Bossi conferma: via Fini dalla Camera, chiederemo incontro a Napolitano

POLITICA

Berlusconi e Bossi vogliono salire al Quirinale per convincere Napolitano a dare il ben servito a quel "traditore" (il virgolettato è del premier)  che siede sullo scranno più alto di Montecitorio. E per spiegare al Colle che l'unica soluzione allo psicodramma tutto interno alla maggioranza è quello di andare a votare, per dare una "lezione" agli sfascisti dell'epopea berlusconiana. All'indomani del vertice di Arcore, il leader della Lega conferma: chiederemo di salire al Quirinale per ragguagliare il presidente della Repubblica sullo stato delle cose.

Dallo staff di Napolitano si precisa che per ora da Palazzo Chigi non è arrivata nessuna richiesta ufficiale d'incontro. Il direttivo di Pdl e Lega sta preparando lo spartito da suonare al cospetto del Capo dello Stato. Il voto anticipato, sostengono gli sherpa di "Forza Italia allargata" (il virgolettato è di Fini), necessita di essere comunicato in maniera convincente a chi, è il timore della Lega nei confronti di Napolitano, potrebbe prefererire allungare i tempi, il che sarebbe visto come un ulteriore "sostegno" politico al logoramento intrapreso dai finiani.

Napolitano, tuttavia, vuole ascoltare, prima di aprire una crisi al buio, che potrebbe servire solo a rafforzare il duopolio Lega-Pdl, anche se il Pd non sembra pubblicamente fuggire all'ipotesi delle urne a novembre. Del resto la retorica dell'opposizione ha assunto posizioni più nette nelle ultime 48 ore: la priorità è mandare a casa Berlusconi, poi si vedrà. Anche nel centrosinistra si fidano del voto anticipato? La verità è che lo stato maggiore deidemocrat guarda con miglior favore a un logoramento che che si trascini fino ai primi mesi del 2011 per poi risolversi in un governo di unità nazionale (il cui imperativo sarebbe quello di cambiare la legge elettorale) che preparebbe le elezioni del 2013: senza Berlusconi e con un Pd più incline al centro che al radicalismo rifondarol-dipietrista.

"Qualsiasi ennesimo tentativo di coprire la situazione con pezze a colori non potrebbe nascondere la crisi politica del centrodestra", osserva Pier Luigi Bersani. Il rischio vero che abbiamo davanti, sottolinea il segretario del Pd, "è che questa crisi la paghi il Paese, a fronte di politiche di governo fino a qui inefficaci e da domani completamente impotenti. Meglio prendere la strada maestra e riconoscere la crisi politica, affidandosi come la Costituzione richiede al presidente della Repubblica e al Parlamento".

Gianfranco Fini tuttavia, a sentire Giuseppe Fioroni, non può essere considerato il salvatore della patria. L'ex co-fondatore del Pdl, infatti, "non dà alcun contributo all'alternativa di governo, non è il Messia. Sbaglia chi pensa ad alleanze democratiche con lui (stoccata alla Bindi? ndr), perchè la Costituzione resta fondata sui valori dell'antifascismo e della Resistenza". Secondo il responsabile Welfare del Pd, "occorre mettere in campo un nostro progetto". Fiorni non è contrario a un governo tecnico, "ma non per fare solo la riforma della legge elettorale, in una condizione economica così critica per l'Italia, ma per affrontare problemi come il fisco e l'economia".

La richiesta di dimissioni del presidente della Camera non ha giustificazioni, secondo Beppe Pisanu, presidente della Commissione parlamentare antimafia. ''Non si vedono infrazioni costituzionali, né di tipo regolamentare che possono motivare formalmente la richiesta di dimissioni di Fini'', dice Pisanu intervenendo alla festa del Pd in corso a Torino. Le posizioni politiche del presidente della Camera possono essere infatti "criticabili e censurabili come si vuole", ma "sul resto - nota - è meglio andarci con cautela''. E non è nemmeno "prassi costituzionale", avverte l'ex ministro dell'Interno del secondo governo Berlusconi (2001-2006), che Berlusconi e Bossi chiedano un incontro al capo dello Stato per chiedere le dimissioni del presidente della Camera.

Pi.Ar.

(7 settembre 2010)

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