Corden Pharma di Latina, riorganizzazione ma tutelando i lavoratori

VERTENZE

 

di Sara Martano

Giorni cruciali per gli 800 lavoratori dell'ex stabilimento Bristol Myers Squibb di Sermoneta, in provincia di Latina. Le promesse fatte dalla nuova proprietà la Corden Pharma al momento della cessione di assumere tutti i dipendenti attualmente in forze cominciano a vacillare. Il nuovo piano industriale presentato ai sindacati dalla multinazionale tedesca evidenzia una situazione di estrema criticità in cui si trova il sito di Sermoneta con perdite mensili di svariate centinaia di migliaia di euro. Un inaspettato calo di volumi di produzione ha determinato la fermata di due reparti del comparto chimico con la conseguente perdita di commesse. Per tali motivi l'azienda ha annunciato di voler aprire la cassa integrazione straordinaria per 13 settimane per 260 lavoratori a partire da metà settembre. 

Certo il momento è difficile ma inevitabile. La Corden Pharma cerca di ridisegnare una nuova organizzazione del lavoro per valorizzare il sito. L'amministratore delegato Alexander Smit e il direttore risorse umane Stefano Zigliara hanno espresso la ferma volontà di rilanciare il sito produttivo avviando tutte le azioni necessarie per individuare soluzioni indirizzate alla riduzione dei costi, all'aumento della produttività, alla ricerca di nuovi volumi produttivi ed il rafforzamento di figure professionali per l'autonomia del sito di Sermoneta. "Ridurre i costi attraverso lo snellimento di alcune strutture interne sono passaggi obbligati al fine di aumentare le produzioni e raggiungere la competitività necessaria che serve a dare nuove basi allo stabilimento - dice Roberto Cecere, segretario generale della Femca Cisl di Latina - ma di pari passo deve andare anche la tutela dei lavoratori attraverso il mantenimento del reddito e l'individuazione di percorsi che tutelino gli attuali posti di lavoro".

La Femca, già in fase di cessione dello stabilimento da parte di Bristol a Corden Pharma, aveva espresso forti perplessità rispetto ai prevedibili impatti sull'organizzazione e sui livelli occupazionali del sito. Non è un caso che i lavoratori abbiano, fin da subito, chiesto un intervento delle istituzioni a tutti i livelli per evitare che la Bristol, chiusa la procedura di cessione, non rendesse conto ai lavoratori della situazione di grande difficoltà dello stabilimento la cui responsabilità ricade fortemente sulle politiche attuate dalla multinazionale americana negli ultimi anni. 

E così i sindacati, in un incontro svoltosi ieri presso la Confindustria di Latina hanno presentato alla direzione aziendale le loro richieste: anticipazione dell'indennità di cassa integrazione da parte dell'azienda, rotazione del personale e integrazione salariale. Ma per il momento niente accordo. L'azienda si è riservata una settimana di tempo per dare una risposta. L'incontro infatti è stato aggiornato a mercoledì 8 settembre. Intanto i lavoratori dopo le assemblee hanno deciso lo stato di agitazione di tutto il personale dello stabilimento e un pacchetto di otto ore di sciopero a sostegno della vertenza da attuarsi nel caso in cui dal prossimo incontro non escano notizie positive.

(2 settembre 2010)

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