MILLEPROROGHE, Cisl: modifiche previdenziali da rivedere

WELFARE

Il Milleproroghe si avvia verso il traguardo finale e dalla Camera arriva intanto il via libera alla fiducia. L'aula di Montecitorio ha infatti approvato la fiducia posta dall'esecutivo con 469 voti favorevoli, 74 contrari e 5 astenuti. Nelle due precedenti fiducie il Governo Monti aveva ricevuto rispettivamente 556 voti favorevoli e 61 contrari (18 novembre, l'insediamento) e 495 voti favorevoli, 88 contrari e quattro astenuti (16 dicembre, il decreto con la manovra). Ora l'Aula della Camera passerà all'esame degli ordini del giorno. Il voto finale sul provvedimento, che poi dovrà andare al Senato, è in programma martedì. È possibile che il decreto, in scadenza il 27 febbraio, subisca ulteriori modifiche e debba tornare a Montecitorio per la terza lettura.

"Le modifiche di natura previdenziale costituiscono una risposta purtroppo ancora troppo parziale ed insufficiente rispetto ai lavoratori coinvolti nei processi di crisi aziendale", ha commentato il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli. "Le richieste sindacali sono state solo parzialmente accolte. E' positiva l'inclusione dei lavoratori in esodo incentivato fra quelli "derogati" dall'applicazione dei nuovi requisiti, anche se il limite dei 24 mesi - sottolinea Petriccioli- non risolve completamente il problema. La rimozione delle penalizzazioni in caso di accesso al pensionamento, con il requisito esclusivamente contributivo prima dei 62 anni, è una risposta parziale, perché ai fini del riconoscimento del diritto non sembrano essere considerati i periodi di astensione facoltativa per la maternità, quelli per il riscatto di laurea e quelli maturati a seguito di intervento della cassa integrazione straordinaria. Resta il problema - coonclude - di dare una risposta più strutturale all'insieme dei lavoratori coinvolti dai processi di crisi aziendale che, a seguito dell'innalzamento dei requisiti pensionistici, rischiano di rimanere senza strumenti di sostegno al reddito, cosi come l'assenza di ogni gradualità nell'abolizione del sistema delle "quote" e l'accelerazione del percorso di innalzamento dell'età pensionabile delle donne comportano, nell'attuale situazione economica e del mercato del lavoro, disagi crescenti che chiediamo possano essere risolti nel passaggio del provvedimento al Senato".

(26 gennaio 2012)

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