di Manlio Masucci
Un piano da cinquanta miliardi di dollari in infrastrutture per rilanciare l'occupazione. E' questa la ricetta che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha proposto in occasione del LaborDay, la festa del lavoro americana, celebratasi a Milwaukee,nel Wisconsin, alla presenza di oltre 10.000 lavoratori e sindacalisti.
Una platea in attesa di buone notizie, considerando gli ultimi dati sulla disoccupazione e l'evidente incertezza di una ripresa che ancora stenta a decollare lasciando milioni di americani fuori del mercato del lavoro. Una preoccupazione avvertita anche dal presidente Obama che rischia, nelle prossime elezioni del Midterm di novembre, di incassare una sconfitta elettorale che ne comprometterebbe l'azione per il prossimo futuro.
L'annuncio di un piano importante e di prospettiva, per immettere nuova fiducia nell'ambiente e rilanciare l'alleanza con il lavoro organizzato, era dunque nell'aria anche se difficilmente potrà essere messo in pratica prima delle prossime elezioni. I piani sulle infrastrutture ottengono, usualmente, un consenso bipartizan ma appare molto poco probabile che i repubblicani, accusati anche ieri di ostruzionismo preconcetto, facilitino la messa in atto di un programma così ambizioso e popolare alla vigilia di un'importante tornata elettorale. Insomma, per vedere partire il piano infrastrutture bisognerà probabilmente attendere almeno fino al prossimo anno.
La proposta di Obama prevede la ricostruzione e la ristrutturazione di 150 mila miglia di strade, 4.000 miglia di ferrovie e la sistemazione di 150 miglia di piste aeroportuali. Uno sforzo ingente che dovrà essere accompagnato dalla creazione di una nuova istituzione, la Banca delle Infrastrutture, in grado a sua volta di dare lavoro a migliaia di persone attraverso l'attivazione di almeno 100 uffici federali.
Si tratta di misure che beneficeranno, in particolar modo, il settore delle costruzioni come il presidente ha voluto sottolineare: "Un lavoratore su cinque nel settore delle costruzioni è senza impiego - ha spiegato Obama - e la cosa più grave è che questo settore aveva precedente assorbito buona parte dell'eccedenza del settore manifatturiero duramente provato durante la precedente amministrazione; molte di queste persone hanno dunque perso il lavoro due volte nel giro di poco tempo".
I sindacati americani possono dunque tirare un sospiro di sollievo e avere la conferma che il presidente che hanno contribuito a fare leggere non li ha abbandonati. Richard Trumka, presidente dell'Afl-Cio, ha plaudito al discorso di Obama chiedendo che il nuovo piano sia l'occasione per risollevare il "made in America": "E'il momento di creare nuovi posti di lavoro e di ritornare a un vero patriottismo economico, - ha rilanciato il sindacalista - è tempo di tornare ad esportare le cose che produciamo e non i nostri posti di lavoro". A meno di due mesi dalle elezioni, i sindacati americani confermano quindi il loro appoggio al partito democratico:"Condividiamo con i democratici - ha aggiunto Trumka - la stessa visione di un'America fondata sul lavoro e non alla mercé dei banchieri
Di fronte a un'opposizione che vorrebbe semplicemente ritornare alle vecchie strategie ultra liberiste di Bush, come ha accusato lo stesso Obama, la direzione intrapresa dall'amministrazione democratica sembra, per il momento, accontentare i sindacati. Il ministro del Lavoro, Hilda Solis, ha sottolineato, nel suo discorso, proprio lanetta inversione di tendenza in atto, anche se i risultati raggiunti non sono ancora del tutto soddisfacenti: "E' importante per noi aver invertito una tendenza - ha detto il ministro del Lavoro -considerato che un anno fa perdevamo 700.000 lavori al mese mentre negli ultimi sette mesi abbiamo guadagnato 90.000 posti al mese".
(7 Settembre 2010)










