di Luca Tatarelli
Nel fine settimana appena trascorso, dopo il blocco dei Tir è ripreso seppure lentamente il rifornimento di prodotti alimentari, delle merci varie e della benzina in tutta Italia.
Il blocco dei camionisti, la scorsa settimana, ha messo in ginocchio la produzione in molte fabbriche italiane. Ieri ha riaperto i battenti la Fiat di Termoli (Campobasso) dopo alcuni giorni di stop produttivo dovuto al blocco degli autotrasportatori, attivato a Termoli sulla statale 87, all'altezza del casello dell'A14. Gli operai sono tornati al lavoro grazie all'arrivo di
materie prime e semilavorati indispensabili per la produzione.
Le organizzazioni sindacali confidano di ottenere uno "sconto" sulla prossima cassa integrazione a seguito di tale fermo. "Confidiamo di poter recuperare queste giornate con una riduzione della cassa integrazione guadagni - ha dichiarato Riccardo Mascolo, segretario della Fim Molise -. La prossima tornata di cassa integrazione, annunciata dai dirigenti dello stabilimento, è prevista dal 6 al 12 febbraio e riguarderà 2.500 lavoratori, la maggior parte dei dipendenti dell'impianto. Resteranno a casa gli operai dei comparto motori 8 e 16 valvole e parte dei cambi.
Lavoreranno solo i dipendenti dell'M40".
Ecco alcuni bilanci del fermo della scorsa settimana. Ammontano a 25 milioni di euro i danni economici subiti dai pescatori per la protesta dei Tir. Lo stop forzato di questi quattro giorni, infatti, è costato alla categoria tra i 5 e i 6 milioni di euro al giorno ma solo in termini di mancati ricavi. Lo afferma la Federcoopesca-Cofncooperative, che fa un primo bilancio degli effetti dello stato di agitazione della flotta, divisa tra chi ha deciso di restare in porto e di chi invece, pur avendo scelto di lavorare, non l'ha potuto fare a causa del blocco dei camion che non facevano arrivare sui mercati il prodotto. Scelta questa che, secondo l'associazione, ha evitato di far sprecare inutilmente il prodotto ittico, per sua natura altamente deperibile. Il poco pescato, infatti, è stato venduto direttamente sul mercato locale delle varie zone. Domenica l'attività è ripresa in molte aree, con alcuni pescherecci che hanno ripreso a pescare, per poi tornare in mare ieri, perchè per legge, nel fine settimana non si pesca.
Coldiretti parla di oltre 100mila tonnellate di frutta, verdura, fiori e latte buttati o rovinati, 200mila ore di lavoro perse nella raccolta, magazzinaggio e lavorazione dei prodotti e 200 milioni di euro di danni nella filiera agroalimentare.
I consumatori in una settimana hanno tagliato del 30% gli acquisti di frutta e verdura venuti a mancare dagli scaffali. A Napoli sono 480 le tonnellate di rifiuti non raccolti per le strade, come conseguenza del blocco dei Tir. Sul fronte presidi, 95 persone sono state denunciate dai carabinieri per aver organizzato nel Ragusano tra il 17 ed il 24 gennaio scorso, manifestazioni non autorizzate nell'ambito della protesta del Movimento dei forconi
A Gela sei dimostranti sono stati denunciati per sequestro di persona. Avevano bloccato un autotrasportatore di 37 anni, che aveva appena completato un carico di carciofi sul suo Tir, a Niscemi, e stava per portarlo a destinazione al mercato ortofrutticolo di Bari.
Intanto, sono stati concessi gli arresti domiciliari a Jiuttakarin Weckerle, la camionista tedesca di 52 anni che tre giorni fa, alla guida di un Tir, nel tentativo di superare il posto di blocco degli autotrasportatori ad Asti, ha travolto e ucciso un manifestante.
(30 gennaio 2012)
di Luca Tatarelli
Un altro giorno di passione per consumatori ed i lavoratori delle fabbriche italiane, per colpa del blocco dei Tir. Oggi siamo al quarto giorno della protesta che dovrebbe finire domani.
Intanto gli stabilimenti Fiat di Melfi, Cassino, Pomigliano, Mirafiori e la Sevel di Val di Sangro hanno fermato la produzione anche oggi.
Manca l'approvvigionamento della materia prima in entrata, e il prodotto finito non può lasciare l'unità. La situazione è più critica al Sud ma senza cambiamenti si potrebbe arrivare anche al blocco di tutti i siti produttivi.
Anche le Poste calabresi sono state pesantemente coinvolte dalla grave situazione del blocco dei trasporti e del rifornimento di carburanti. In molti centri ed uffici non arrivano corrispondenza e pacchi e l'azienda ha messo in congedo parte del personale invece di preoccuparsi di riorganizzare una struttura autonoma di supporto agli autoveicoli. "Mentre gli spot di
Poste SpA - denuncia il segretario regionale della Cisl Slp, Franco Sergio - magnificano le mitiche flotte aziendali".
A Latina è stata sospesa la protesta degli autotrasportatori della provincia ed il Mof, il mercato ortofrutticolo di Fondi
ha ripreso a lavorare a pieno regime. Lo ha annunciato lo stesso Centro Agroalimentare all'ingrosso di Fondi nel sottolineare che "l'intesa è stata raggiunta tra l'Ente Gestore, operatori grossisti, produttori agricoli e i rappresentanti delle categorie degli autotrasportatori". Da stamani il Mof ha ripreso e circa mille Tir sono in partenza per tutti i mercati nazionali.
I danni al settore agroalimentare italiano per la protesta dell'autotrasporto, sfiorano i 200 milioni di euro, di cui la metà ricade sull'agricoltura. Lo sostiene la Cia (Confederazione italiana agricoltori) sulla base di dati raccolti sul territorio nazionale. Considerando tutte le attività paralizzate dallo sciopero dei Tir, dalla coltivazione alla raccolta, dalla trasformazione alla vendita nella grande distribuzione organizzata
Secondo la Confederazione, ci vorrà più di una settimana per ritornare alla normalità e sale intanto la conta dei danni provocati dal fermo della circolazione, dato che in Italia quasi il 90% delle merci viaggia su strada.
Ancora oggi due aziende ortofrutticole su tre non riescono a conferire il prodotto. Una situazione che riguarda in primo luogo la Sicilia - sottolinea la Cia - e poi tutto il Centro e Sud Italia. Va ricordato, infatti, che la produzione ortofrutticola nazionale è distribuita soprattutto in questa macroarea del Paese, dove si colloca il 70% del valore commerciale e dove peraltro la
rappresentatività di queste colture è dominante sulle altre produzioni agricole con il 57% (contro il 23% al Nord).
(26 gennaio 2012)
di Luca Tatarelli
La storia dell'autotrasporto italiano degli anni 2000 ha tanti protagonisti ed un unico filo conduttore che porta ad unico finale: la frammentazione del settore in tante piccole aziende, molte individuali, poche con propri dipendenti. Alcuni protagonisti di questa storia sono cittadini dei Paesi dell'Est Europa. Un mondo del lavoro diverso da quello italiano, fatto anche di tanti ex (agricoltori, operai, poliziotti). Sembra di vedere quanto accadeva negli anni '70 in Italia, quando molti nostri emigranti tornavano al paese e con i soldi ricavati dal lavoro all'estero acquistavano i camion, iniziando a girare in lungo e in largo la penisola. Erano anche lì periodi duri. Però si guadagnava bene.
Il guadagno medio di questi lavoratori provenienti dall'Est Europa si aggira su circa 400 euro mensili. Esenti da contributi e con tasse più basse pagate nel loro Paese di origine. Per fare questo lavoro esistono delle aziende di mediazione. Una sorta di aziende interinali gestite da italiani che però operano fuori dai nostri confini. "Non sono molto legali. Evadono i contributi e le tasse - dice tranchant Arnaldo Neri, coordinatore nazionale per il settore logistica, trasporto merci e cooperazione della Fit -. In Italia il costo del lavoro deve essere pari a quello nostro e non tutto può essere fatto in distacco (un escamotage che usano queste agenzie)". Ci sono anche molte aziende italiane che hanno comprato imprese all'Est e hanno delocalizzato.
Nel nostro Paese il contratto di categoria stabilisce una settimana lavorativa fatta di 39 ore. Con un accordo di "discontinuità" si può arrivare a 47 ore settimanali. Ma ci possono essere, in alcuni casi, anche picchi di 60 ore. Il Codice della strada stabilisce che ogni nove ore di guida ci sia una sosta obbligatoria di 30 minuti ed altre frazionate. Il guadagno medio per un camionista dipendente è di oltre 2 mila euro. Anche per un padroncino, ovvero uno che lavora privatamente, mette a disposizione il suo mezzo - con quello che ne consegue anche per quanto riguarda la manutenzione - il guadagno è dello stesso tenore. L'unica differenza è nel carico di lavoro.
Quello degli autisti bulgari, romeni, serbi, turchi non forma però un capitolo intero di questa storia dell'autotrasporto degli anni 2000. "Siamo sul 10% circa - aggiunge Neri -. Il restante 90% è fatto dalle tante associazioni che si trasformano in sindacati e dalle numerose aziende, anche micro, del settore". I veri "sfruttati", dice Neri sono proprio i padroncini.
Cgil, Cisl e Uil trasporti da tempo si battono per regolamentare il mercato. In verità la lobby di molte sigle di settore si oppone, anche in cerca di visibilità politica e mediatica. E per la prima volta nella storia italiana, a partire dalla Sicilia, si è inserita nella protesta dei camionisti l'estrema destra. Il tutto per bloccare in qualsiasi modo, con azioni di piazza o con i titoli sui giornali o i servizi in tv, quanto era stato già stabilito in sede di accordo al Ministero dello Sviluppo economico l'11 gennaio scorso. Ieri, il titolare di questo Dicastero, Corrado Passera, ha ricordato come il settore dell'autotrasporto sia "destinatario di una riduzione compensata dei pedaggi autostradali che sarà pari, per il 2012, a 170 milioni di euro". Il Governo, ha ricordato Passera, oltre alla riduzione dei pedaggi nel decreto di ripartizione dei fondi a favore del settore (400 milioni di euro) "che sarà firmato in tempi brevissimi, saranno garantite le risorse per la proroga degli incentivi" al settore per l'utilizzo delle vie del mare (30 milioni di euro). Il Governo ha anche confermato di condividere la necessità di riconoscere agli autotrasportatori il rispetto dei costi della sicurezza. Infine, ha ricordato Passera, nel decreto liberalizzazioni appena varato è contenuta la norma che prevede il rimborso delle accise sul gasolio, a favore del settore, su base trimestrale e non più annuale. E nello stesso decreto sono state "inserite importanti norme finalizzate anche ad una riduzione dei premi assicurativi e dei costi del carburante". Ma ai camionisti questo non va bene. Tendono sempre più ad alzare la posta.
"È intollerabile - dichiara Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum - che si tenti di mettere in ginocchio un Paese che cerca di uscire dalla recessione in cui versa, a causa della gravissima crisi economica che lo ha colpito". A giudizio di Adiconsum scioperi selvaggi, quali quelli ancora in corso, sono contro i cittadini ed i consumatori e contro l'intera economia del Paese.
"Non sono tollerabili - prosegue Giordano - comportamenti ricattatori da parte di una minoranza priva di etica e di senso di responsabilità. Il diritto di sciopero è un diritto fondamentale ma non può diventare un'arma contro la democrazia e il vivere civile di un Paese. Adiconsum ha chiesto lo sgombero immediato di strade e autostrade e l'intervento della Guardia di Finanza e di Mr. Prezzi per colpire le speculazioni che stanno operando alcuni esercizi commerciali, sfruttando come sciacalli il blocco dei Tir".
(25 gennaio 2011)
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di Luca Tatarelli
Ed ora sulla protesta degli autotrasportatori intervengono le Prefetture "con ordinanze contingibili ed urgenti", dice il Viminale. Il tutto per far rimuovere i blocchi sulle strade ed autostrade italiane. Da Nord a Sud del Paese. Con lo stop a molte produzioni, con la benzina che in molte realtà scarseggia o è proprio finita, con i cibi freschi arrivati alle stelle, con gli scaffali dei supermarket quasi vuoti, con i camion dei rifiuti che non possono andare a sversare, il Governo Monti ha fatto sentire la sua voce. Già lo aveva anticipato il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri che lunedì aveva detto senza esitazione: sì alla protesta, no alla violenza. Ma episodi di violenza ci sono stati. Compreso l'investimento di un autotrasportatore, Massimo Crepaldi, ad Asti. Arrestata una collega tedesca. Ferito lievemente un altro autotrasportatore a Fidenza (Parma).
E mentre il garante parla di protesta inaccettabile, si registra lo stop del primo e del secondo turno degli stabilimenti Fiat, a causa del mancato rifornimento dei componenti. Gli stabilimenti della Casa automobilistica torinese resteranno fermi a Melfi (Potenza), Cassino (Frosinone), Pomigliano d'Arco (Napoli), Mirafiori (Torino) e alla Sevel di Val di Sangro (Chieti) anche al secondo turno a causa della protesta degli autotrasportatori. I lavoratori delle Carrozzerie di Mirafiori in cassa integrazione straordinaria avrebbero dovuto riprendere oggi, per tre giorni, la loro attività.
"Vogliamo riformare l'Italia nella comprensione delle categorie ma facendo rispettare le leggi", dice il premier Mario Monti. "Le manifestazioni di protesta vanno esaminate caso per caso - aggiunge il professore -. Ma il rispetto della legalità è un qualche cosa che si deve esigere pur garantendo il diritto di sciopero". È necessario, però come riconosce la stessa Commissione europea garantire i diritti del libero movimento delle merci. Monti ha ricordato in particolare il cosiddetto "emendamento fragole del 1998" che vide la Commissione, quando ad ogni primavera si verificarono rovesciamenti di Tir spagnoli in Francia, intervenire con un regolamento per rafforzare gli strumenti per la libera circolazione delle merci pur salvaguardando il diritto di sciopero. Intanto, oggi Monti incontrerà il presidente della Giunta siciliana, Raffaele Lombardo. Nell'isola, assicura al Senato il ministro Cancellieri, la situazione "è al momento in via di normalizzazione, ma persiste qualche focolaio di criticità sul resto del territorio nazionale". Impegnati 1.160 unità delle forze dell'ordine im più per gestire la situazione.
Il Ministero dello Sviluppo economico (che ha anche la delega sui trasporti) sta lavorando per cercare una soluzione ai problemi sollevati dagli autotrasportatori ed attuare i contenuti dell'accordo sostanziale raggiunto lo scorso 11 gennaio. "Da parte del Ministero - informa il titolare del Dicastero, Corrado Passera - c'è tutto lo sforzo per trovare una soluzione ai problemi che erano stati sollevati. L'intesa accordo fra Governo e autotrasportatori era stato sostanzialmente raggiunto lo scorso 11 gennaio". Nel corso di quella riunione, a cui aveva partecipato anche il viceministro Mario Ciaccia, il Ministero dello Sviluppo aveva assunto precisi impegni. "Iimmediatamente attuati - evidenzia Passera - sia con il decreto legge approvato lo scorso venerdì, sia attraverso provvedimenti amministrativi, sia con ulteriori provvedimenti in materia di semplificazione in corso di rapida adozione". Le principali problematiche evidenziate vanno dall'aumento del costo del gasolio e delle assicurazioni all'attivazione di misure sanzionatorie per gli autotrasportatori irregolari ed i loro committenti, fino ai costi della sicurezza e alla professionalizzazione del settore. Tutti temi su cui, ha già precisato il Ministero si è già intervenuto o si sta intervenendo.
"Diciamo no - dichiara Pasquale Paniccia, segretario nazionale Fit - ad investimenti a pioggia per il settore. Un settore che prende dallo stato 700 milioni di euro. La cifra, secondo noi, dovrebbe andare a favore di aziende strutturate che hanno dei dipendenti". La protesta per Raffaele Bonanni, è frutto "della mancanza di programmazione da parte dei poteri pubblici". In Italia, ricorda Bonanni tutto il trasporto è su gomma, mentre mancano le autostrade del mare ed un sistema di trasporto su rotaia adeguato alla nostra produzione. "Ci vuole dunque una soluzione che dia prospettive ai lavoratori. Sono sottoposti a un lavoro massacrante ed a un dumping pericoloso dei camionisti degli altri Paesi".
"Comprendiamo perfettamente le criticità e le rivendicazioni della categoria degli autotrasportatori - dichiara Franco Verrascina, presidente del Copagri - così come ovviamente quelle che conosciamo bene degli agricoltori ma occorre sempre rimanere dentro forme di protesta che non determinino danni economici per il Paese". Il bilancio delle perdite economiche per l'agricoltura sta toccando quota 100 milioni di euro e non solo per la Sicilia. "Non va sottovalutato - aggiunge Verrascina - il danno per i consumatori che, in presenza di una caduta verticale dell'offerta si trovano a dover fronteggiare forti aumenti dei prezzi nella nota, delicatissima, fase che attraversa il Paese".
(24 gennaio 2012)











