Non sarà la riforma delle pensioni a sistemare i conti pubblici. Lo dicono i sindacati francesi che in tutto il territorio nazionale hanno indetto scioperi e manifestazioni per protestare contro il provvedimento del governo che, innalza l'età pensionabile a 62 a partire dal 2018. Secondo la Cfdt, sono state circa due milioni e mezzo le persone che hanno manifestato nelle strade e nelle piazze delle principali città dell'Esagono.
La mobilitazione odierna fa seguito a quella del 24 giugno scorso che coinvolse circa 2 milioni di persone (800mila secondo la polizia). La scelta del 7 settembre non è stata casuale, perchè proprio oggi, alla ripresa dei lavori parlamentari, è iniziato il dibattito dell'Assemblea nazionale sulla riforma previdenziale che il governo vorrebbe adottare già ad ottobre.
La Francia è stato un Paese semiparalizzato fin dalle prime ore del mattino a causa dello sciopero dei trasporti. Solo due treni ad alta velocità su 5 circolavano, traffico a singhiozzo nel metrò parigino e voli a corto raggio di Air France dimezzati.
Parlando ai deputati dell'Ump (il partito di Nicolas Sarkozy), il primo ministro François Fillon ha rivendicato, insieme al ministro del Lavoro Eric Woerth, la "responsabilità morale" della riforma. Il Partito socialista fa loro da controcanto e afferma di voler fare "da portavoce" in Parlamento alla protesta dei lavoratori. Il Ps difende le pensioni a 60 anni, definendole "lo scudo" degli operai.
Sarkozy ha affermato che la riforma non subirà modifiche. Al massimo qualche piccolo aggiustamento, ma sul punto essenziale (62 anni per la pensione di anzianità dal 2018), il presidente francese ha confermato che non intende tornare indietro.
Secondo il ministero della funzione pubblica francese ha scioperato il 25% dei lavoratori pubblici, compresi gli insegnanti, il 16,2% degli agenti territoriali e il 17,7% del personale ospedaliero. Un'adesione superiore, conferma il ministero, a quella registrata nello sciopero del 24 giugno scorso. Secondo il sindacato Cgt, l'adesione allo sciopero alle Poste e del 35-40%, secondo l'azienda il 22,1%.
"Ci troviamo di fronte a una manifestazione di rifiuto", ha commentato lo storico Max Gallo. "Ma i francesi - ha aggiunto - vivono ancora nel sogno, nell'illusione di rappresentare un'eccezione, nell'idea cioé che esista un modello francese. E invece la Francia é un Paese dell'Unione Europea, aperto sulla mondializzazione''. La Francia, ha spiegato, "conserva ancora l'idea di un modello specifico, sembra un Paese chiuso su se stesso. Ma e' un'illusione. La Francia e' un paese europeo, aperto sul mondo. E anche se in ritardo, il realismo vince''. (cdl)
(7 settembre, ore 18.05)










