BONANNI: Patto equità contro crisi

IN PRIMO PIANO

 

La Cisl lancia un appello a sindacati e imprese per un patto sul solco degli accordi del 2009 e del 2011 che dia un "segnale all'Europa", e propone alle altre associazioni "una iniziativa comune di mobilitazione per l'equità, la crescita e il lavoro". Le forze migliori della politica e del sociale, secondo il numero uno del sindacato, Raffaele Bonanni, devono unirsi "nell'opera di salvataggio del Paese". Un apprezzamento alla posizione di Bonanni è arrivato dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: "Ho apprezzato la relazione di Bonanni - ha detto - per la parte relativa all'ipotesi di intese tra le parti sociali sui temi sensibili per la stabilità e la crescita. La coesione sociale - ha aggiunto - rappresenta un valore". L'appello è stato definito "condivisibile" dai leader della Uil e dell'Ugl, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella, mentre per ora non ci sono posizioni ufficiali dal fronte confindustriale e dalla Cgil.

"Ci troviamo in una situazione ancora più grave di quella che si generò nel biennio 1992/93 con la crisi della prima Repubblica. Allora furono le parti sociali, con gli accordi sulla politica dei
redditi, ad assumere un ruolo centrale nel traghettare il Paese verso una nuova fase garantendo la coesione e il consenso sociali necessari per fare le riforme".
L'idea quindi è quella di fare un passo ulteriore rispetto agli accordi del 2009 (sugli assetti contrattuali, non firmato dalla Cgil) e del 2011 (sulla rappresentanza e la contrattazione
aziendale) "per favorire gli investimenti, la produttività e l'occupazione". La Cisl parla di "politica in stato confusionale" e ribadisce la necessità di un nuovo Governo di larghe intese che modifichi la legge elettorale. In particolare ribadisce il no a nuove regole sui
licenziamenti, chiede la tassazione dei patrimoni immobiliari (esclusa la prima casa) e di quelli finanziari, e un prelievo sui trasferimenti ereditari delle grandi ricchezze. Ribadisce inoltre la
richiesta di una riforma fiscale a favore del lavoro dipendente e dei redditi da pensione, di parificazione dell'aliquota contributiva tra dipendenti e lavoratori autonomi, e l'obbligatorietà della
previdenza integrativa.
La Uil, con il segretario Luigi Angeletti, si dice disponibile al confronto ma avverte: "Non dobbiamo invocare genericamente le riforme, ma dobbiamo spiegare quali sono le riforme che si devono fare.
Crediamo che ci siano le condizioni politiche, gli interessi e le convergenze necessarie per fare significativi passi avanti con le nostre controparti. Ma non dobbiamo sacrificare, come qualche volta è già accaduto nel recente passato, la chiarezza e la trasparenza a un fumoso bisogno di coesione".

(7 novembre 2011)

************************************************************************************* 

di Giampiero Guadagni

L'Italia ha l'energia necessaria per affrontare la grave crisi in atto. E il sindacato è parte importante di questa forza rigeneratrice. E' quanto ha sottolineato Raffaele Bonanni, aprendo questa mattina il Consiglio generale della Cisl all'Auditorium di Via Rieti.
A conferma di questa valutazione, il numero uno di Via Po ha ricordato come il Governatore Draghi e l'Unione europea abbiano definito l'accordo del 28 giugno l'unica recente riforma economica strutturale per la crescita italiana.
Aggiunge Bonanni: quell'accordo è anche una svolta etica, perché fondato sulla partecipazione, sulla solidarietà, sul protagonismo nel territorio. Valori peraltro condivisi a Todi dall'associazionismo sociale di ispirazione cattolica.
Tutto questo, rimarca il segretario generale della Cisl, a fronte dello spettacolo desolante offerto dalla politica nazionale, priva dell'autorevolezza e della credibilità necessarie nel momento in cui si prendono impegni vincolanti con l'Europa. Una politica peraltro sempre più lontana dalla gente, come dimostra anche la sottovalutazione della questione dei costi.
La politica, sottolinea ancora Bonanni, dipende dalla spesa pubblica per soddisfare le lobbies distributive, alternative alla democrazia dei valori che si rifà appunto a partecipazione e solidarietà. E così, osserva Bonanni, il neoliberismo mette sotto tiro i protagonisti della "ritessitura sociale", in primo luogo la Cisl, che si oppongono al populismo, al radicalismo e allo stesso tempo al liberismo senza regole.
Le forze sociali avevano chiesto un patto più generale, ma l'Esecutivo si è negato al confronto. In una fase di così acuta gravità, abbiamo invece assistito a forti divisioni interne al Governo e alla sua maggioranza. E d'altra parte c'è una opposizione che non è in grado di prospettare un'alternativa credibile.
Da tutto, questo, afferma Bonanni, si esce non con nuove elezioni, ma con una legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di scelta dei propri rappresentanti; e con un Governo più forte.
Quello attuale sta peraltro avvelenando i rapporti sindacali, con l'annuncio di una riforma del mercato del lavoro, entro maggio 2012, che passa dalla nuova regolazione dei licenziamenti. Di fatto si parla dell'articolo 18, anche se il Governo nega. Ma è "folle e provocatoria" l'idea che l'economia possa essere rilanciata rendendo più facili i licenziamenti. E', sottolinea il leader cislino, un residuo ideologico della maggioranza che si mette sullo stesso piano del populismo e del radicalismo. Una scelta peraltro in contraddizione con la politica di sostegno ai lavoratori perseguita finora, la più importante in Europa. Al tavolo di confronto proposto dal Governo la Cisl andrà se si discuterà di questo, di rafforzare la flexsecurity. Non andrà se il tema sarà quello dei licenziamenti, che per il momento, a leggere i contenuti del maxiemendamento alla legge di stabilità, sembra essere stato accantonato (così come peraltro il capitolo pensioni). Ma se verrà ritirato fuori, la Cisl è pronta allo sciopero. Una scelta che deve sempre essere considerata estrema.
Un messaggio, questo, rivolto soprattutto alla Cgil. Agli appelli di Susanna Camusso all'unità, Bonanni risponde: siamo disponibili al confronto, a patto che si cerchino compromessi (che sono "il contenuto più nobile dell'azione dei corpi intermedi"), come accaduto per la riforma delle relazioni sindacali. Insomma, non è sufficiente mettersi d'accordo su un punto per marciare insieme: occorre condividere una strategia. Altrimenti, "non faremmo un buon servizio a noi e neppure alla stessa Cgil "che se cedesse al radicalismo della Fiom perderebbe se stessa".
La strategia di fondo della Cisl non cambia: è quella della autonomia e della gradualità riformatrice. In questo senso la priorità della Cisl resta l'approvazione della delega sulla riforma del fisco e dell'assistenza, ora nel porto delle nebbie del Parlamento, Cambiano, spiega Bonanni, le modalità d'azione. "Finché l'interlocuzione con il Governo veniva garantita, nel bene e nel male, da Tremonti, riuscivamo a sbrigliare molte situazioni. Da due-tre mesi il ministro dell'Economia è caduto nell'oblio e altri interlocutori affidabili non ci sono". E allora la Cisl si rivolge al proprio mondo di riferimento, quello ad esempio di Todi; e alle imprese. Ad Emma Marcegaglia Bonanni chiede allora un nuovo patto per favorire investimenti, produttività e occupazione. "Sarebbe un segnale forte e visibile all'Europa, che non li ottiene invece dalla politica" . Le parti sociali si confermerebbero così il catalizzatore di un clima di fiducia di cui l'Italia ha bisogno

(4 novembre 2011)

LEGGI il documento finale del Consiglio Generale

WELFARE, Cisl e Fnp: agire subito per ridare equità

BONANNI: svolta istituzionale per salvare paese

È previsto questo pomeriggio un Ufficio di Presidenza del Pdl per fare il punto sulla situazione della crisi internazionale e dei suoi risvolti politici. A seguire (ancora da definire ufficialmente) si riunirà a Palazzo Chigi il Consiglio dei Ministri per varare nuove misure per fare fronte alla crisi economico-finanziaria. Aut-aut imprese sul governo, agisca o lasci

PENSIONI, il pericolo si nasconde in date e risparmi

Nella lettera a Bruxelles Berlusconi conferma le misure già attuate. Con l’attuale legislazione, nel 2026 si raggiungono i requisiti per la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e si va in pensione, considerata la finestra mobile a 67 anni e 7 mesi se dipendenti, e 68 anni e 1 mese se autonomi.

In diretta da Labor TV

Un problema imprevisto ha impedito il caricamento del video.

Labor Tv

Notizie in breve

Le altre notizie

vai all'archivio notizie di Maggio

Il tg di Labor Tv

Via Po Cultura

Per la liberta' d'informazione