CARLO FELICE. Si torna al tavolo lunedì

VERTENZE

 

È saltato l'incontro di oggi pomeriggio che avebbe potuto dare il via libera all'applicazione dal primo settembre della cassa integrazione in deroga per i circa 300 dipendenti del teatro Carlo Felice di Genova. La riunione è stata riconvocata per il 6 settembre.

"Sono profondamente indignata - ha dichiarato la sindaco Marta Vincenzi nella conferenza stampa con il sovrintendente Pacor e alcuni consiglieri (Orlando per Finmeccanica, Lavatelli per Irel, Ferrari per la Regione, Fossati, come direttore di staff). A luglio quando ci siamo accorti che non c'erano neppure i soldi per pagare gli stipendi di quel mese. Sono stata io come Comune ad andare con il mio assessore al bilancio dal presidente della Carige e ad ottenere un'ulteriore anticipazione. Ma adesso si è proprio nel fondo del barile. Basta ricordare che già nel 2009 è stato chiesto alla Carige di coprire i debiti di gestione con anticipi sul Fus del 2011 che è stato ora ridotto dal Ministero del 13 per cento. Ora nessuno ci dà più anticipi".
L'incontro era previsto alle 15 in Auditorium Montale fra i sindacati nazionali, i sindacati locali, il
consiglio di amministrazione e i dipendenti. Il sindaco Vincenzi ha ricostruito passo per passo gli ultimi mesi per illustrare la drammatica, attuale situazione, partendo dall'audizione del commissario Ferrazza in Consiglio Comunale del 13 gennaio 2010, quando emerse che per la chiusura del 2010 da giugno in avanti sarebbe stato necessario reperire tre milioni: "Preso atto delle dichiarazioni - ha detto Marta Vincenzi - ci siamo subito mossi predisponendo un piano industriale e ci siamo rivolti al consulente dell'Opera di Berlino, Filippini La Rosa, il cui lavoro (completato dal sovrintendente Pacor) avrei voluto oggi consegnare ai sindacati nazionali. Il
piano prevede alcuni interventi strutturali nel processo di produzione, ma nessun licenziamento o
ridimensionamento del Teatro, fermi restando, naturalmente il Fus e i contributi pubblici. Si pensava ad una fine 2010 ancora nazionalpopolare e poi a un 2011 di effettivo rilancio".

"In questa ottica - ha proseguito il sindaco - l'entrata nel consiglio di Finmeccanica e di Irel ha
portato 5 milioni in due anni, una cifra che da sola ci metteva al riparo. E credete che Finmeccanica e Irel ci avrebbero dato questo sostegno se la nostra prospettiva fosse stata la chiusura? I problemi sono nati dopo quando, fatti i conti, si è verificata la totale mancanza di liquidità e la indisponibilità delle banche ormai a far fronte alla situazione.
"La legge Bondi, il taglio del Fus, la mancata erogazione di 625 mila euro che ci spettano dal Ministero sulla base della legge del 2004 - si è accalorata Marta Vincenzi - hanno reso ancora più complessa la situazione; per anni si è andati avanti con anticipi su finanziamenti successivi, ora non è più possibile. Con la crisi generale, le banche non si fidano più e del pool che prima ci sosteneva è rimasta solo la Carige che ha fatto quello che poteva ma non va oltre".
Di qui la necessità di arrivare subito alla cassa integrazione: "La nostra preoccupazione - ha ribadito il sindaco di Genova - è garantire subito i lavoratori. Pensiamo anche a quei dipendenti di ditte esterne che da oltre due mesi non sono pagati dal Teatro per mancanza di liquidità. A loro non pensa nessuno. Noi vogliamo il rilancio del Teatro e la salvaguardia dei posti di lavoro".
"La Finanziaria - ha aggiunto Marta Vincenzi - ha imposto al Comune tagli per 65 milioni. Ebbene, ho insistito perchè non si toccasse minimamente il contributo al Teatro. Farei questo se ne volessi la chiusura? Avrei dato lo scorso anno tre milioni in più per chiudere con la Regione la causa del fondo pensioni se il disegno fosse stato la chiusura? La cassa integrazione è l'unica arma che abbiamo per arrivare in fondo al 2010: essa non significa licenziamenti, chiusura, garantisce solo un minimo di stipendio a chi lavora nel Teatro. Speriamo di farcela e che la riunione con i sindacati fissata per il 6 settembre dia i risultati che ci aspettiamo".
E la conclusione è stata dedicata al "modello Genova": «In questo momento - ha osservato il sindaco - il modello Genova per il teatro è disastroso, Torino ha un bel modello, altre città sono migliori di noi. Noi vogliamo che il modello Genova sia altro, sia quello della rinascita. Per questo ho chiamato in consiglio Garrone: non dimentichiamo che fu lui nel 1991 con tredici miliardi di sovvenzione a permettere al Carlo Felice di alzare il sipario".
Da parte loro i rappresentanti di Finmeccanica e Irel hanno tenuto a sottolineare che nel caso
arrivasse un commissario, loro si ritirerebbero dal consiglio facendo mancare un contributo finanziario davvero importante. (Cdl)

(1 settembre 2010)

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