CINA. Lo strano caso del maxi ingorgo

IL CASO

C'è una storia di illegalità, e di vittime (tante) dietro il caos claustrofobico che sta paralizzando le strade della Cina. Storie di miniere che inghiottiscono lavoratori spremuti come olive e poi schiacciati brutalmente dalla stessa terra (maligna) che li accoglie e li sfama. Il traffico illegale di carbone fa da sfondo al super ingorgo che sta facendo impazzire milioni di internauti:100 chilometri di delirio sulla rete autostradale a nord di Pechino.

Perchè in Cina è tutto più grande, anche il benessere e i suoi derivati, i suoi imprevisti. Come milioni di scatole a motore costrette a bivaccare per settimane tra lo yin e lo yang; come dentro un film, il canovaccio di un incubo agorafobico girato a Cinecittà che diventà realtà superiore e deformante. E come uno spettacolo che si rispetti arriva anche il bis. Dopo l'ingorgo del 14 agosto, risoltosi dopo 11 giorni, ha superato i 100 chilometri un altra maxi frittata che sempre a nord di Pechino tiene bloccati dal 28 agosto circa diecimila mezzi.

Il "merito" della mattanza è di una selvaggia gestione del mercato del carbone, dal quale la Cina ottiene il 70% dell'energia che consuma. Non c'è solo la manutenzione delle arterie principali, come la National Expressway, a generare mostri postmoderni di lamiere fatiscenti e motori in panne. L'autostrada 110 è battuta dai centinaia di camion che trasportano carbone proveniente dalle miniere illegali della Mongolia e dalla provincia dell Shanxi, tristemente famose quest'ultime per aver inghiottito, tra esplosioni e frane, migliaia di lavoratori: 1600 i minatori morti in incidenti sul lavoro in Cina nel 2009.

L'autostrada 110 è battuta dai trasportatori illegali di carbone perchè non è soggetta a controlli, e dunque non costringerebbe gli autisti a corrompere i poliziotti che impongono loro l'alt. Oltre allo stress di camion votati al sommerso, lavori in corso e una serie di microincidenti stanno poi contribuendo a creare il quadro leggendario di un Paese che vuole entrare per diritto stra acquisito nel club sofisticato e grossolano del grande capitale. 

Pechino mostra al mondo le immagini di un Paese che vuole abbracciare il meglio e il peggio di un boom economico che avanza a due cifre, così inversamente proporzionale alla tabella di marcia di chi si è trovato intrappolato in quel pantano di cofani e carcasse afone, e a convivere per giorni con la beffa di un mondo che cambia con la velocità insostenibile di una trappola a tre corsie. 

Il cantiere Cina dunque è sempre aperto, di quei cantieri che si lasciano guardare e bestemmiare, come un ingorgo di 100 chilometri, omaggio surreale a un progresso scomposto che si vuole egualitario e tollerante. Un altro record battuto dai nipotini di Mao, un'altra medaglia al collo di un gigante economico che avanza a fari accesi, anche quando è costretto al passo d'uomo: intollerabile per una rivoluzione. (cdl)

(2 settembre 2010)

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