Tremonti, in agenda fisco e federalismo ma anche Sud e Dpef

ECONOMIA

 

di Rodolfo Ricci

Dopo un'estate sulle montagne, come d'abitudine, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, torna dietro la "mitica" scrivania di Quintino Sella al Tesoro. Molti i dossier aperti per il titolare di via XX Settembre anche se dal prossimo mese il nodo principale da sciogliere è quello politico: la tenuta della maggioranza parlamentare e la verifica dei 5 punti proposti dal premier. E tra questi molti riguardano proprio Tremonti: la riforma fiscale, gli ultimi decreti sul federalismo, il Mezzogiorno. Ma sul tavolo c'è anche la nomina del presidente della Consob e la presentazione delle nuove stime macro .Molti gli argomenti in agenda di Tremonti.

Semplificazione fisco - L'obiettivo è sempre quello: ridurre la pressione fiscale. Ma è sempre quello anche il limite: non gravare sul bilancio dello Stato. Per questo il ministro che ha già avviato il "cantiere" della riforma fiscale punta piuttosto al "disboscamento" della "selva" fiscale. Per poi arrivare al calo della pressione entro fine legislatura. Ma - come già detto da Tremonti - occorre "prudenza e consenso", non fosse altro che per l'enorme debito pubblico.

Ultimi decreti federalismo, a regioni mix tasse - Mancano ancora tre decreti attuativi e riguardano Regioni, costi della sanità e Province. I provvedimenti dovrebbero arrivare in settembre. Tra i progetti che il ministro dovrà vagliare c'è quello del leader del Carroccio Umberto Bossi che più volte nei giorni scorsi ha detto che punterebbe a cedere alle regioni e ai comuni parte delle tasse oggi concentrate al 'centro', una sorta di "mix tra Irpef e Iva".

Mezzogiorno e Banca - Lo sviluppo del Sud Italia è uno dei cinque punti sui quali il Governo testerà la fiducia del Parlamento. L'approccio di Tremonti al tema è strettamente legato alle novità che saranno introdotte con il federalismo.
Il che, per il ministro, significa innanzitutto puntare su una maggior responsabilità nell'impiego delle risorse. Ancora 'fresco' lo strappo di Tremonti che accusò di "cialtroneria" i governatori del Mezzogiorno 'rei' di non aver speso 40 miliardi di fondi Ue. Tra gli strumenti operativi scelti da Tremonti per intervenire a Sud anche quello della Banca per il Mezzogiorno. A giugno il comitato promotore dell'istituto ha scelto McKinsey come advisor per il piano industriale. Il super-consulente deve definire la dotazione patrimoniale, le modalità di conferimento del capitale, la struttura dell'istituto. Poi il piano industriale dovrebbe essere sottoposto all'attenzione del ministero e della Banca d'Italia.

Dpef diventa Sdfp e arriva a settembre - Dovrebbe arrivare in Parlamento entro il prossimo 15 settembre in una nuova formulazione: non più il Dpef ma il Dfp (decisione di finanza pubblica) che poi, dopo un emendamento del Pd sul quale il governo è stato battuto alla Camera, è diventato il Sdfp, cioè lo 'schemà di decisione di finanza pubblica dando così maggior potere di intervento al Parlamento. Il documento conterrà comunque le proiezioni del Governo sugli andamenti 'macrò. A partire da quello del Pil che, per l'anno in corso, è attualmente fissato nella Ruef presentata a maggio a +1% (+0,8% la crescita già acquisita nei primi 2 trimestri). Il deficit quest'anno dovrebbe attestarsi al 5% del Pil.

Nomine - Formalmente Tremonti, per prassi, dovrà esprimere un suo parere per il nuovo presidente della Consob (il posto è vacante da un paio di mesi quando Lamberto Cardia è andato a Ferrovie). Ma è chiaro che al di là della prassi l'opinione del ministro su questa delicata 'casellà è assai importante. Due, allo stato, i nomi dei papabilì: il viceministro all'Economia, Giuseppe Vegas e il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà.

Arriva la svolta federalista per i tributi comunali. I proventi sugli affitti dal prossimo gennaio non saranno più tassati con l'Irpef: si potrà pagare un'aliquota fissa al 25%, ma la cosiddetta "cedolare" potrà scendere al 20% per i canoni "agevolati" nelle aree ad alta densità abitativa. Per l'aliquota dell'attesa imposta municipale bisognerà invece attendere il 30 novembre. L'imposta, poi, si fa in due: per la "prima" Imu bisognerà attendere il 2014: sarà pagata sul possesso degli immobili (escludendo le prime case) e anche sulle compravendite: in questo caso l'incasso, che finirà nelle casse dei comuni, sarà del 3% per le prime case e del 7% su tutti gli altri cespiti. Ci sarà poi una seconda Imu, "facoltativa", che riunirà le attuali imposte sull'occupazione di suolo pubblico e sulle affissioni ( Domani Speciale di "Conquiste" sul Federalismo fiscale a cura di Rodolfo Ricci

(1 Settembre 2010)

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