di Giampiero Guadagni
Il mondo del lavoro chiama, il Capo dello Stato risponde. Anche la visita a Venezia per partecipare alla Mostra del Cinema è stata per Giorgio Napolitano un'occasione per sottolineare quali sono le vere priorità del Paese. Per questo, ad esempio i lavoratori di Porto Marghera che lo hanno atteso ieri, sanno che le loro speranze sono affidate in buone mani. I componenti delle Saf del polo chimico e della raffinazione, spiega il segretario generale della Femca-Cisl di Venezia Massimo Meneghetti, hanno consegnato a Napolitano una lettera per chiedergli un intervento rispetto alla situazione drammatica che si sta vivendo in quest'area strategica. "A Porto Marghera - scrivono i sindacati - sta succedendo questo: quasi un migliaio di lavoratori è sulla strada e probabilmente molti altri li seguiranno". Ma "se il nostro Paese ha subito meno degli altri l'onta della crisi è grazie all'industria e al manifatturiero. E proprio dall'industria e dal manifatturiero bisogna investire, per costruire un patto sociale che a Venezia e in Italia crei nuovo sviluppo e occupazione". Ma per questo c'è bisogno anche "di istituzioni e di un Governo che smettano di litigare e che si alleino su queste idee e su questa rinnovata progettualità".
Napolitano ha colto la palla al balzo per affermare con forza che "l'Italia vuole avere un'industria e una politica industriale, in linea con gli orientamenti europei. Poi adesso addirittura abbiamo un vuoto che bisogna chiudere": riferimento chiarissimo al ministero dello Sviluppo economico vacante da quattro mesi. C'è bisogno di questo - ha aggiunto il Capo dello Stato - per l'occupazione e per i giovani che oggi sono per noi il motivo principale di preoccupazione". Secondo Napolitano, attorno alla questione della occupazione giovanile si stringono "i nodi dell'economia".
Il richiamo accorato e forte del Presidente della Repubblica, è apprezzato e condiviso dalla Cisl. Osserva Raffaele Bonanni: "Ancora una volta ha ragione Napolitano: bisogna mettere da parte questo clima di litigiosità e di indeterminatezza della politica, e cominciare a ragionare delle questioni essenziali che stanno a cuore alla gente. L'Italia è oggi praticamente ferma al centro ed in periferia. Non possiamo più continuare così. Ci vuole una svolta nella capacità di governo e di indirizzo del Paese". Secondo il numero uno di Via Po occorre quindi "decidere subito su quali settori produttivi investire e, nello stesso tempo, avviare le necessarie riforme di sistema, a cominciare da quella fiscale, che possono aiutarci a sostenere lo sviluppo, la domanda interna e la crescita economica complessiva". La strada, ricorda Bonanni, "è quella che abbiamo più volte indicato in questi giorni. Occorre un patto sociale che deve vedere ciascuna delle parti assumersi le proprie responsabilità: governo nazionale, governi locali, banche, imprese, sindacati. Apriamo una discussione seria su quello che deve essere in questa fase così difficile e delicata il ruolo delle istituzioni, al centro ed in periferia; su che cosa possono fare le imprese e le banche". Il leader della Cisl propone inoltre di discutere anche su "come devono comportarsi i sindacati nelle aziende per recuperare competitività ed innalzare i salari dei lavoratori. A quel punto si vedrà chi vuole davvero il cambiamento di questo Paese e chi invece fa solo polemiche, populismo e chiacchiere includenti. Insomma, per tenere fede all'appello del presidente Napolitano, occorre recuperare quel clima concertativo e collaborativo che in altre circostanze il Paese ha saputo mettere in atto".










