Oltre la Crisi

 

di Andrea Mone

Si è tenuta in Bruxelles lo scorso 9 e 10 settembre una conferenza organizzata dalla ETUC dal titolo "Beyond the crisis" con lo scopo di focalizzare l'attenzione su alcuni punti di criticità e sviluppo della situazione socio-economica europea (e non solo).

Gli argomenti sviluppati hanno riguardato:

  • La distribuzione della ricchezza e le ineguaglianze del sistema
  • I green jobs
  • La corporate governance
  • Il sistema finanziario

Si tratta di questioni che evidenziano contestualmente implicazioni della crisi e priorità strategiche di uscita.

Tutti i Paesi, seppur in maniera differente, appaiono confrontarsi con lo stesso "trilemma" dato dalla necessità di consolidamento fiscale, mantenimento del sistema di welfare e politiche di riqualificazione produttiva (green investment).

La CES, rappresentata da Walter Cerfeda, evidenzia che il quadro economico-sociale ancora negativo, delineato dai dati "Eurostat", implichi un necessario ripensamento delle regole dell'economia e dei meccanismi di produzione anche al fine di conciliare la dimensione economica del sistema con quella sociale.

Gli interventi che si sono susseguiti, pur partendo dall'analisi dello status quo, hanno rimarcato degli elementi caratterizzanti il sistema che vale la pena evidenziare:

  • ruolo della speculazione nel mercato, causata anche da debolezze del sistema bancario, e relativa capacità di distorcere l'equilibrio dei prezzi, con implicazioni sull'inflazione oltre che sul depotenziamento (disincentivo) degli investimenti nell'economia reale.
  • elementi macroeconomici (squilibrio globale tra Paesi ed eccesso di liquidità del sistema) e microeconomici (debolezza del sistema di valutazione del rischio ed in genere delle istituzioni finanziarie) che hanno concorso in maniera sinergica all'evolversi della crisi.
  • Impatto differente della crisi sui vari Paesi: notevoli differenze tra Paesi Non-Ue (più colpiti) ed Paesi UE ma anche all'interno degli stessi, dovute a vari elementi interni (ruolo delle banche, vulnerabilità microeconomiche - deficit, inflazione, etc).
  • Ruolo di supporto del Fondo Monetario Internazionale mediante programmi di sostegno che hanno stanziato complessivamente circa 190 bilioni di dollari.
  • spostamento del reddito nazionale dal lavoro al capitale e polarizzazione del contesto dato dalla speculazione (da un lato)  e indebitamento delle famiglie (dall'altro)
  • Passaggio da una filosofia di autoregolamentazione dei mercati alla consapevolezza della necessarietà di una loro regolamentazione contestualmente all'adozione di politiche economiche non elusivamente monetarie (stabilità dei prezzi).

Il dibattito è poi proseguito sulle quattro direttrici menzionate, nello specifico:

Distribuzione ricchezza e ineguaglianze 

Esasperata dalla crisi, la crescita delle diseguaglianze pone implicazioni economiche e sociali.

Le cause sono rintracciabili sia a livello nazionale (politiche redistributive, sistemi di welfare, qualità del lavoro) sia internazionale (liberalizzazione commercio, globalizzazione finanziaria, innovazioni tecnologiche). Tuttavia l'assenza di regolamentazione finanziaria (che ha aumentato i fattori di rischio per le famiglie) e la persistenza di bassi salari (che hanno aumentato il ricorso all'indebitamento) hanno indubbiamente accresciuto il sistema delle disparità.

Anche il sistema di tassazione, sempre meno progressivo, associato ad una visione talvolta anti-ciclica delle politiche sociali ha contribuito a questo stato di cose.

Infine, l'accresciuta mobilità del capitale ne ha reso più difficile la gestione da parte delle istituzioni locali ed organizzazioni sindacali

Alla luce di queste premesse è più che mai opportuno accrescere:

  • ruolo della contrattazione (strumento di riduzione delle disuguaglianze) e supporto ai lavoratori nelle fasi di non lavoro (onde evitare l'esclusione sociale)
  • vigilanza sugli standards internazionali del lavoro, riduzione della volatilità del mercato finanziario mediante regolamentazione, bilanciamento degli effetti della globalizzazione anche mediante percorsi di corporate governante.  

Corporate Governance

Negli ultimi dieci anni il dibattito sulla corporate si è progressivamente accresciuto, anche a causa degli scandali in alcune grandi compagnie (Enron, Parmalat,etc).

Purtroppo, il modello di riferimento di gestione anglosassone, preminente, non contempla un ruolo delle forze dell'impresa, in primis dei lavoratori (che sono configurati come informatori).

Anche il legame con il dialogo sociale è sempre stato molto debole

La crisi tuttavia ha evidenziato come la mancanza di corporate governance abbia portato ad un collasso del sistema (orientato ad obiettivi a breve termine, scarso controllo di autorità indipendenti e commissioni di vigilanza, sistemi di remunerazione inconsistenti che incentivavano azioni a rischio, istituti di partecipazione, etc.)

Problemi strutturali possono inoltre essere individuati nella mancanza di ruolo per gli stakeholders e scarsa considerazione della partecipazione dei lavoratori

Questioni di carattere soggettivo riguardano invece il sistema delle competenze e credibilità (nei riguardi del datore e dei lavoratori).

Green transition

La crisi, si è detto, è congiunturale (economico-finanziaria) e strategia (globalizzazione e ambientale). Ciò pone l'esigenza di ripensare i meccanismi della produzione in un ottica di "eco-concenzione".

Solo mediante una "nuova rivoluzione industriale" sarà possibile cogliere le potenzialità della crisi, generando nuovi e più duraturi posti di lavoro ed una crescita globale e sostenibile. Tuttavia, tale percorso necessità di essere accompagnato, specie nella sua fase di transizione.

Molti Paesi hanno annunciato l'adozione di misure fiscali di stimolo per la crescita (il 90% nei Paesi G-20), tuttavia, sebbene tali investimenti consentirebbero una riduzione del degrado ambientale e della povertà (fasce vulnerabili) nonché un incremento del lavoro dignitoso e "verde", la percentuale in green investment risulta ancora eccessivamente eterogenea.

Gli obiettivi insisti in quello che viene chiamato il New Green Deal consistono in:

  • riduzione del consumo di energia e materie prime (dematerialize economies)
  • riduzione delle emissioni di gas (decarbonize economies)
  • minimizzazione dei rifiuti e inquinamento
  • mantenimento e protezione ecosistema

Tali premesse portano ad individuare alcuni settori ad alto potenziale:

  • efficienza energetica (costruzione, industria, trasporti);
  • energie rinnovabili
  • mobilità
  • riciclaggio
  • agricoltura sostenibile e servizi ambientali.

Al fine di preservare contestualmente protezione climatica e sviluppo socio-produttivo, consapevoli che l'inattività comporterebbe un aumento della distruzione del lavoro, l'obiettivo deve concentrarsi nell'affrontare con anticipo le trasformazioni per poterle meglio gestire (e far transitare le forze lavoro)

Occorrerà presidiare la trasformazione mercato del lavoro mediante il confronto con la:

  • creazione di posti di lavoro (i green jobs)
  • perdita di posti di lavoro (in settori in crisi)
  • riqualificazione/sostituzione di posizioni (in settori soggetti a transizione)

Di qui la necessità di intensificare i legami tra politiche del lavoro, istituzioni e formazione, politiche integrate (tassazione, riduzione dei costi amministrativi per creazione di aziende, certificati "verdi", consultazione parti sociali, servizi di accompagnamento nei trasferimenti "intersettoriali")

Solo in questo modo si potrà realmente valutare la crisi in termini di opportunità: i settori più soggetti alla crisi sono infatti quelli che possono beneficiare maggiormente della green transition (costruzioni, automobilistico, trasporti, chimica)

Il Settore Finanziario

Il dibattito sul mercato finanziario trae origine da una consapevolezza di fondo: la fragilità del sistema e la contestuale strategicità dello stesso.

Dall'analisi dei modelli post-bellici (Germania, Francia e Giappone caratterizzati da finanziamenti a lungo termine da un lato, e Stati Uniti e Gran Bretagna con prestiti a medio termine dall'altro) si è pervenuti ad un protagonismo quasi esclusivo del mercato finanziario "virtuale"

Molte le questioni al centro del dibattito: dai costi della finanza all'attendibilità delle informazioni, dal sistema di responsabilità e assunzione di rischi-remunerazioni alle criticità del sistema bancario.

Il dibattito su tali argomenti, non potendo condurre ad una risoluzione sistemica, ha individuato alcune necessità impellenti:

  • trasparenza e regolamentazione del sistema
  • istituzioni finanziarie semplici, piccole e veloci, difficilmente condizionabili
  • partecipazione del sindacato e società ad una reale valutazione del rischio
  • autorità indipendenti   
  • diversificazione attività bancaria: commerciali; di investimento, etc

Modi alternativi di misurazione del progresso

Un ultimo aspetto sviluppato dalla conferenza è stato indirizzato alla possibilità di valutazione della crescita sotto variabili ulteriori rispetto a quelle tradizionali.

Sono infatti stati formulate considerazioni basate sul fatto che il deterioramento delle condizioni di vita non sia determinato esclusivamente da variabili del GDP (volume della produzione). Ciò  dovrebbe condurre ad un passaggio dal paradigma della misurazione della produzione a quello del benessere individuale, associando alle tendenze macroeconomiche e statistiche anche elementi soggettivi, più "prossimi" alle esigenze delle famiglie

Necessità dunque di una transizione dalle risorse economiche alla qualità della vita, misurando la sostenibilità corrispondente ai cambiamenti da un punto di vista non esclusivamente monetario.

E' una materia molto complessa che da un lato tenta di divenire maggiormente "tangibile" dall'altro rimane vincolata ad  aspetti di scientificità e riproducibilità (che rendono complessa la compatibilità con le percezioni e valutazioni soggettive) ma che merita ulteriori approfondimenti come dimostrato da studi attualmente in essere da parte della Commissione

Conclusioni

Gli argomenti sviluppati dalla conferenza, come visto, sono stati molteplici, tuttavia, ferme restando le criticità ed opportunità rilevate, emerge con chiarezza l'esigenza di una risposta comune, europea, (che non lasci spazio a pretese autoreferenziali o protezionistiche dei singoli stati), quale unica e  possibile garanzia di efficacia di qualsiasi strategia di uscita dalla crisi.

Bruxelles 9-10 Settembre

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