Immigrazione

"Follia negare cittadinanza a chi è nato qui"

 

Il mancato riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati in Italia e figli di immigrati è una "autentica follia, un'assurdità". Sono nette le parole usate dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,per tornare sulla necessità di una riforma della legge sulla cittadinanza. Il capo dello Stato ha affrontato l'argomento, ieri, nel suo breve saluto alla delegazione delle Chiese evangeliche ricevute al Quirinale. Napolitano aveva affrontato lo stesso tema già martedì scorso parlando ai "nuovi cittadini italiani", immigrati di seconda generazione ricevuti sempre al Colle. Di bambini figli di immigrati, ma nati in Italia, ce ne sono "centinaia di migliaia che frequentano le nostre scuole - ha detto il capo dello Stato, sottolineando che riconoscere loro la cittadinanza è "non solo diritto elementare, ma dovrebbe anche corrispondere ad una visione della nostra nazione di acquisire nuove energie per una società invecchiata, se non sclerotizzata". E invece, al momento, nessuna delle tante proposte di riforma ha avuto fortuna in Parlamento. Non ultimo il progetto di legge Sarubbi-Granata, proposta trasversale, firmata da esponenti delle maggiori forze politiche, Lega esclusa. La Sarubbi-Granata (congelata dal Governo) propone di aprire allo ius soli per quanti nascono qui da genitori stranieri regolarmente residenti da almeno cinque anni. Una proposta di riforma "temperata" che potrebbe essere ripresa con il nuovo Esecutivo. Pronte le reazioni dei partiti al nuovo appello di Napolitano. Disponibili Partito democratico, Italia dei Valori e Terzo Polo, contraria la Lega Nord mentre, per gli esponenti del Popolo delle Libertà, "anche non è nel programma, se ne può discutere". Positive le reazioni della Cisl all'appello di Napolitano. "Stiamo con il Capo dello Stato - ha detto il segretario confederale, Liliana Ocmin - La Cisl ha sempre difeso e continuerà a dar voce ai nuovi cittadini italiani. Il tema del riconoscimento del diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati, non può più attendere. La politica agisca secondo il bene comune con responsabilità e coerenza". Per la Cisl, le parole di Napolitano devono servire da monito per affrontare con forza e determinazione l'esigenza del riconoscimento del diritto di cittadinanza secondo il principio dello ius soli temperato che " non è un regalo, né uno sconto, ma un riconoscimento formale ai novecentomila giovani che oggi la burocrazia mantiene in un limbo di incertezze, catalogandoli come immigrati senza che lo siano o addirittura espellendoli verso i paesi di origine che per loro sono stranieri". "Dobbiamo evitare le strumentalizzazioni inutili e prendere atto, invece - ha concluso Ocmin- del significativo numero di bambini e ragazzi che si sentono italiani, perché l'Italia è l'unico paese che conoscono. Che siano nati qui o giunti da noi da piccoli, condividono con i nostri giovani la cultura, la lingua e i valori che sono quelli italiani".

(22 novembre 2011)

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