Sindacati europei: no alla riduzione dei salari e della spesa sociale

SINDACATO

 

In occasione del dialogo macroeconomico che si è tenuto oggi a Bruxelles, John Monks, segretario generale della confederazione europea dei sindacati (Ces) ha sottolineato che c'è, attualmente, una forte tendenza a dichiarare la fine della crisi ed a voler ridurre le spese pubbliche. Che i governi dell'Ue agiscano precipitosamente e soffocano il rilancio è attualmente il più grande timore della Ces, secondo la quale le misure di politica economica sono fuorvianti su due punti essenziali: 1) Le politiche aiutano massicciamente i banchieri ma i prestiti delle banche in direzione dell'economia reale languono; 2) di fronte ad un rilancio debole e fragile, la politica di bilancio non dovrebbe scegliere premature strategie d'uscita dalla crisi  ma conservare e migliorare le misure politiche di domanda investendo nelle infrastrutture sociali e verdi. John Monks ha dichiarato: "Occorrerebbe provare ad aumentare le spese pubbliche. Ed il migliore mezzo per farlo non è certo di ridurre i salari dei lavoratori e diminuire i servizi pubblici mentre si permette ai banchieri di assegnarsi miliardi in termini di bonus. Le politiche del mercato del lavoro sono riuscite a preservare posti di lavoro, ma occorre ora maggiormente aiutare i giovani ed i disoccupati a trovare un lavoro. Viviamo tempi difficili, è per questo che vogliamo proseguire sulle spese pubbliche e gli investimenti per sostenere l' ecologizzazione dell'economia,  sforzi che mirano a mantenere il potere d'acquisto, e per respingere nozioni troppo semplicistiche che riguardano l'aumento della flessibilità sui mercati del lavoro, con ulteriori contratti precari".

(Cdl)

(9 novembre 2009)

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