattuale. Una legislazione che può oggi contare anche su alcuni punti di riferimento europei, come la direttiva sui Cae, la direttiva sulla società europea, la direttiva sulle fusioni trasnazionali.

Più in generale, ha spiegato Marco Cilento, che da anni segue la partita direttamente a Bruxelles, il dibattito europeo sulla corporate governance si incardina sulle dinamiche dei rapporti tra gli azionisti e gli amministratori. Dibattito alimentato da due opposte visioni: quella continentale, più volta alla tutela del management, e quella anglosassone, più volta alla tutela degli azionisti. Quanto ai lavoratori, essi sono tutelati dai diritti di informazione e consultazione all'interno dell'azienda, e dai diritti di contrattazione esercitati attraverso i rappresentanti sindacali. Tutti diritti che passano attraverso il confronto con il management. Ma quando sono invece gli azionisti a diventare protagonisti nelle strategie delle loro imprese, le relazioni industriali, così come oggi sono concepite, si rivelano insufficienti. Per questo il sindacato si pone il problema di entrare in relazione con il capitale (gli azionisti all'interno dell'impresa e il mercato finanziario al suo esterno). Pensiamo ad esempio ai casi di fusioni e acquisizioni tra aziende, o alle privatizzazioni.

Ma in Italia, a che punto siamo? Nonostante il diritto alla partecipazione dei lavoratori sia riconosciuta dalla nostra Carta costituzionale, passi avanti in questo senso negli ultimi sessant'anni ne sono stati fatti pochi. Si spiega forse anche così la difficoltà di far passare un accordo come quello su Pomigliano, pure in presenza di forti investimenti da parte della Fiat (700 milioni di euro per riportare la Panda in Italia e 20 miliardi di investimenti su tutto il comparto nell'arco dei prossimi dieci anni). "Investimenti che - ha sottolineato Michel Martone del ministero del Welfare - allor quando si trasformeranno in utili, dovrebbero rientrare in qualche misura, attraverso un successivo accordo con il sindacato, nelle tasche dei lavoratori".

La partecipazione azionaria, peraltro, in Italia, è molto meno diffusa rispetto alla partecipazione agli utili. Partecipazione che in ogni caso risulta significativa solo in alcuni settori, come l'intermediazione finanziaria e l'intermediazione immobiliare, nei settori a più elevata professionalità, tra i lavoratori più giovani in misura maggiore che tra i più anziani, tra i lavoratori a tempo indeterminato più che tra i lavoratori a termine, nelle aziende di grandi dimensioni più che nelle piccole e, soprattutto, là dove il mercato del lavoro presenta caratteristiche di maggiore modernità.

Fin qui lo stato dell'arte. La prospettiva futura sta invece in un testo di legge condiviso: in Parlamento è fermo da mesi il cosiddetto dl Castro-Ichino, il cui iter è stato congelato per espressa volontà delle parti sociali, che stanno lavorando per raggiungere un avviso comune. C'è un anno di tempo, altrimenti interverrà il legislatore. Un'occasione che la Cisl non vuole perdere.

(20 settembre 2010)

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