Parmalat, sì del Governo a misure anti-scalate con fondi per le imprese

FUSIONI E ACQUISIZIONI

 

di Rodolfo Ricci

Il Consiglio dei ministri ha autorizzato il ministro dell'Economia ad attivare strumenti "mirati ad assumere partecipazioni in società di interesse nazionale" nell'ottica della strategia anti-scalate. L'operazione, sottolinea il comunicato di palazzo Chigi, riguarda anche Parmalat.
In pratica, con questo via libera il Tesoro dovrebbe essere autorizzato a istituire un fondo, ispirato al modello del francese Fond strategique d'investissement (Fsi), partecipato dalla Cassa depositi e prestiti e dallo Stato per acquisire quote di imprese private considerate strategiche per il sistema economico italiano. "Il Consiglio dei ministri - si legge nella nota - ha autorizzato il ministro dell`Economia e delle finanze a predisporre ed attivare strumenti di finanziamento e capitalizzazione, analoghi a quelli in essere in altri Paesi europei, strumenti mirati ad assumere partecipazioni in società di interesse nazionale rilevante in termini di strategicità del settore, di livelli occupazionali, etc. Parmalat - sottolinea la nota - è inclusa nella casistica".

"E' un fatto positivo che il Governo abbia accolto l'invito della Cisl di arginare lo shopping ai danni delle imprese italiane", ha commentato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. "Il Governo - ha sottolineato il leader Cisl - l'opposizione e tutte le istituzioni del nostro paese hanno il dovere di trovare una soluzione per difendere le produzioni nazionali e gli interessi collettivi nazionali. Tutti i grandi paesi europei hanno strumenti equilibrati per tutelare i settori strategici ed il libero mercato. Non si capisce perchè non lo possa fare anche lo stato italiano. E' chiaro che nessuno vuole evocare il ritorno alle partecipazioni statali o al protezionismo. Ma non possiamo consegnare senza colpo ferire ai concorrenti stranieri settori strategici a partire da quello alimentare come sta avvenendo con la Parmalat. Per questo è positivo che il Governo abbia annunciato oggi una iniziativa per porre dei paletti alle scalate straniere nei confronti delle imprese italiane e salvaguardare così l'apparato industriale e produttivo del nostro paese".

Un dato sembra certo: "Alla data odierna la partecipazione complessiva acquistata o acquistabile dal Gruppo Lactalis (in Parmalat) non risulta aver mai superato la soglia del 30% del capitale di Parmalat, rilevante per l'obbligo di promuovere un'opa". Lo ha affermato il sottosegretario all'Economia, Sonia Viale, rispondendo all'interrogazione in Commissione Finanze alla Camera del leghista Maurizio Fugatti. Il sottosegretario inoltre, interpellata la Consob, ha spiegato che "il superamento della soglia del 30% non comporta l'obbligo di promuovere un'offerta pubblica d'acquisto laddove la soglia del 30% sia superata per non più del 3% e l'acquirente si impegni a cedere le azioni in eccedenza entro 12 mesi e non esercitare i relativi diritti di voto (cosiddetta esenzione da acquisto temporaneo)". Il gruppo Lactalis - ha ricordato Sonia Viale - detiene una partecipazione effettiva pari al 13,97% del capitale sociale di Parmalat e una partecipazione potenziale pari al 15%.

Lactalis, d'altronde, "ritiene che il suo ingresso nel capitale di Parmalat non possa essere considerato come una acquisizione del controllo della Parmalat ai sensi del regolamento sul controllo delle concentrazioni, e che, pertanto, non vi sia la necessità di procedere ad una notifica preventiva". Lactalis ha ricordato, inoltre, che il regolamento comunitario "prevede, per il caso in cui sussista un passaggio di controllo, possibilità di deroga all'obbligo di notifica preventiva".

Intanto Bruxelles avverte i francesi: "La regola è che non si può acquisire il controllo di un gruppo senza prima il via libera della Commissione Europea". Parola della portavoce del commissario Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia. "I servizi dell'antitrust europeo - ha spiegato la portavoce - seguono da vicino e con interesse la situazione di Parmalat". E, ha sottolineato, "Lactalis ha la responsabilità di sapere se il 29,9% della sua partecipazione in Parmalat le dà o no il controllo del gruppo. Se così fosse - ha aggiunto - Lactalis dovrebbe notificare l'operazione alla Commissione Europea perchè - ha concluso - in materia di fusioni e di acquisizioni non si può acquisire il controllo di una società senza prima avere il via libera dall'esecutivo europeo".

(31 marzo 2011)

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di Rodolfo Ricci

"Ogni ipotesi di delocalizzazione o anche solo spostamento di uffici è priva di qualsiasi fondamento perché contraria al nostro piano di partecipazione e contributo allo sviluppo industriale di Parmalat", ha dichiarato Antonio Sala, Presidente di Gruppo Lactalis Italia e Deputy General Manager di Lactalis Group: "Siamo quindi d`accordo con chi dice che Parmalat deve restare in Italia". Lactalis è un gruppo industriale che si propone a Parmalat per lo sviluppo di un piano di crescita in Italia e nei mercati internazionali; sviluppo che si fonda sulla sua attuale struttura, ha continuato Sala. "Ho letto anche fantasiose ipotesi su possibili impieghi da parte di Lactalis della cassa di Parmalat - ha quindi affermato Sala - La tesoreria di Parmalat è un asset di Parmalat che noi riteniamo debba essere utilizzato unicamente per il suo sviluppo".
Intanto si terrà venerdì prossimo il consiglio di amministrazione di Parmalat che dovrà decidere sul possibile rinvio dell'assemblea degli azionisti, chiamata a rinnovare il board. Lo comunica una nota della società.

Un cda che dovrà assumere delle decisioni importanti. Per questo i sindacati pensano ad un tavolo su Parmalat presso il ministero dello Sviluppo Economico per affrontare il nodo Lactalis. È quanto hanno chiesto le segreterie nazionali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil al ministro Paolo Romani, consegnando una lettera questa mattina, a seguito della convocazione del c.d.a. di Collecchio per valutare un eventuale rinvio dell'assemblea a fine giugno. Lo ha riferito Stefano Faiotto, segretario nazionale della Fai. Secondo le organizzazioni sindacali, il tavolo potrebbe essere in due tempi, con incontri bilaterali tra il ministero, sindacati e azienda, per proseguire poi la discussione tutti insieme. "Siamo interessati - ha spiegato Faiotto - all'aspetto industriale e a discutere tutte le ricadute sulla filiera italiana del latte".

E' utile ricordare che le norme anti-opa che il Governo intende mettere a punto per tutelare l'italianità delle nostre aziende strategiche, che trovano un primo riscontro nel decreto che consente di posticipare le assemblee, saranno interamente ispirate a quelle francesi. Lo ha assicurato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, riferendosi in prima battuta al "caso Parmalat", all'inizio di una settimana che si preannuncia decisiva per organizzare un'eventuale "contromossa" italiana all'acquisizione del 29% del gruppo di Collecchio da parte della transalpina Lactalis. Che intanto - "rispondendo" al senatur Umberto Bossi che ieri si era detto sicuro che Parmalat rimarrà in Italia - ha voluto rassicurarlo: "E' nata e cresciuta in Italia e si svilupperà ancora dall'Italia". "Lo abbiamo detto: noi abbiamo intenzione di presentare in Europa, tradotta in italiano, la legge francese - ha detto Tremonti rispondendo a Lucia Annunziata nel corso di In Mezzora, programma di Rai 3 - Se va bene per l'Europa deve valere anche in Italia. Poi ci sono leggi diverse da quella italiana in Germania. Si può anche fare lo shopping di legislazione, non vedo perchè una legge che va bene a difendere i lavoratori di un paese non vada bene per difendere quelli del mio paese". L'Europa - ha proseguito il ministro - presuppone il mercato ma anche la reciprocità e noi abbiamo l'impressione che in molti casi ci sia uno Stato come l'Italia che crede nel mercato e un altro che crede nei monopoli. Perciò "assolutamente si", vale la pena fare una battaglia per l'italianità. Tremonti ha ricordato che l'Italia aveva un'azienda pubblica enorme, l'ha divisa, l'ha spacchettata, ha fatto spezzatino e a chi ha dato un pezzo dello spezzatino? Al monopolio pubblico di un altro Paese e questo a me non sembra giusto".

Il caso Parmalat viene seguito con trepidazione dai palazzi di Bruxelles. "Non so ancora cosa il governo italiano voglia fare. Ma "quello che non sarebbe accettabile è che le regole europee sul mercato interno e sui servizi non fossero rispettate", ha affermato il commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier, a proposito delle norme anti-opa con cui il governo italiano intende proteggere alcuni settori strategici dalle scalate straniere.
"Quando il governo italiano notificherà le misure le esamineremo col massimo dell'obiettivita", ha detto Barnier, rispondendo a una domanda della tv belga Rtl sul caso Lactalis-Parmalat. Il commissario Ue ha quindi sottolineato come "proteggere l'identità e la sovranità nazionale su un certo numero di settori stretegici non vuol dire per forza protezionismo, ma investimenti, innovazione, politiche industriali". Barnier ha quindi concluso con una raccomandazione: parlando di "patriottismo economico" il livello migliore "è quello europeo".

(Aggiornato il 29 marzo 2011)

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Il numero uno di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, spinge in favore di un progetto industriale per Parmalat targato Ferrero in vista di un possibile slittamento dell'assemblea degli azionisti. E da Oltralpe la stampa punta sull'ipotesi di un'alleanza italo-francese nell'azionariato del gruppo di Collecchio con Lactalis che potrebbe essere disponibile a "creare una holding di controllo" insieme alla famiglia di Alba.
Le colonne del quotidiano finanziario Les Echos hanno riportato, senza incassare alcuna smentita, che mercoledì scorso Giovanni Ferrero, figlio del numero uno del colosso dolciario piemontese, ed Emmanuel Besnier, patron del gruppo transalpino e da qualche giorno azionista col 29% di Parmalat, si sarebbero incontrati a Parigi per discutere di questo progetto.

In campo ci sono Intesa SanPaolo e Bnl (gruppo Bnp Paribas) pronte a dare sostegno finanziario ai Ferrero, qualora decidessero di rompere gli indugi sul dossier Parmalat. Il gruppo d'Alba, assistito come sempre da Mediobanca, che ha già lavorato come advisor per il caso Cadbury, per ora non commenta le indiscrezioni sui contatti in corso e ribadisce che "rimane interessato se matureranno le condizioni che rendano possibile" il nascere di un piano.
D'altro canto Intesa SanPaolo, ha spiegato Passera, sta lavorando con Ferrero per "un progetto industriale di lungo periodo" in cui l'impegno dell'azienda piemontese, anche finanziario, "è uno dei presupposti su cui stiamo lavorando: non è l'unico ma il più rilevante".

E sull'ipotesi che il Cda di Parmalat decida di spostare l'assemblea a fine giugno (anzichè a metà aprile), in scia al decreto del consiglio dei ministri di mercoledì che potrebbe peraltro essere rafforzato nel corso dell'iter parlamentare rendendo più difficili le scalate dall'estero, il banchiere ha detto: "Credo che dare tempo in talune situazioni non sia un'iniziativa sbagliata quando c'è di mezzo il passaggio di controllo di aziende rilevanti". Nella stessa direzione le parole del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che giudica "molto bene" il progetto di una cordata italiana. "Nel rispetto delle regole auspichiamo una soluzione italiana. Ferrero è una grande impresa multinazionale, ha grandi capitali, grandi possibilità". Se ci sarà una soluzione italiana saremo molto felici, ed in questo senso siamo pronti ad aiutare".
Sulla stessa linea la Cisl: "Non ci fa altro che piacere l'offerta di aiuto di Confindustria per difendere l'italianità di Parmalat", ha ribadito il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a margine della presentazione del suo libro intervista "Il tempo della semina" all'associazione Abruzzese. "Ma siamo molto preoccupati ed abbiamo chiesto al Governo di intervenire. Occorre un intervento molto più deciso e certamente coordinato con le autorità europee per renderlo compatibile con la normativa - ha aggiunto Bonanni - Questo per Parmalat come per tutte le altre realtà strategiche che non possiamo rischiare di perdere".

(25 marzo 2011)

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di Rodolfo Ricci

Intesa San Paolo sta lavorando con Ferrero per "un progetto industriale di lungo periodo" su Parmalat. È quanto dichiarato dall'amministratore delegato della banca, Corrado Passera, secondo cui l'impegno della azienda piemontese, anche finanziario, "è uno dei presupposti su cui stiamo lavorando, non è l'unico ma il più rilevante". A chi gli chiedeva se nel progetto alternativo ai francesi ci fosse un investimento finanziario pari o superiore a quello della Lactalis, Passera ha evitato di entrare nei dettagli ma ha rilevato come "è chiaro che, nel caso, ci dovrebbe essere un impegno finanziario importante e adeguato. Nessuno ha in mente di pensare al futuro di Parmalat senza investire". Per questo, secondo il consigliere delegato, un'ipotesi Ferrero dovrebbe presupporre un impegno diretto dell'azienda piemontese: "Loro - ha spiegato - hanno fatto affermazioni inequivocabili, a un progetto industriale di lungo periodo potrebbero essere interessati e questo è uno dei presupposti su cui stiamo lavorando, non l'unico ma il più rilevante".

La Ferrero non commenta le indiscrezioni su contatti in corso con Lactalis e Intesa Sanpaolo per Parmalat. La casa dolciaria di Alba conferma "l'interesse e simpatia sull'eventualità di un progetto industriale di lungo periodo di stampo italiano" e ribadisce che "rimane interessata se matureranno le condizioni che lo rendano possibile".
Sull'altro fronte, "per policy non commentiamo le indiscrezioni". In un'intervista il deputy general manager di Lactalis e presidente del gruppo Lactalis Italia, Antonio Sala, non commenta le indiscrezioni che parlano di contatti in corso tra Besnier, Ferrero e Intesa SanPaolo.
Molte le incognite. Creare una holding di controllo congiunta Lactalis-Ferrero su Parmalat, cui potrebbero prendere parte anche altri investitori, come Granarolo e le banche Intesa Sanpaolo, Mediobanca e forse Unicredit. Sarebbe questa, scrive oggi Les Echos, la proposta che il gruppo Ferrero avrebbe presentato ai francesi di Lactalis, durante l'incontro avuto martedì a Parigi. Secondo il quotidiano francese, Giovanni Ferrero avrebbe in precedenza prospettato l'acquisto per 1,5 miliardi di euro della quota del 29% che Lactalis detiene in Parmalat, ma questa offerta è stata rifiutata. Lactalis, scrive Les Echos, non ha confermato nè smentito, ma una fonte vicina al gruppo ha spiegato al quotidiano che l'azienda è aperta a "tutte le discussioni che sfocino in una soluzione che permetta di accompagnare e partecipare allo sviluppo di Parmalat".

(24 marzo 2011)
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di Rodolfo Ricci

Il Governo prende tempo con la Francia in attesa di studiare le misure più efficaci per blindare le imprese italiane strategiche nelle mire di Parigi. E nel frattempo alza le barricate per scoraggiare i francesi approvando un decreto che consente di rinviare a giugno le assemblee degli azionisti. Un escamotage per consentire a Parmalat di spostare l'assemblea fissata per metà aprile ed evitare così una nomina dei consiglieri interamente targata Lactalis (che detiene il 29% del gruppo di Collecchio) e dare più tempo a una eventuale cordata italiana di organizzarsi. Strategia in difesa dell'italianità che non finisce con questa norma. La partita infatti si sposta adesso in Parlamento.L'esecutivo si è riservato di presentare nuove misure sotto forma di emendamenti durante l'iter del decreto alle Camere. Misure probabilmente più incisive che la fretta di agire non ha consentito di varare subito. Anche perchè su qualsiasi intervento a difesa dell'italianità delle imprese che operano in settori strategici dell'economia italiana (come l'energia, l'agroalimentare, le tlc e la difesa) serve il placet dell'Europa. E infatti, lo stesso comunicato del governo, recita: "Il ministro dell'Economia ha illustrato al Consiglio dei ministri altre ipotesi di intervento normativo che potranno tra l'altro prendere la forma di emendamenti al decreto legge di cui sopra, previa, se del caso, consultazione europea".

"L'approvazione del decreto per contrastare le scalate azionarie nei gruppi industriali dei settori strategici , anche se un pò tardivo, va nella giusta direzione ed è comunque un provvedimento positivo. L'industria italiana con marchi di grande prestigio, risanata e rilanciata con grande impegno, rischia di rappresentare una preda troppo facile, se non tutelata adeguatamente, da parte di concorrenti e da gruppi industriali stranieri", ha commentato il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra. "Non è questione della singola azienda - ha sottolineato Sbarra - sono in gioco settori strategici dell'economia italiana e gli stessi interessi nazionali, un tessuto industriale e produttivo fatto di grandi imprese di successo a cui sono collegate reti di piccole e piccolissime imprese che a loro volta occupano la gran parte dei lavoratori italiani". "I settori del made in Italy - ha proseguito - sono parte centrale dell'apparato industriale italiano che crea il 30% del Pil ed a livello europeo è secondo solo alla Germania per capacità e potenza; senza mire protezionistiche occorre salvaguardare un patrimonio di know how tra i primi nel mondo con interventi capaci di tutelare e vigilare le produzioni nazionali". "Una strategia che garantisca al Paese il controllo di alcuni settori portanti dell'industria - ha ribadito Sbarra - sembra non solo importante, ma necessaria rispetto alla velocità con cui avvengono gli scambi azionari e le speculazioni finanziarie".

La necessità di altre misure - si ipotizzava anche un abbassamento differenziato a seconda delle società della soglia oltre la quale scatta l'opa obbligatoria oggi al 30% - si rendono urgenti soprattutto per altri dossier, in primis il riassetto di Edison. L'assemblea è prevista per il 26 aprile ma Edf ha già di fatto tecnicamente il controllo della società.
In pratica, il dl anti-scalate messo a punto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, concede al consiglio di amministrazione di poter rinviare a fine giugno la convocazione delle assemblee.
Una possibilità che vale anche per le assemblee già convocate.L'assemblea di Parmalat è attualmente prevista per il 14 aprile. Il Governo ha quindi messo a punto un escamotage per poter intervenire in difesa di Parmalat dall'avanzata di Lactalis. Il dl anti-scalate preparato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, concede ai consigli di amministrazione delle società di poter rinviare a fine giugno la convocazione delle assemblee. Una possibilità che vale anche per le assemblee già convocate. L'assemblea di Parmalat è attualmente prevista per il 14 aprile (in terza convocazione).

Nel comunicato di palazzo Chigi si legge che "in sede di prima applicazione del decreto legislativo 27 gennaio 2010, numero 27, è consentito alle società alle quali si applica l'articolo 154-ter del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, convocare l'assemblea di cui all'art. 2364, secondo comma, e 2364-bis, secondo comma del codice civile, nel termine di centottanta giorni dalla chiusura dell'esercizio 2010, anche qualora tale possibilità non sia prevista dallo statuto della società". "Nel caso in cui alla data di entrata in vigore del presente decreto - prosegue il comunicato - l'avviso di convocazione dell'assemblea è già stato pubblicato, è consentito al consiglio di amministrazione o al consiglio di sorveglianza di convocare l'assemblea, in prima o unica convocazione, a nuova data, nel rispetto dei termini e delle modalità di cui all'articolo 125-bis del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. Qualora l'assemblea sia stata convocata anche per la nomina dei componenti degli organi societari, le liste eventualmente già depositate presso l'emittente sono considerate valide anche in relazione alla nuova convocazione".
"Il ministro dell'Economia e delle Finanze - conclude la nota - ha illustrato al Consiglio dei ministri altre ipotesi di intervento normativo che potranno tra l'altro prendere la forma di emendamenti al decreto legge di cui sopra, previa - se del caso - consultazione europea".

(23 marzo 2011)

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In effetti, Parmalat rischia di cadere nelle mani dei francesi e il sindacato non può restare a guardare: bisogna preoccuparsi per quanto riguarda le attività strategiche, come quelle relative all'energia o alla filiera alimentare. In pratica, "bisogna fermare questo continuo e pericoloso shopping ai danni delle imprese italiane. Non possiamo assistere impassibili alle scalate dei gruppi industriali stranieri senza che nessuno dica niente o muova un dito. Il Governo, l'opposizione e tutte le istituzioni del nostro paese hanno il dovere di trovare una soluzione per difendere le produzioni nazionali e gli interessi collettivi nazionali", ha commentato il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni. "Tutti i grandi paesi europei hanno saputo trovare una strada equilibrata per tutelare i settori strategici ed il libero mercato. Non si tratta di evocare la strada del protezionismo o del nazionalismo. Ma non possiamo consegnare senza colpo ferire ai concorrenti stranieri settori strategici a partire da quello alimentare come sta avvenendo in queste ore con la Parmalat. E' in ballo l'assetto produttivo ed industriale del nostro paese, con tutte le conseguenze che questo può avere per l'indotto e per l'occupazione. Noi abbiamo apprezzato che il ministro Tremonti abbia annunciato una iniziativa legislativa per porre dei paletti alle scalate straniere nei confronti delle imprese italiane. Ma occorre subito un provvedimento straordinario per affrontare una volta per tutte la questione e salvaguardare quel poco che resta dell'apparato industriale del nostro paese".

Anche l'Antitrust sta monitorando Parmalat a seguito degli ultimi eventi che hanno visto i francesi di Lactalis salire al 29% del capitale della società. "Siamo molto attenti" all'evolversi della situazione, ha affermato stamani il presidente dell'Agcom, Antonio Catricalà, precisando che "a noi interessa la situazione quando cambia il controllo di fatto e non il controllo giuridico".
Lactalis, infatti, ha raggiunto un accordo con i fondi Zenit Asset Management, Skagen AS e Mackenzie Financial Corporation per l'acquisto di tutte le loro azioni ordinarie Parmalat (pari a 265.744.950 azioni che rappresentano il 15,3% circa del capitale di Parmalat) al prezzo di 2,8 euro per ciascuna azione. In questo modo l'azienda francese viene a detenere una partecipazione del 29% in Parmalat. "Probabilmente cambierà il controllo di fatto", ha in effetti riconosciuto Catricalà, sottolineando che, in questo caso, "ci sarebbe un interesse di natura antitrust. Ma stiamo parlando ancora di ipotesi".

D'altronde "le notizie che apprendiamo dai giornali sui nuovi possibili assetti accrescono le nostre preoccupazioni sul futuro del gruppo Parmalat": è questa la preoccupazione espressa dal segretario nazionale della Fai Cisl, Stefano Faiotto. Dopo aver sottolineato che le grandi manovre si stanno concentrando soprattutto sugli assetti finanziari e sulle dinamiche del mercato mobiliare, senza per niente tenere in conto delle esigenze di consistenti investimenti per il consolidamento ed il rilancio qualitativo delle produzioni del gruppo, la salvaguardia e la crescita dell'occupazione, che nei nove stabilimenti in Italia danno lavoro "diretto" ad oltre due mila unità, Faiotto ha lanciato l'allarme di una possibile uscita del gruppo dal perimetro del sistema Italia. " Una prospettiva - ha precisato - davvero inquietante che renderebbe molto più debole la nostra economia, privandola di un Gruppo, leader nel mondo, nel settore strategico della filiera agro-alimentare". "La Fai Cisl - ha proseguito Faiotto - svilupperà ogni incisiva iniziativa per contrastare questa prospettiva. Ed inoltre per impedire che famelici appetiti (facendo leva su spericolate avventure della finanza per la finanza) tentino di sfruttare le straordinarie risorse del gruppo, il tesoretto accumulato, che invece deve essere finalizzato allo sviluppo ed alla conquista di nuovi mercati, nello scenario globale". Ed ha aggiunto: "La Fai Cisl condivide ed apprezza la posizione espressa dal ministro Romani sull'impegno del Governo a salvaguardare la permanenza in Italia del Gruppo".

In effetti, Lactalis ha staccato un assegno da 750 milioni per rilevare dai fondi esteri il 15,3% del capitale di Parmalat, a cui si aggiunge l'esborso affrontato nei giorni scorsi per rastrellare in Borsa il 13,7% della società. Al prezzo di 2,8 euro per azione pagato per il pacchetto di Zenit, Skagen e Mackenzie l'intero gruppo alimentare italiano è stato valutato 5 miliardi di euro.
Da parte loro i fondi esteri hanno motivato la scelta di vendere ai francesi, sostenendo di non aver ricevuto altre offerte per il pacchetto di azioni Parmalat, pur essendo stati avvicinati da altre parti interessate all'acquisto. Inoltre, gli ultimi sviluppi "hanno determinato un rischio crescente di un consiglio di amministrazione diviso e di una governance inefficiente".
I fondi non ritireranno comunque le liste presentate. Con l'operazione annunciata stamane il gruppo caseario francese, presente in Italia con i marchi Galbani, Invernizzi e Cadermartori, Locatelli e Vallelata ha ora i numeri per conquistare la maggioranza dei posti in Cda nell'assemblea di aprile.

A prima vista, secondo il mercato, i giochi, dopo che Lactalis ha conquistato il 29% del capitale di Parmalat senza arrivare a una quota che la obblighi a lanciare un'opa, ormai sono fatti e a piazza Affari scema l'appeal speculativo sul titolo, in calo del 3,33% a 2,384 euro, anche sulla scia dell'irritazione del Governo davanti all'accerchiamento francese di alcune perle dell'industria italiana che dovrebbe tradursi in una legge anti-scalata.
"Dobbiamo preoccuparci per quanto riguarda le attività strategiche, come quelle relative all'energia o alla filiera alimentare: quanto piú sono filiere a forte valenza italiana, tanto piú possiamo pensare di irrobustire la nostra più complessiva indipendenza economica", ha detto stamani il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.

(22 marzo 2011)

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