LAVORO, Cisl: su Cig proposte astratte

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di Ester Crea

Tanto rumore per nulla: "È stato detto che Fornero vuole eliminare la cig straordinaria. Non è scritto nel documento e non lo so, vedremo, ne parleremo con i sindacati". Parola della stessa Fornero. All'indomani dell'avvio del confronto con le parti sociali l'attenzione dei media è tutta per quella proposta saltata fuori dal cilindro di chi sa chi: il taglio della cigs. Comunque sia andata, quella del ministro ha tutto il sapore di una retromarcia rispetto ad un'ipotesi che il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, definisce "un disegno astratto", basato sulla teoria. "Quando si affronta un momento così delicato, con milioni di persone che hanno bisogno di un sostegno - ha aggiunto - bisogna capire che fine fanno quelle persone, quale soluzione si può trovare per loro. Poi bisogna domandarsi chi paga e qui pagano lavoratori e aziende". E questo è tanto vero che l'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, interpellato dai giornalisti a margine di un'audizione davanti alla Commissione Attività produttive della Camera, ieri ricordava che "la cassa integrazione non è un regalo dello Stato", ma "contributi versati dai lavoratori e dall'azienda". Per cui, se dovesse essere eliminata, questi soldi dovrebbero tornare nelle tasche dei lavoratori. Quanto, invece, alla Cassa in deroga, Bonanni ha ricordato che a pagarla è lo Stato, ma che la Cisl chiede di "far pagare anche le piccole imprese" e coloro che usufruiscono della cassa in deroga senza versare contributi. Ma qui sono le imprese a non starci più, ponendo l'accento sulla necessità di alleggerire il carico di oneri e contributi che appesantiscono il costo del lavoro. E' il caso della Confcommercio che, in una nota, raccomanda "molta attenzione rispetto all'ipotesi di un'estensione della contribuzione Cigs", per non "caricare il riassetto degli ammortizzatori sociali sul costo del lavoro sostenuto anche da imprese che in periodi 'normali' non utilizzano questo strumento, mentre le misure di sostegno al reddito, nei casi di cessazione del rapporto di lavoro, devono essere sempre più strettamente connesse al ricollocamento professionale, con agevolazioni contributive accompagnate da formazione continua".
Come si vede, dunque, un conto è ragionare del tema del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali in linea teorica; un conto è affrontare la materia nei suoi risvolti pratici. Tant'è che lo stesso ministro Fornero, ieri, nel corso di un'intervista telefonica, ha precisato che quelli indicati dal Governo sono "percorsi" possibili e non "proposte di soluzione". Di sicuro, con il ministro si può convenire su un punto. E cioè che, finora, i costi degli aggiustamenti messi in atto per fronteggiare la crisi, ristrutturando imprese e interi settori produttivi, "si sono scaricati interamente sui segmenti deboli: giovani, donne e lavoratori anziani". Il ministro si è detto "colpito" dal fatto che "in Italia un lavoratore con poco più di 50 anni è considerato perso dal mercato, non più utilizzabile". Ecco, forse il confronto con le parti sociali potrebbe incanalarsi sulla strada giusta se ripartisse da qui. Da chi alla crisi ha pagato il prezzo più alto. Sarebbe anche una modesta forma di risarcimento rispetto all'errore commesso con il provvedimento sulle pensioni.
Ester Crea

(24 gennaio 2012)

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Partito a Palazzo Chigi il confronto con le parti sociali su mercato del lavoro e crescita. Nel saluto iniziale, il premiere Mario Monti, ha detto che "servono buone soluzioni strutturali. Spero si riesca a non ridurre il messaggio che mandiamo solo all'articolo 18". Il Governo punta alla riforma degli ammortizzatori sociali facendo i conti con le poche risorse disponibili. "La riforma del mercato del lavoro si farà insieme alle parti sociali - ha detto il ministro Elsa Fornero - ma in tempi
stretti, in tre, quattro settimane avvalendosi del coordinamento del Governo. E' dovere di questo Governo portare tutti a discutere non per conservazione dell'esistente ma per il futuro, per la crescita e per l'Europa".

Sulla riforma degli ammortizzatori sociali il Governo punta ad un sistema integrato su due pilastri, sul modello della cassa integrazione per le riduzioni temporanee di attività, e con un sostegno al reddito per chi ha perso il lavoro. Sul tavolo lo strumento del reddito minimo ma le risorse necessarie sarebbero al momento non individuabili. Da qui l'ipotesi di inserirlo comunque nella riforma prevedendo però una applicazione dilazionata.

Nel complesso, tipologie contrattuali, formazione-apprendistato, flessibilità, ammortizzatori sociali, servizi per il lavoro sono i pilastri della riforma del lavoro illustrati alle parti sociali. Riforma ambiziosa che va fatta con largo consenso e si dovrà concludere in tre-quattro settimane.

Bonanni ha spiegato bene la posizione della Cisl. "I provvedimenti che il Governo Monti ha assunto sulle liberalizzazioni sono un primo segnale di rottura della staticità italiana sui temi di una maggiore concorrenza. Ma bisogna stare attenti a non fare strafalcioni. Il Governo non deve pensare di essere autosufficiente. Con il dialogo sociale si può fare ancora di più e meglio. Se si vogliono superare le resistenze dei potentati economici, delle corporazioni ed i veti di una certa politica, occorre intraprendere la strada della concertazione per raggiungere un patto per la crescita con i grandi soggetti sociali di questo paese. Bisognerà leggere bene i provvedimenti del Governo per esprimere un giudizio preciso. Ma è evidente che per fare ripartire il nostro sistema economico è indispensabile il coinvolgimento dei soggetti sociali. Questo vale anche in vista della trattativa che partirà lunedi prossimo a Palazzo Chigi tra Governo e parti sociali. Più è trasparente il confronto, maggiore sarà l'efficacia ed il consenso sociale sulle misure che il Governo
intende varare sulla crescita, l'occupazione e la competitività . Il dialogo paga sempre. Quando non si discute in maniera seria e trasparente, inevitabilmente aumentano le resistenze corporative, dei
poteri forti e della politica, come nel caso della riforma delle aziende municipalizzate che, come temevamo, è rimasta, infatti, fuori da questa lenzuolata. Il Governo Monti sappia che solo con un
grande patto con le parti sociali si potranno aggregare a livello regionale le aziende municipalizzate, per liberarle dalla morsa della politica e dell'affarismo".

Per il segretario della Cisl, "occorre procedere con molta cautela, dobbiamo rassicurare il mercato del lavoro italiano cercando soluzioni che non dividano ma uniscano". La Cisl è disponibile "a discutere della revisione degli strumenti ma senza rompere la necessaria coesione sociale" ma ha ribadito che vanno uniformate le aliquote contributive per evitare il «dumping» tra forme contrattuali.

Sulle tipologie contrattuali, secondo Bonanni, "possiamo lavorare insieme su strumenti che hanno trovato già il favore di tutti, come l'apprendistato per i giovani, migliorando questi strumenti.
Sappiamo tutti che c'è un uso improprio di alcuni istituti come le partite Iva. Per questo la strada è quella di alzare la contribuzione per evitare questo dumping nel mercato del lavoro.

Sulla riforma degli ammortizzatori sociali, "il sostegno al reddito va legato alla formazione per consentire ai lavoratori di riqualificarsi. Lavoriamo su questi temi, ma senza forzature o fughe in avanti", ha concluso.

(in aggiornamento - 23 gennaio 2012)

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