di Rodolfo Ricci
Scattano le prime liberalizzazioni. Con la firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale 19 del 24 gennaio del decreto legge "sulla concorrenza, le liberalizzazioni e le infrastrutture" (n. 1 del 2012) sono entrate in vigore oltre una decina delle misure approvate.Tra queste l'abrogazione delle tariffe professionali; gli sconti sui farmaci, le nuove misure sui risarcimenti Rc auto e gli sconti sulle polizze per chi si fa installare la scatola nera; la piena deregulation per la vendita di alimenti, quotidiani e tabacchi nelle stazioni di rifornimento carburante; le nuove regole su mutui abbinati ad assicurazioni vita; la costituzione semplificata per le società a responsabilità limitata create dagli under 35. Subito in vigore anche una parte del pacchetto sui servizi pubblici locali, a partire dal passaggio da 900 mila a 200 mila euro della soglia per l'affidamento dei servizi a società pubbliche.
La relazione tecnica segnala un impatto positivo per l'indebitamento netto dello Stato di 260,9 milioni nel 2012, 85,3 nel 2013 e 83,4 nel 2014. La stessa relazione segnala grazie al Tribunale delle imprese un gettito annuo aggiuntivo di 7,7 milioni. Viene calcolato inoltre il costo dei nuovi concorsi per notai: 648 mila euro ciascuno. Nella versione definitiva, il decreto contiene alcune piccole limature e qualche correzione rilevante. A partire dai farmaci: "Il farmacista, qualora sulla ricetta non risulti apposta dal medico l'indicazione della non sostituibilità del farmaco prescritto, è tenuto a fornire il medicinale equivalente generico avente il prezzo più basso, salvo diversa richiesta del cliente". Ammorbidito il capitolo sui professionisti: il preventivo va messo per iscritto solo se a richiederlo è il cliente.
Bene poi lo sblocco dei pagamenti alle imprese edili: "Destinare 5,7 miliardi di euro alle piccole e medie imprese che vantano crediti nei confronti della Pubblica amministrazione è un'ottima notizia per tutte quelle aziende edili in difficoltà di liquidità. Si tratta di una cifra irrisoria in confronto al totale dei debiti della P.A. verso le imprese, che ammontano a circa 70 miliardi di euro, ma è un primo, importante passo per iniziare a sanare una situazione davvero incresciosa, da noi più volte denunciata e per la quale avevamo chiesto un rapido intervento nel corso degli Stati Generali delle Costruzioni". A dichiararlo è Domenico Pesenti, segretario generale della Filca-Cisl, che commenta così l'art. 35 del decreto sulle liberalizzazioni, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. "Ci auguriamo davvero che il provvedimento rappresenti l'inizio di un nuovo corso da parte della Pubblica amministrazione, perché dove non è riuscita la crisi a mettere in difficoltà le aziende più serie e strutturate, ci ha pensato il ritardo dello Stato nell'onorare i propri debiti. La liquidità delle aziende resta un problema serio, che spesso le costringe a mettere in Cassa integrazione i propri dipendenti anche con appalti in corso, come dimostrano i recenti fatti di cronaca".
L'esecutivo ha appena archiviato il pacchetto sulle liberalizzazioni ("il decreto sarà esaminato in prima lettura al Senato", ricorda Monti. Ora dunque gli occhi sono puntati sull'Europa. Per questo, è l'appello del professore al Senato, "il Governo, il Parlamento e le forze politiche devono giocare un ruolo attivo nella ridefinizione equilibrata e sostenibile dell'assetto della governance dell'area euro". Monti non si nasconde le difficoltà che attanagliano il Vecchio Continente. "Nelle ultime settimane, spiega, in Europa «il quadro economico ha subito un aggravamento". E, aggiunge Monti, "il superamento della crisi economica, finanziaria e sociale dipende da riforme strutturali nelle mani degli Stati membri. Ma risanamento e riforme rischiano di fallire se non sono sostenute in modo conseguente da scelte a livello europeo".
Intanto i gestori aderenti a Faib Confesercenti e Fegica Cisl confermano la proclamazione di un pacchetto di 10 giorni di sciopero degli impianti di distribuzione carburanti, sia sulla rete ordinaria che su quella autostradale. L'articolazione dello stop sarà successivamente definita anche in funzione delle modifiche che il Parlamento intenderà apportare durante l'iter di conversione in legge del decreto ancora non pubblicato. La decisione è stata presa per denunciare "la mancata liberalizzazione della distribuzione carburanti da parte del Governo e sostenere il Parlamento a varare una vera riforma per liberare il settore dal controllo assoluto dei monopolisti petroliferi e consentire prezzi dei carburanti più bassi su tutta la rete distributiva". "Nascosta nelle pieghe del decreto c'è anche la cancellazione della norma che imponeva alle banche, dal 1° gennaio di quest'anno, di eliminare costi e commissioni per gestori ed automobilisti, sui pagamenti dei rifornimenti di carburante con bancomat e carte di credito: una misura che - ricordano le due associazioni - era stata assunta per ragioni di sicurezza e solo dopo l'altissimo tributo di sangue che i gestori hanno dovuto versare a difesa di incassi sui quali trattengono appena il 2%!".
(26 gennaio 2012)











