di Rosario Nastasi
Cassa integrazione per 1.859 dipendenti, importanti investimenti bloccati, navigazione "a vista". Le prospettive dello stabilimento StM di Catania preoccupano la Fim Cisl. Che non ha firmato la richiesta di Cigo a rotazione di 18 settimane. E critica anche le dichiarazioni rilasciate dai vertici aziendali in occasione dell'annuale report tenutosi a Parigi nei giorni scorsi.
"Otto giorni per gli operai e 12 per gli impiegati è una richiesta eccessiva - dice Saro Pappalardo, segretario generale della Fim Cisl etnea - fino a che l'azienda chiedeva lo smaltimento delle ferie si era parlato rispettivamente di cinque e nove giorni. I numeri invece sono lievitati ingiustificatamente. Ma se non si raggiunge un accordo sulle ferie, non si può avviare la cassa integrazione ordinaria in automatico e per di più con una richiesta ingiustificatamente maggiorata rispetto all'esigenza iniziale. A tutto il sindacato e ai lavoratori interessa il futuro dello stabilimento, degli attuali dipendenti di StM e di chi per anni è stato sfruttato e ora si trova senza lavoro".
Invece di prospettive non si parla. "Le rassicurazioni - continua Pappalardo - devono essere inserite in documenti ufficiali e nei verbali sindacali. La StM potrebbe chiedere sacrifici ai lavoratori se rispettasse gli accordi e gli impegni assunti per garantire le prospettive".
Alla multinazionale dell'elettronica, la Fim Cisl contesta ad esempio di non avere rispettato l'accordo di marzo 2011, sull'implementazione del 21° turno, e di aver messo fuori i 96 ex interinali che dentro l'accordo, invece, rappresentavano organico. Questo ha messo in crisi i già non idilliaci rapporti con Fiom e Uil nella Rsu. Crisi sfociata nelle dimissioni di Fim, Uglm e Fismic e nella convocazione di nuove consultazioni elettorali.
"Il vero problema è proprio rappresentato da scelte aziendali - sottolinea Pappalardo - che piuttosto di agevolare il dialogo lo hanno osteggiato. L'accordo per il 21° turno, fatto con Fim, Uglm e Fismic, ha portato aumenti economici ed erano previste nuove assunzioni con un programma chiaro di stabilizzazione. Una responsabilità che ci siamo assunti anche di fronte a scelte considerate impopolari, ma consci di aver preso la decisione giusta per il futuro dello stabilimento e dei lavoratori".
L'azienda però avrebbe dovuto investire sul reparto M3 così da avere uno stabilimento con prospettive migliori sia dal punto di vista tecnologico, sia dal punto di vista occupazionale.
"Non è pensabile - commenta Pappalardo - uno stabilimento che abbia il solo M5 a 8 pollici e con CT6 (il reparto a 6 pollici, ndr) in bilico. Reparto che, ora, è ridimensionato dalla chiusura di M3. Gli accordi vanno rispettati e questo vale per il sindacato tanto quanto per l'azienda".
Per il segretario, "StM è da un po' di tempo che naviga a vista. La realtà è che tra le "parole rassicuranti" e ciò che i lavoratori percepiscono c'è un abisso di differenza. È ovvio che ciò li preoccupi e porti alle spaccature sindacali. I lavoratori sono preoccupati per il futuro, si sentono pressati nei reparti di produzione perché il numero di addetti è sceso notevolmente rispetto a qualche anno fa. Noi siamo convinti che non ci sarebbe futuro a Catania col solo M5 e quindi l'investimento per allargare le produzioni a 8 pollici va completato a prescindere".
(27 gennaio 2012)











