Fisco, Tremonti scivola sulla tassazione delle rendite

Gli incontri di Levico

 

di Francesco Gagliardi

Levico (dal nostro inviato) - Per cogliere il clima della tavola rotonda conclusiva della Festa della Cisl che si è chiusa domenica mattina a Levico con gli interventi di Raffaele Bonanni, Enrico Letta e Giulio Tremonti, bisogna fare un passo indietro di una decina di minuti dall’inizio della stessa. Il vicesegretario del Pd e in ministro dell’economia non sono ancora arrivati. Sergio Rizzo ha appena snocciolato i costi della politica e alcune cifre sull’evasione fiscale. Una, in particolare, colpisce per la chiarezza del dato. Nel 2009 in Italia sono state vendute 206mila auto di lusso (costo medio 103mila euro cadauna), ma i contribuenti che hanno denunciato un reddito di oltre 200mila euro nello stesso anno sono stati solo 77.273. Lo scarto non è da poco. Sono 128.727 evasori che molto probabilmente possono permettersi non solo l’auto di lusso ma anche molto altro, se è vero - come fa notare Rizzo - che il 64% degli yacht ormeggiati nei nostri porti è intestato a nullatenenti o a società di comodo.
Il ministro, abile politico, non vede le slide di Rizzo. Si presenta nelle vesti del buon padre di famiglia, parlando della riforma fiscale chiesta a gran voce da Bonanni, e dice che ci vuole ancora attenzione e prudenza con i conti dello Stato. Perchè i motivi che hanno causato la crisi sono ancora tutti presenti. E che con il debito che abbiamo, schizzato al 120% rispetto al Pil, non possiamo rischiare di fare il passo più lungo della gamba: o si imbocca una fase di crescita o i margini di manovra per un intervento sul fisco sono ridotti.
”Non sono affatto tormentato”, dice il ministro rispondendo a Maroni che il giorno prima lo aveva punzecchiato, il problema è che ”non ci sono i soldi”: ”Non si può andare al bar e dire ’da bere per tutti’, e alla domanda 'chi paga?' rispondere 'pagate voi’”, dice Tremonti. ”Mi verrebbe da dire - aggiunge - vi faccio la riforma e voi mi trovate 80 miliardi”. Perchè io, prosegue, due o tre idee ce l’ho. I testi sono già scritti. Tutti dicono che ci vuole la riforma ma nessuno dice ”ecco i soldi”. Io vi dico che avendo da pagare 70/80 miliardi di interessi sul debito è difficile che riusciamo a trovarne altrettanti per fare quello che servirebbe. Si può fare qualcosa, ma con prudenza e non in deficit. I costi di una riforma, secondo Tremonti, si possono coprire con quanto si può ricavare da un taglio ai costi della politica e dai tagli alla spesa pubblica. Occorre che ”per tutti gli incarichi pubblici - dice - non si prenda più della media europea. Non è più accettabile avere un costo differenziale con l’Europa”. E poi: ”Cosa rispondete se vi dico tagli alle spese militari”? La risposta è scontata e l’applauso pure.
Il ministro frena sui ritocchi all’Iva e indica quello dell’evasione fiscale come ”un enorme serbatoio” che ha già dato e che ”ancora può dare molto”. Poi, però, non avendo visto le slides di Rizzo, pattina maldestramente sulla tassazione delle rendite finanziarie. Ci vuole prudenza sulle rendite finanziarie perchè, dice, ”sono il risparmio delle famiglie”. Già, ma quali famiglie. Di sicuro non quelle di lavoratori dipendenti e pensionati che i risparmi se li sono mangiati.
Letta, animale con un buon fiuto politico, non si lascia scappare l’occasione e piazza la proposta volpina: ”Bisogna superare il vitalizio parlamentare - dice come se fosse appena sceso da Marte - ed io lo posso dire senza demagogia perché in Emilia Romagna abbiamo tolto il vitalizio ai consiglieri regionali".
Bonanni, sentita l’antifona tremontiana, pianta il chiodo: ”se i soldi devono venire dall’evasione - dice - allora vanno strette le ganasce”. E pure le agevolazioni vanno riviste con criterio. Perchè, conclude il segretario generale della Cisl, ”chi compra una casa da 200mila euro non è nelle stesse condizioni di chi ne compra una da un milione e passa”.
(13 giugno 2011)

Domani su conquiste quotidiano altro servizio sui costi della politica

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di Ester Crea

Levico Terme (dal nostro inviato) - Relazioni industriali in primo piano, in vista dell'incontro tra Confindustria e sindacati, atteso per la prossima settimana. Obiettivo: un avviso comune che garantisca l'applicabilità degli accordi sottoscritti. Questo è ciò che ora preme alle imprese, che hanno bisogno di certezze per fare gli investimenti. E questo è ciò che preme ancor di più alla Cisl. "Perché - ha sottolineato il leader di Via Po, Raffaele Bonanni, nel corso di un confronto con il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bomabassei, dal palco del Palalevico - ne va della credibilità e della forza contrattuale delle parti". E per il sindacato - Bonanni lo ha ribadito più volte - la missione fondamentale resta proprio quella di stipulare i contratti. Per questo servono le regole per stabilire chi può fare gli accordi nelle fabbriche. Come? Meglio con un accordo interconfederale con la Cgil, - ha ribadito il leader della Cisl - ma se questo non sarà possibile, allora andrebbe bene anche una norma leggera.
Dopo gli accordi su Fabbrica Italia la questione della rappresentanza è esplosa. Ma il problema, in realtà, i sindacati se lo erano già posto. Tre anni fa la soluzione sembrava a portata di mano. Poi la Cgil si tirò indietro rispetto ad un‘intesa che allora era stata votata da tutti gli organismi confederali, fuorché dalla Fiom (che non si era riconosciuta nella posizione sua confederazione). Da lì i rapporti tra le organizzazioni sindacali sono andati via via deteriorandosi. Peccato che nel frattempo sia scoppiata la più grave crisi economica dal Dopoguerra a oggi. E se i lavoratori italiani non stanno vivendo il dramma che ha colpito spagnoli, portoghesi e greci, è anche per gli accordi che Cisl e Uil hanno firmato in assenza della Cgil, a partire dalla riforma contrattuale del 2009. Un risultato rivendicato con orgoglio dal leader della Cisl, per il quale, anche in termini numerici, "non siamo secondi a nessuno". Bonanni, al riguardo, ha ricordato che la Cisl oggi è il solo sindacato ad avere la anagrafe degli iscritti ed a poterli certificare. "'Non siamo secondi a nessuno - ha scandito - rispettiamo gli altri, che però debbono rispettare noi''. Bonanni ha poi ricordato l'alleanza forte e strategica con la Uil. "Sulle questioni principali, riusciamo a metterci d'accordo pur essendo organizzazioni diverse, la Cisl rispetta la Uil e viceversa, vorremmo che fosse così anche con la Cgil''. Quanto alla rappresentanza, per il numero uno di Via Po, se c'è una realtà grandemente rappresentativa del mondo del lavoro, è questo sindacalismo autonomo, riformatore e unitario''. ''Siamo autonomi perché ce la caviamo da soli, siamo riformatori perché lo si vede e siamo anche un po' stufi di farci riconoscere che abbiamo sempre ragione, e siamo unitari perché siamo due confederazioni importanti e storiche che riescono a mettersi d'accordo su tutto, pur essendo diverse tra loro''. Il segreto? La capacità di mediare. Per Bonanni ''non è unitario chi non riesce a mediare con nessuno''. Il leader di Via Po ha poi proseguito i suo ragionamento indicando che ''ci aspettavamo moltissimo, una svolta della Cgil a fine anno'', con l'arrivo del nuovo segretario Susanna Camusso. Una svolta che - evidentemente - non c'è stata. Ma Bonanni lascia la porta aperta. ''Saremo sempre in grado di coniugarci con gli altri - ha concluso - e non daremo mai tregua finché gli altri non si coniugheranno con noi''. E, come dicevamo, ad auspicare l'intesa - almeno sulle regole - sono anche le imprese. In tempi stretti, possibilmente. A ribadirlo è stato lo stesso Bombassei, incalzato dal direttore de "Il Diario del Lavoro", Massimo Mascini. Per il vicepresidente di Confindustria, infatti, un'economia globalizzata richiede alle imprese velocità e concretezza. Tanto più in un paese come il nostro, con gravi problemi di competitività. "Quando ci sarà l'accordo, - ha assicurato Bombassei - questo avrà un effetto positivo anche sugli investimenti. Ce n'è bisogno per dare risposte ai giovani, che hanno bisogno di buone occasioni". Ma i segnali, per ora, non sono positivi: non solo il nostro paese da anni ha cessato di essere attrattivo per gli investimenti delle multinazionali, ma sono ancora tanti gli imprenditori italiani che preferiscono delocalizzare i loro impianti all'estero, non solo per inseguire il modello cinese della manodopera a prezzi stracciati, ma anche perché altrove la logistica, l'energia, il credito rappresentano comunque fattori di vantaggio, insieme alla ricerca e all‘innovazione. Basta guardare al modello di riferimento in Europa: la locomotiva tedesca. Che oltretutto può contare su un sistema di regole delle relazioni industriali ben strutturato. Un esempio? Bombassei ha citato il caso della proclamazione di uno sciopero, che in Germania richiede un voto favorevole da parte di almeno il 70% dei lavoratori. Ma la Germania è anche il paese in cui è nata la cogestione ed è proprio al modello tedesco che Bonanni fa riferimento ogni qual volta parla di relazioni industriali partecipate. Da questo punto di vista di strada ne resta ancora tanta
da fare. Per ora Confindustria della contrattazione aziendale ne fa esclusivamente una partita economica, al punto da ribadire, per voce del vicepresidente Bombassei, la possibilità delle aziende di sceglierla anche come alternativa alla contrattazione nazionale (a seconda delle dimensioni dell‘impresa). La Cisl punta invece alla partecipazione dei lavoratori. Un obiettivo che, dunque, per la confederazione di Via Po resta essenzialmente politico. Intanto, però, basterebbe completare il percorso iniziato con l'accordo del 2009 con un avviso comune. Le possibilità di trovare l'intesa anche con la Cgil oggi sembrano scarse. Ed il rischio che alla fine sarà il legislatore a farsene carico appare più che una possibilità. Del resto, come ha ricordato Bombassei, lo stesso sta accadendo in Spagna, dove l'impossibilità delle parti sociali di trovare un accordo oggi fa sì che il governo Zapatero intervenga sulla materia contrattuale. Se questo, poi, porterà qualche vantaggio in più anche ai giovani "indignados", è tutto da vedere.

(11 giugno 2011)

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Al via fino al 12 giugno a Levico (TN), presso il PALALEVICO, la tradizionale Festa Nazionale della Cisl quest'anno giunta alla V edizione. Come ogni anno ospiti illustri della politica e delle Istituzioni affronteranno temi di grande attualità quali la rappresentanza sindacale, la rappresentatività, la bilateralità, il pubblico impiego, la crisi economica, la questione immigrazione. E' prevista tra gli altri la partecipazione dei ministri dell'Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, del Welfare Maurizio Sacconi, degli Interni Roberto Maroni, del vice presidente di Confindustria Alberto Bombassei; di esponenti del mondo politico, Giuseppe Fioroni e Enrico Letta Pd; di Maurizio Castro e Rocco Buttiglione Pdl e di Francesco Rutelli Api. Sarà ospite della Festa Cisl l'ex leader di Solidarnosc Lech Walesa.

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di Ester Crea

Levico Terme (dal nostro inviato) - L'esito delle elezioni amministrative, l'appuntamento referendario, la manifestazione del 18 giugno ed il nodo della rappresentanza: ha toccato tutti i temi caldi di queste ultime settimane il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, aprendo i lavori del comitato esecutivo, eccezionalmente in trasferta a Levico (Tn) in occasione della Festa nazionale della confederazione, che ormai da cinque anni si tiene nella cittadina termale e che proprio ieri ha aperto ufficialmente i battenti. Ma prima Bonanni ha voluto ricordare la recente scomparsa di due figure significative per tutta l'organizzazione, Giuseppe Garraffo, segretario generale della Cisl Medici ed Eros Pizzi, validissimo operatore confederale, ai quali l'esecutivo ha dedicato un minuto di silenzio ed un commosso applauso.

Giusto il tempo di riprendersi dal ricordo di due amici, per tornare ad occuparsi delle questioni a cui loro stessi hanno dedicato una vita intera. La situazione politica, innanzitutto, all'indomani delle elezioni amministrative che proprio il governo ha voluto trasformare in elezioni politiche, perdendole. I cittadini, per Bonanni, hanno bocciato la logica dello scontro perenne, rispetto al quale il presidente del Consiglio, per il ruolo che ricopre - ha sottolineato il numero uno della Cisl - ha le maggiori responsabilità.

Più complesso individuare, invece, i vincitori di una partita elettorale che soprattutto ha indicato la voglia di cambiamento dei cittadini, premiando però populismi e radicalismi che poco convincono il leader di Via Po. Bonanni, ha comunque fatto un distinguo tra la situazione napoletana - frutto di troppi anni di malgoverno del centrosinistra e dell'incapacità del centrodestra di esprimere una alternativa valida - dal caso milanese, con un neosindaco espressione di forze politiche radicali ma anche con legami fortissimi in ambienti borghesi. Certo non ha vinto il Terzo Polo. Ma per Bonanni neppure il Pd è legittimato a cantare vittoria, dal momento che si è trovato nella maggioranza dei casi a dover sostenere candidati non suoi. Con l'unica vera eccezione di Torino, che però fa caso a parte sia per la storia recente della città, sia per lo spessore politico della figura di Piero Fassino.

Dalla politica al referendum. Questione su cui Bonanni ha ribadito la scelta della Cisl di non dare alcuna indicazione di voto, precisando però, che è proprio lo strumento in sé del referendum a presentare alcuni limiti. Fatta eccezione, infatti, per i grandi temi etici, nella maggioranza dei casi, il referendum - ha sottolineato il numero uno di Via Po - più che uno strumento per responsabilizzare i cittadini appare un modo per deresponsabilizzare la politica dal compiere delle scelte. Liberi dunque, i cislini, di decidere come meglio credono: a favore del sì, del no o dell'astensione (comunque legittima, perché sarebbe ipocrita non ricordare di quando, per difendersi dai referendum promossi dai radicali, tutto il sindacato invitava a disertare le urne). Quanto a questioni come il nucleare o la gestione dell'acqua, Bonanni ha ricordato che ci sono posizioni espresse in convegni e dibattiti avvenuti all'interno dell'organizzazione, promossi dalle categorie che in quei settori sono particolarmente presenti e che consentono, a chi a tali dibattiti ha preso parte, di formulare un pensiero autonomo e svincolato da appartenenze politiche. Posizioni che il leader della Cisl ha assunto e fatto proprie invitando, chi ha compiti di dirigenza, a porsi anche il problema di come alimentare le macchine delle fabbriche in cui i propri iscritti lavorano. E questo tanto più in un momento di grave crisi economica che colpisce in maniera pesante alcuni Paesi europei coma la Grecia ed il Portogallo, ma che non può lasciare tranquilla l'Italia, soprattutto in considerazione dei grossi divari di sviluppo e competitività che caratterizzano le diverse aree del Paese. Anche per questo - Bonanni lo ha sottolineato - la Cisl scenderà in piazza insieme alla Uil il prossimo 18 giugno, sollecitando l'impegno della politica a migliorare le condizioni di contesto, a partire da una riforma fiscale più equa, spostando il carico dal lavoro alla rendita e dalle persone ai consumi.

Il leader di Via Po, al riguardo, non ha nascosto le sue preoccupazioni, ricordando che all'indomani delle elezioni amministrative al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è arrivata l'indicazione di riallargare le ganasce, senza peraltro che alcun partito dell‘opposizione si sia espresso in senso contrario. E il 18 giugno è l'occasione buona per ricordare al ministro gli impegni assunti non solo nei confronti di Cisl e Uil ma anche quanto stabilito nel Piano nazionale delle riforme. E, a proposito di riforme, Bonanni ha ricordato che la Cisl sostiene una proposta di legge sulla non autosufficienza che presto sarà presentata ai gruppi parlamentari. L'obiettivo primario è quello di costruire un sistema che, senza aumentare i costi, possa dare di più a chi ha più bisogno.

Infine, il segretario generale della Cisl ha affrontato la questione della rappresentanza. Un nodo da sciogliere, "perché - ha sottolineato il numero uno di Via Po - oltre a fare accordi, dobbiamo fare in modo che questi siano poi applicabili. Per tutti. Per questo la Cisl punta ad un avviso comune attraverso il quale definire un accordo interconfederale. Una soluzione comunque preferibile alla legge. Ma se non sarà possibile trovare l'intesa con la Cgil, allora l'avviso comunque potrà rappresentare una indicazione per il legislatore. "Noi perseguiamo anche un accordo sulla certificazione", ha ricordato Bonanni. "Ma questo sarebbe già un primo passo importante". Il leader della Cisl ha quindi ricordato che il numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, nei prossimi giorni convocherà i sindacati. "Io spero che tutti noi saremo pronti", ha concluso.

(10 giugno 2011)

CONTRATTI, da Levico forte rilancio sul dialogo

GIOVANI a lezione di autonomia

Conclusa la settimana di formazione sindacale dei campi scuola di Anolf e Cisl

FINSTRAL. La qualità fa la differenza

A Levico e dintorni, storie di successi e di fallimenti aziendali. C'è l'azienda leader nei serramenti in pvc ed alluminio che ha battuto la crisi, ma ci sono anche casi e storie di aziende che non ce l'hanno fatta, come Malerba. Viaggio nei settori del territorio dove si celebra la Festa Cisl

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